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Conclusa a Venezia la crociera
sul Po nel nome di Monteverdi,
Mozart del suo tempo

Si è conclusa sabato sera la crociera sull’asse Cremona-Mantova-Venezia nel nome di Claudio Monteverdi. Un’esperienza unica tra immagini, suoni, sapori. La quinta crociera sul fiume, nata da una geniale intuizione del Teatro Ponchielli per Expo, si è confermata uno straordinario biglietto da visita per ciò che Cremona vuole offrire al mondo. In città è infatti nato “il Mozart del suo tempo”, quel Claudio Monteverdi che lasciò la sua impronta in tutta la musica a lui contemporanea. Un genio che Cremona celebra con un Festival diventato ormai il punto di riferimento del barocco internazionale, con concerti che animano cortili, palazzi e chiese. Monteverdi, senza mai rinnegare il passato, per primo con le sue opere a Mantova e a Venezia, portò avanti la fusione, tra la parola e la musica nella sua vastissima produzione: nove libri di madrigali, opere, composizioni profane, canzonette e anche arie di musiche sacre. Insomma insieme ai grandi liutai cremonesi (Stradivari, Amati e Guarneri) è ambasciatore di Cremona nel mondo. Oltre alla musica, lo è il grande fiume che abbiamo solcato tra Cremona e Boretto con l’ammiraglia del Po la motonave Stradivari. E’ l’occasione per ripensare ai rapporti tra Cremona e Venezia anche attraverso il fiume. Innanzitutto ai rapporti commerciali del passato: Cremona aveva la concessione del commercio del sale sul fiume per poi rivenderlo all’alta Lombardia. Le gabelle comunali sul sale hanno fatto ricca Cremona. Lungo il Po arrivavano sotto il Torrazzo i burchi veneziani carichi di sale distinto per qualità (e prezzo): quello chioggiano, quello sardo, quello di Cipro o di Ibiza. E da Cremona nel Quattrocento partivano altri carichi sul fiume, specialmente quel fustagno di cui la nostra città era capitale in Europa, forse seconda solo ad Anversa. Nella metà del XV secolo ben 13mila famiglie cremonesi erano addette alla tessitura e ben 4mila erano i telai destinati alla manifattura dei fustagni. Si calcola che sul Po viaggiavano da Cremona a Venezia almeno 40mila pezze di fustagno l’anno con un corrispettivo di almeno 200mila ducati imperiali. I rapporti tra Cremona e Venezia erano così stretti sia commercialmente che culturalmente. Persino la ricetta delle frittelle, di cui i veneziani con orgoglio vantano il primato mondiale, arrivava da Cremona dove Giambonino l’aveva appresa da un ricettario arabo e probabilmente fatta preparare dai cuochi cremonesi.
Dal Po i viaggiatori della crociera si sono spostati a Sacchetta di Sustinente prima di risalire il Mincio con la Andes (mozzafiato la bellezza dello slargo naturalistico con cigni, aironi cinerini e cicogne e la copertura di ninfee alle porte di Mantova) e approdare sul lago di mezzo quasi sotto il castello di San Giorgio. Concerto allo splendido teatro del Bibiena con l’Ensemble Felice dell’Abaco con gli Estri Armonici di Antonio Vivaldi.

Il giorno dopo la partenza in pullman per Fusina, nella laguna veneta, con la navigazione fino all’Isola del San Giorgio e la bellezza mozzafiato dell’arrivo. Poi il pranzo a bordo a base di pesce prima dell’approdo all’isola di San Servolo, un tempo manicomio e oggi restituito alla città. Intatta l’antica spezieria con vasi in ceramica dipinta per i medicamenti del tempo. Anche il padre di Monteverdi, Baldassare, aveva una spezieria a Cremona oltre a esercitare l’attività di cerusico, medico dell’epoca: una doppia attività ben remunerata che gli permise di avere a Cremona due abitazioni di prestigio, la prima nell’attuale via Pallavicino (dove spesso faceva ritorno il divin Claudio sia da Mantova che da Venezia), l’altra in via Robolotti.
Anche qui a San Servolo non poteva non esserci un concerto con canti e musiche sacre e profane del medioevo magnificamente eseguiti dall’Ensemble Micrologus. Poi la visita alle bellezze uniche al mondo di Venezia con i calli, i campielli, i canali tra migliaia di turisti prima di far ritorno a Cremona.

Hands, artista Lorenzo Quinn

Ensemble Micrologus

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