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Massacro via Fatebenefratelli
L'omicida condannato
a 20 anni di reclusione

L’avvocato Curatti

E’ arrivata oggi da parte del gup Elisa Mombelli la sentenza sul duplice omicidio di via Fatebenefratelli consumatosi il 24 gennaio del 2018 a Cremona. L’imputato, Wu Yongqin, cinese di 51 anni, è stato condannato a 20 anni di reclusione. L’uomo aveva ucciso a colpi di mannaia la moglie, la 46enne Chen Aizhu, e Wen Jun Ye, il bimbo di tre anni figlio di una coppia di cinesi che lo aveva lasciato alle cure della 46enne per potersi recare al lavoro. Il cinese, rinchiuso nel carcere di Pavia, è stato processato con il rito abbreviato. Lo ha difeso l’avvocato Luca Curatti. Il pm Ilaria Prette aveva chiesto l’ergastolo con l’isolamento diurno per 18 mesi. A chiedere i danni erano la mamma e il papà della piccola vittima, la figlia maggiore dell’imputato e il figlio 14enne di Wu e di Chen che era assistito dall’avvocato Alessio Romanelli su incarico dell’assessore ai servizi sociali Mauro Platè, nominato curatore speciale. Il legale rappresentava anche le altre parti civili. Per i risarcimenti, il gup ha disposto 349.200 euro a testa per i genitori del bimbo, 320.000 per il figlio dell’imputato e 270.000 euro per la sorella. L’avvocato Romanelli aveva chiesto 500.000 euro per ogni parte civile.

La pena di 20 anni era stata chiesta dallo stesso avvocato difensore in base a questi calcoli: l’avvocato Curatti è partito da 25 anni per l’omicidio della moglie. Ha chiesto che venissero considerate equivalenti le tre aggravanti contestate, e cioè i futili motivi, crudeltà e omicidio del coniuge, con l’attenuante della semi-infermità mentale, come evidenziato a suo tempo dalla perizia disposta dal gip Pierpaolo Beluzzi. Ai 25 anni ne ha aggiunti altri 5 anni per la continuazione, cioè l’omicidio del bambino, arrivando così a 30 anni, diventati 20 per lo sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato. “Si è ragionato in diritto”, ha detto il legale della difesa, perchè sull’omicidio non c’era discussione: si è trattato infatti di un crimine gravissimo, inaudito e inspiegabile, su questo non c’è certo da gioire. La discussione si è concentrata proprio intorno alla questione delle aggravanti sulle quali si è deciso il destino dell’imputato”. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni.

L’avvocato Curatti e il collega Alessio Romanelli per le parti civili

Secondo i risultati della perizia effettuata dallo psichiatra Cesare Piccinini, di Parma, incaricato dal gip di effettuare una valutazione sulle sue facoltà mentali, Wu Yongqin ha una “residua capacità di intendere e di volere”, mentre per quanto riguarda la pericolosità sociale, è pericoloso, sì, ma soprattutto per se stesso. A parere dell’esperto, il cinese ha strutturato “un vissuto persecutorio paranoide incentrato sui familiari, anche sulla base del fatto che questi si erano sottratti ad una sua funzione referente, elemento che si complicava anche per motivi economici legati alla condizione di un reddito limitato, ma che tuttavia era di fatto sottratto alla sua disponibilità anche per i suoi riferiti, pregressi, problemi di ludopatia”. L’aggressione al bambino, per Piccinini, sarebbe avvenuta “in un contesto d’impulso, proprio come estensione delle convinzioni persecutorie e paranoidi contro la moglie”. Al perito, lo stesso Wu, mentre era ancora intento a colpire la moglie, aveva riferito di aver percepito la presenza del bambino nell’altra stanza e di “essersi determinato a raggiungerlo e colpirlo in quanto figlio di amici della moglie”. Una descrizione dei fatti che secondo l’esperto “documenta il mantenimento di uno stato adeguato di coscienza (la rappresentazione dei fatti come ricordo vivo ed attivo degli stessi), la presenza di una residua capacità di intendere (la provenienza e la causa dei rumori) e la determinante paranoide delirante (il collegamento del bambino all’elaborazione psicotica del rapporto moglie-amici)”.

Il gravissimo fatto di sangue si era consumato verso le 10 tra le mura domestiche di un condominio dell’Aler al terzo piano di via Fatebenefratelli. Il 51enne, colto da un raptus di follia, si era armato di mannaia e aveva fatto un massacro. La moglie, rincorsa per tutta la casa, dalla camera da letto alla cucina, dove erano state trovate tracce di sangue dappertutto, era stata finita sul balcone, mentre il piccolo, ferito in modo gravissimo, era morto poco dopo il ricovero in ospedale. Il bimbo ha pagato per i genitori, odiati dall’omicida in quanto amici della moglie verso la quale ormai provava solo sentimenti di odio e rancore. Subito dopo il duplice omicidio, il cinese, sentito dal pm, aveva ammesso le sue responsabilità, dicendo che con la moglie c’erano continue liti, sia sulla gestione del denaro che sulla gestione del figlio. All’origine dell’ultima discussione, un problema con il passaporto. Il cinese, disoccupato, che vive con la pensione di invalidità, con problemi di ludopatia, era seguito dai servizi sociali in quanto in passato aveva tentato il suicidio gettandosi da una finestra. Gli erano state prescritte delle medicine che però l’uomo non avrebbe più preso.

Sara Pizzorni

L’imputato esce dall’aula dopo la lettura della sentenza

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