Un commento

57 chiamate e 97 sms in 7
giorni. Processo per molestie
In aula il marito della vittima

“Mia moglie aveva paura. Lui la chiamava, le mandava messaggi, e anche le mail erano dello stesso tenore”. A parlare è Marco, sentito oggi come testimone nel processo contro Antonio, 54 anni, pugliese, accusato di molestie nei confronti di Cristina, romena residente nel cremonese, che per una settimana è stata tempestata di messaggi e di mail di posta elettronica da parte dell’imputato. I due si erano conosciuti su facebook. Antonio si era infatuato di lei, e secondo l’accusa l’aveva chiamata 57 volte al cellulare, le aveva inviato 97 sms e scritto numerose mail all’indirizzo di posta elettronica. In un’occasione, inoltre, si era presentato sotto casa sua suonandole ripetutamente al citofono.

Come faceva Antonio ad avere i dati personali di Cristina?. In quel periodo la donna stava cercando lavoro e il marito aveva inserito per lei un annuncio su internet. “Lui ha risposto”, ha spiegato oggi Marco, “e ha chiamato me in quanto i riferimenti erano i miei. Poi si è messo in contatto con mia moglie”. A Cristina, l’imputato, sposato con una romena, aveva detto di essere un imprenditore di Como e le aveva chiesto di inviargli un curriculum con tutti i suoi dati. “Abbiamo cominciato a mandarci messaggi su facebook”, aveva raccontato Cristina al giudice, “e pensavo fosse nata un’amicizia. Ci si raccontava cosa si faceva da mangiare e si parlava del più e del meno, mio marito sapeva tutto, non c’era nulla di male”.

Antonio, però, si era infatuato e aveva cominciato ad inviarle messaggi di natura più intima: “Ciao, Cristina, posso invitarti a mangiare una pizza? Così mi lasci guardare i tuoi occhioni blu…mi manchi tanto…non riesco a dimenticarti…sei sempre nei miei pensieri, dimmi di sì senza litigare…vogliamoci bene, come amici no”. “Quando chiamava”, ha confermato oggi Marco, “mia moglie faceva rispondere me e lui riattaccava. Telefonava anche alla sera alle 21,30/22 e le diceva che voleva vederla, che lei gli mancava”.

Una sera, Cristina se l’era trovato davanti a casa sua. “Non l’avevo mai visto”, aveva detto la donna, “ma l’ho riconosciuto dalla foto su facebook. Era attaccato al citofono, e io ero in casa da sola con mia figlia. “Quella sera mia moglie mi ha chiamato”, ha confermato Marco. “Io lavoro fuori città e così le ho detto di chiamare un nostro conoscente”. Quest’ultimo l’aveva raggiunta e una volta arrivato aveva trovato un uomo davanti al cancello di casa. “Gli ho detto di lasciarla stare”, ha confermato oggi l’amico, “e poi sono entrato in casa. Cristina era spaventata”.

“Visto che non gli aprivo”, aveva raccontato in aula la vittima, “quell’uomo ha iniziato ad insultarmi. Mi ha dato della vacca e della stronza. Poi se n’è andato. Ogni giorno e anche la notte mi mandava tantissimi messaggi e email, ma io non rispondevo”. “Abbiamo aspettato tanto tempo per vederci”, le aveva scritto lui in posta elettronica, “poi finalmente ci vediamo e tu rovini tutto. E’ assurdo, non è giusto…io ti desidero, sei una bambola da sogno. I miei colleghi mi dicono di dimenticarti, io ci provo, ma non riesco”. E ancora: “Ciao Cristina, passavo di là e non ce l’ho fatta a resistere. Volevo vederti, rubarti ancora un bacio, una carezza. Lo sai, mi hai fatto battere forte il cuore. Quando ti ho suonato mi batteva forte il cuore, speravo che mi aprissi, invece no, che tristezza”.

Una settimana dopo che lui si era presentato a casa sua, Cristina, accompagnata dal marito, era andata dai carabinieri a sporgere denuncia. “Ha inviato messaggi anche quando eravamo in caserma”, ha ricordato il marito. Dopo la querela, Antonio non si era più fatto sentire.

La sentenza sarà emessa il prossimo 11 settembre. L’imputato è difeso dall’avvocato Francesco Cogrossi.

Sara Pizzorni 

© Riproduzione riservata
Correlati
Commenti
  • Elio

    Non fanno nulla agli stupratori,a questo i saggi giudici gli offriranno ostriche e champagne