Un commento

60 anni fa a Cremona nascevano
'I Vichinghi'. Fu subito successo:
serate, night, dischi, televisione

A Cremona, sessant’anni fa. 1959 l’anno in cui nascevano i Solitari di Mina, l’anno in cui la Tigre di Cremona spiccava il balzo nazionale dopo gli esordi dell’estate precedente. Ovunque spuntavano i gruppi musicali (alcuni professionisti da tempo come gli Happy Boys, i Players o i due complessi dei maestri Carrera) con esibizioni al Cristallo nell’ex filanda tra via Cadore e via Manini, all’Odeon, ai circoli privati del Leonardo, al Giardino, al Caccia, al Filo, d’estate alla Baldesio. In questo clima nascevano, un po’ per scommessa un po’ per passione, ‘I Vichinghi’ un gruppo che per qualche anno fece furore in tutta Italia. Il debutto all’Hotel Turismo di Spiazzo Rendena: Luciano Anselmi alla chitarra, Nino Desirelli al sax tenore e al basso elettrico, Giorgio Rossini al pianoforte e alla batteria Gian Paloschi, poi diventato giornalista e scrittore.

Il successo della band cremonese fu enorme. Una sera di quella estate torrida mitigata dall’altitudine si presentò ai quattro Vichinghi l’impresario milanese Adducci. E fu il volo: settembre 1959 debutto nel locale culto del jazz, la Taverna Messicana di via san Giovanni sul Muro alternandosi con il complesso jazz di Gianni Basso-Oscar Valdambrini e Renato Sellani. Il cantante era Henry Wright, l’americano di colore che cantava ‘Abat-jour’ nel film ‘Ieri, oggi, domani’ con la Loren e Mastroianni. Poi i Vichinghi si spostarono a Roma, alla ‘Rupe Tarpea’ di via Veneto con i protagonisti della Dolce Vita a sentirli suonare: Anita Ekberg, Tognazzi, Tony Renis, Fred Buscaglione. A Capodanno del ’60 il Messaggero titolò: ‘Arriva la nouvelle vague della musica pop italiana’.

Tutti gli impresari volevano i Vichinghi di Cremona e così si esibirono al Teatro Olimpia, Le Roi e Lido Trianon a Milano. Seguirono, a Sanremo, Capo Pino, Capo Nero e Casinò, poi il famoso Muretto ad Alassio e la Capannina, l’Alga Blu a Spotorno, il  mitico ‘Night K 559’ a Varazze. E, nel frattempo, avevano inciso sei 45 giri e partecipato in tv al programma della ‘Domenica in’ del tempo che si chiamava ‘Tutti in pista’. Scritturati dal famoso ‘Crazy Horse’ de L’Aja, I Vichinghi dovettero rinunciare alla splendida opportunità: il pianista Giorgio aveva avuto un grave incidente stradale prima della partenza. E questo, purtroppo, fu il principio della fine del quartetto cremonese.

© Riproduzione riservata
Commenti
  • giorgino carnevali

    C’ERA UNA VOLTA.
    Terribilmente sul serio. Mitici, “giganteschi” gruppi musicali, senza pareti, senza limiti, senza frontiere, senza altro scopo che farci divertire. E sognare. Era la loro missione, a “pane, burro, zucchero…”.