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Entusiasmano Gino Paoli e
Danilo Rea, tra jazz, poesia
e grande musica italiana

Foto Sessa

“Invecchia insieme con me: il meglio deve ancora arrivare” dice Laurence Olivier a Katharine Hepburn nel film “Amore fra le rovine”. E questa deve essere stata la sensazione che tanti hanno avuto ieri sera all’Auditorium Arvedi del Museo del Violino, al concerto di Gino Paoli e Danilo Rea. La musica e la poesia della nuova produzione dei due (storia di vite e di amori con cadute e risalite scanditi dalle stagioni di un anno) si è fusa con i capolavori di sessant’anni di musica e poesia di Paoli, a dimostrazione che la vena artistica del cantautore genovese alimenta ancora pezzi che danno i brividi. Ovviamente gli applausi più convinti sono arrivati con le canzoni più conosciute di Gino Paoli da “Sapore di sale” a “Che cosa c’è”, da “Senza fine” a “La gatta”. Commovente l’interpretazione di Paoli dell'”Albergo a ore”, versione italiana di “Les amants d’un jour” portata al successo in Francia nel 1956 da Edith Piaf , tradotta da un altro grande poeta della canzone italiana Herbert Pagani purtroppo morto a soli 44 anni per una leucemia fulminante. L’hanno cantata in tanti, dallo stesso Pagani a Ornella Vanoni, da Milva a Marcella e altri. Ma l’interpretazione di Paoli è stata strepitosa, anche con quel prologo che racconta come la poesia non conosca confini e possa trovare casa anche nelle periferie più buie. Paoli ha anche interpretato a suo modo, con Danilo Rea che ha incantato tirando fuori dal magnifico pianoforte Fazioli dell’Auditorium suoni che sembravano carezze, anche “Il nostro concerto” scritta dal suo amico Umberto Bindi nel 1961. Ha lasciato tutti a bocca aperta anche l’accompagnamento del grande pianista alla voce di Paoli per “Il cielo in una stanza”. Lo stesso stupore che avevamo avuto nel 1971 quando Paoli e Boneschi avevano interpretato la stessa canzone con l’accompagnamento di un grande organo da chiesa per lp “Rileggendo vecchie lettere d’amore”.
Manca ancora un appuntamento, venerdì prossimo, per una grande quinta edizione di Cremona Jazz. Questa volta toccherà al quartetto di “all star” Linx Faraò Eastwood Baker. Quattro grandi artisti per un concerto che propone un programma eclettico, che spazia fra diversi generi, dal jazz alla musica brasiliana fino alla musica pop.

Fotografie di Francesco Sessa

 

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