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Politiche per la famiglia
e di conciliazione: la necessità
di rimetterle al centro

Lettera scritta da Maria Vittoria Ceraso e Scilla Pagni - Viva Cremona

Gentilissimi,
in questa campagna elettorale il tema della famiglia sembra stare a cuore a tutti gli schieramenti politici. Per valutare però la credibilità delle proposte vorrei citare quanto avvenuto nel Consiglio Comunale del 9 dicembre 2014 quando nella stessa seduta sono stati discussi alcuni ordini del giorno: quello presentato dalla sottoscritta sul tema delle “Politiche famigliari”, approvato all’unanimità,  e quelli presentati dalla maggioranza sul tema “Trascrizione matrimoni omosessuali” e “Istituzione registro unioni civili” approvati con i soli voti della maggioranza.

Il mio ordine del giorno proponeva l’elaborazione di un Piano Integrato delle Politiche Familiari  sul modello di quello realizzato dal Comune di Castelnuovo del Garda, riconosciuto anche a livello nazionale come esempio di una politica amministrativa che ha saputo porre in concreto al centro i bisogni della persona e della famiglia, dando piena attuazione ai principi costituzionali contenuti negli artt. 29,30,31, la realizzazione di una Consulta Comunale della Famiglia che riunisse insieme associazioni familiari, di volontariato e Consultori per promuovere una collaborazione con l’Amministrazione comunale sui temi delle politiche familiari e l’adozione del Fattore Famiglia.

Pur votando a favore del mio ordine del giorno nessuna Commissione Consiliare è mai stata convocata per affrontare nello specifico le mie proposte, che di fatto non sono state realizzate, mentre diverse sono state le Commissioni convocate per affrontare i  temi delle Unioni Civili e della Trascrizione dei matrimoni omosessuali, in assenza tra l’altro di una competenza specifica comunale in quanto a legiferare in materia poteva essere solo il Parlamento, come di fatto poi è avvenuto rendendo inutile ogni bozza di proposta elaborata dalle citate Commissioni comunali.

Ma a detta dell’Amministrazione Galimberti la discussione sui suddetti temi era fondamentale in quanto corrispondeva ad un bisogno della nostra città che oggi possiamo quantificare in base ai dati dell’annuario statistico 2018 che ci dicono che da quando è stato istituito il Registro ci sono state 5 Unioni Civili nel 2016  e 7 nel 2017.

Ecco perché noi oggi di Viva Cremona rilanciamo con forza la necessità di rimettere al centro la famiglia in quanto soggetto sociale, portatore di interessi non particolari ma generali, che necessita di politiche di ampio respiro, mirate e coordinate che vanno dal welfare alle politiche del lavoro, dalla tutela della vita e della maternità a misure di adeguatezza tariffaria. In questo senso la nostra priorità sarà passare dalla teoria ai fatti attraverso l’introduzione del Fattore Famiglia, uno strumento di calcolo che punta ad individuare la reale condizione di bisogno di ogni famiglia, tenendo conto anche di quei fattori che l’Isee nazionale non considera.

Si tratta di un intervento strutturale che garantirà maggior equità e soprattutto l’accesso ai servizi comunali in base alle capacità economiche di ogni nucleo attraverso la definizione di “scale di equivalenza”, un  Isee ‘personalizzato’ che terrà conto anche dell’età e del numero dei figli, della presenza di persone con disabilità e di particolari situazioni abitative e lavorative. Non succederà più che per un euro di differenza si passi da uno scaglione all’altro dell’Isee, ma la contribuzione sarà graduale.

Questa proposta non è fantascienza ma è appena stata introdotta dal Comune di Verona che l’applicherà per la prima volta per l’accesso ai Centri Estivi 2019 https://www.veronasera.it/attualita/fattore-famiglia-isee-cer-15-aprile-2019.html.

La difficoltà di conciliazione della cura della famiglia con i tempi del lavoro rappresenta ancora il principale motivo di discriminazione e malessere soprattutto sul luogo di lavoro. Gli strumenti per migliorare la situazione cominciano a vedersi, ma occorre più coraggio nel metterli in campo. Il tema  è complesso, e coinvolge più livelli e tavoli: le politiche del lavoro, le politiche sociali,  e di pari opportunità – e più attori – pubblico, privato, terzo settore – abituati a dialogare e creare sinergie, ma che sempre più spesso hanno bisogno della sensibilità femminile di chi questa conciliazione e sinergia la cerca tutti i giorni.  Se natalità fa rima con lavoro, con occupazione femminile, con servizi per l’infanzia, la questione sostegno alle famiglie, ma soprattutto alla donna lavoratrice deve far rima con centralità politica del tema nell’azione di un’Amministrazione.

La sfida dunque per noi donne è di affrontare la “questione conciliazione”, e questa sfida sarà la mia, cercando un approccio che recuperando alcune esperienze in essere, possa guardare a nuove strategie, promuovendo localmente il dialogo inclusivo di idee ed esperienze, in grado di agire sulle molteplici dimensioni del problema che possano essere da stimolo e guida a politiche di  welfare aperte, che coinvolgano privato, pubblico/privato, profit e non profit, affiancando ma non sostituendo il welfare “tradizionale”.Nel  nostro Programma elettorale l’attenzione sarà proprio il passaggio da un sistema centrato sull’offerta ad uno focalizzato sull’analisi del bisogno, potenziando un modello di welfare costruito sulla risposta integrata ai bisogni sia nella fascia 0-6 anni, sia per i giovani.

Vogliamo un’offerta formativa solida verificando che i servizi attuali rispondano in toto alle esigenze delle famiglie in termini di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro in sinergia con le Università locali per  cogliere i mutamenti dei bisogni della famiglia e quali nuovi servizi attivare o convenzionare. E’ necessario inoltre puntare non soltanto su politiche di conciliazione, che a volte significano che siamo sempre noi donne a dover far tutto, ma di condivisione, ad esempio promuovendo una maggior conoscenza e quindi utilizzo dei concedi parentali per i papà, ancora troppo poco usati e premiando le aziende che ne agevolano l’utilizzo valorizzando le buone prassi messe in atto dalle stesse.

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