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Tra virtuosismo e sentimento,
Quarta entusiasma
con il "suo" Piazzolla

Fotoservizio Sessa

Libertango, forse il brano più conosciuto di Astor Piazzolla, lo abbiamo sentito cantato e suonato da artisti molto diversi tra di loro: Milva, Grace Jones (per la colonna sonora del film “Frantic” di Roman Polansky), Guy Marchand, dal fisarmonicista Galliano, persino dal grande chitarrista jazz Al di Meola. Ma la trascrizione e l’arrangiamento che  Alessandro Quarta ha regalato due volte sabato sera al pubblico dell’Auditorium Arvedi è stato qualcosa di unico, di travolgente e forse di irripetibile.

Il violinista, compositore e arrangiatore salentino e il suo quartetto hanno ammaliato il pubblico cremonese proponendo un concerto che resterà nella memoria di chi con largo anticipo è riuscito a procurarsi i biglietti di questa serata sold out già da un mese. E’ stato bravo Quarta a passare da note struggenti e malinconiche  (come per la “Milonga del Angel”) a quelle impetuose di “Fracanapa”, rivistando Piazzolla con classe ed eleganza in alcuni pezzi quasi sussurrati per poi passare alla forza e alla passionalità di altri su cui l’archetto calava come una scudisciata sul violino Guadagnini, ottimamente supportato da quattro musicisti davvero di altissimo livello (Giuseppe Magagnino al pianoforte, Franco Chirivì alla chitarra, Michele Colaci al contrabbasso e Cristian Martina alla batteria.

Sentendo Astor Piazzolla, rivisitato da Alessandro Quarta, si coglie ancora una volta l’importanza avuta da questo genio musicale che ha saputo rivoluzionare quello che in Argentina era considerato intoccabile: il tango. “Se tutto è cambiato – diceva Piazzolla – deve cambiare anche la musica di Buenos Aires”. E il “nuevo tango” che abbiamo sentito in Auditorium Arvedi è una musica che sa di futuro.

Quarta ha magnetizzato il pubblico, lo ha musicalmente sedotto e alla fine ha tributato al musicista ovazioni e applausi da pop star.

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