Cronaca
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Troppe ore di attesa al pronto soccorso per il padre: 28enne si scatena. Condannato

L’avvocato Galli

Cinque ore di attesa al pronto soccorso per un 58enne con problemi cardiaci. Troppo, per il figlio, un 28enne di origini magrebine cittadino italiano che non ci ha visto più: se l’è presa con l’infermiere addetto al triage del pronto soccorso, scagliandogli addosso la tastiera del computer e il monitor multiparametrico che si trovavano sulla scrivania nella zona accettazione pazienti. Il danno, di 150 euro, è stato risarcito, ma il giovane ha dovuto comunque affrontare un processo per il reato di danneggiamento aggravato. Oggi il giudice Francesco Sora lo ha condannato a quattro mesi, pena sospesa, con riconosciuta l’attenuante del risarcimento del danno. Il legale della difesa, l’avvocato Fabio Galli, aveva chiesto l’assoluzione per mancanza di dolo, oppure la non punibilità per la particolare tenuità del fatto. L’episodio risale al 30 luglio del 2017, quando l’imputato, che lavora e risiede a Cremona, aveva accompagnato il padre, che vive a Pontevico, all’ospedale Maggiore. L’uomo è cardiopatico e già l’anno precedente aveva fatto un accesso in ospedale per problemi di cuore. Il 28enne, che lavora come operaio, era poi tornato al lavoro e alla fine del turno era tornato al pronto soccorso dove aveva trovato in padre ancora in attesa. In realtà già all’ingresso al paziente era stato fatto un elettrocardiogramma e dopo circa due ore e mezza l’esame era stato ripetuto. Tutto con esito negativo. “Lo ha visto sofferente e si è preoccupato”, ha spiegato l’avvocato Galli, “ed è per la preoccupazione che il mio cliente ha perso le staffe”. Quando aveva visto il padre ancora in sala d’attesa, il 28enne si era rivolto all’infermiere addetto al triage del pronto soccorso, chiedendogli spiegazioni. “Sei un cretino, non sai fare il tuo lavoro, guarda che ti tiro addosso tutto”, lo aveva minacciato, e poi era passato alle vie di fatto, scagliandosi addosso la tastiera e il monitor. Qualcuno aveva chiamato i carabinieri e il giovane era stato portato in caserma per essere identificato. Il danno è stato risarcito, ma il reato, essendo aggravato, non gli ha risparmiato il processo. “Non c’era volontà di danneggiamento”, ha detto l’avvocato Galli, “ma si è trattato di un atto dettato dalla preoccupazione per la salute del padre. Nessuna volontà di dolo da parte del mio cliente”.

Sara Pizzorni

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