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Il magico organo 'Cremona'
che nel Far West accompagnò
l'epopea del cinema muto

di Marco Bragazzi

“Ascolta c’è il Cremona che suona!”. Virginia City è una piccola realtà di poco meno di 200 abitanti nello stato del Montana, qualche casa, un paio di negozi e una strada principale, la Wallace Street, che la attraversa rompendo la monotonia rurale o montana della statale 287, statale che poi prosegue fino quasi al limite del parco di Yellowstone. Virginia City ha una storia da raccontare tra le varie vissute nei suoi circa 150 anni di esistenza, questa storia parte proprio all’incrocio tra la Wallace e l’inizio di Main Street, zona da cui si sviluppano una dozzina di strade laterali ordinate in maniera semplice e rigorosa. A quell’incrocio un visitatore noterebbe una sorta di saloon da film western, con le tradizionali forme divise tra legno e mattoni e il tronco d’albero sulla strada per legare i cavalli, caratteristiche di chi costruiva abitazioni semplici e funzionali perché nel 1800 stava colonizzando la zona meno conosciuta degli Stati Uniti. La Virginia City Opera House non è un saloon, è un teatro che fu tra i primi edifici costruiti in città. La storia di quel teatro passa da film muti, città fantasma, kolossal hollywoodiani e tanta musica, storia che può essere raccontata dall’organo che da circa cento anni vi risiede, il “Cremona Theatre Orchestra modello M-3” modello, almeno parrebbe, oggi unico al mondo a trovarsi in un teatro. L’organo rappresenta la punta di diamante della storia locale, storia che nasce con i Virginia City Players, ovvero un gruppo di cittadini che, fin dalla fondazione della città nel 1863, decise di impegnarsi per mantenere la tradizione teatrale e musicale a Virginia City.

Con l’inizio del 1900 l’Opera House comincia a trasmettere le pellicole della nuova forma di intrattenimento, il cinema muto, ma il piacere di vedere solamente immagini sembrava cozzare con la bellezza della musica e così a Virginia City arrivò un’orchestra intera gestita da un solo uomo, il Cremona Theatre. Grazie a quell’organo e al suo suonatore le pellicole mute proposte a Virginia City prendevano vita dando origine ad uno spettacolo non solo per gli occhi ma anche per le orecchie dove, tra i colori in bianco e nero dei film, si sentiva il Cremona Theatre Orchestra che accompagnava le peripezie di Charlie Chaplin o Buster Keaton. I Virginia City Players osservavano e studiavano il talento dei grandi attori su celluloide, scrivevano sceneggiature, creavano situazioni, raccontavano storie che poi proponevano sul palco della loro Opera House accompagnati dall’organo Cremona in grado di sostituirsi ad una intera orchestra, integrando una commedia con parti da musical. La “Belle Epoque” di questa città si ferma con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale quando, complice la chiamata alle armi per molti cittadini, la città verrà dichiarata “città fantasma” in quanto praticamente disabitata.

Nonostante la popolazione praticamente inesistente ogni tanto qualche abitante della contea andava a “mettere in ordine” la Opera House e il suo Cremona, proprio perché parte della storia del luogo passa proprio da quell’organo. Il ripopolamento post bellico porta Hollywood in città, camminando a Virginia City o nella Opera House nel 1976 potevi imbatterti in Marlon Brando o in Jack Nicholson impegnati a registrare il western “Missouri”, film girato in buona parte nella piccola città del Montana così isolata da far lavorare al meglio la troupe delle riprese. L’organo è lungo quasi quattro metri e veniva prodotto dalla Marquette Piano & Co. di Chicago, azienda che aveva legato e tributato la sua storia in materia di pianoforti ed organi alla città del Torrazzo, creando una intera linea con il nome Cremona.

“L’orchestra Cremona” di Virginia City sta tutta nella capacità del maestro che, tra tastiere e pulsanti, può gestire decine di suoni ma anche luci. Oggi i Virginia City Players, sempre più che mai attivi, sono la più antica compagnia teatrale del Nordovest degli Stati, sul piccolo palco dell’Opera House sono passati però grandi attori e diverse produzioni della compagnia si susseguono ogni anno. Se l’Opera House e il Cremona Theatre sono diventati un punto fermo di tutto il Montana lo devono a quel gruppo di persone che hanno capito, forti di chi sa valorizzare e mantenere vive le tradizioni, l’importanza di dare valore alla propria storia e alla bellezza dell’arte che circonda ogni luogo, valore non sempre compreso e seguito in altre località spesso ben più dotate di storia e cultura.

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