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Il Coro Costanzo Porta
domenica al Centro Barbieri
con i cantori del CDI

Domenica 9 giugno dalle 10.30 il giardino di Casa Barbieri-Raspagliesi (Via 11 Febbraio, 60) sarà teatro della festa che conclude il corso di musicoterapia tenuto dal coro Costanzo Porta tra gli utenti del centro diurno integrato Barbieri. “Viva, Viva la Musica – far storia cantando” è il titolo della giornata, che vuole essere anche un’ulteriore occasione di apertura alla città – dopo l’inaugurazione del 22 maggio – dello spazio verde racchiuso tra gli edifici di via 11 Febbraio e via Bonomelli. Protagonisti saranno i cantori di ‘La musica della vita’ e il coro Costanzo Porta diretti dal maestro Antonio Greco.
La festa sarà anche l’occasione per scoprire il nuovo collegamento tra Casa Barbieri Raspagliesi e il Civico81, aperto dallo scorso maggio grazie alla collaborazione tra Fondazione Città di Cremona, Azienda speciale comunale Cremona Solidale, consorzio Solco Cremona e Fondazione Moreni.

Il corso di musicoterapia tenuto da Cristina Greco ha visto protagonisti per il terzo anno consecutivo gli utenti del CDI Barbieri organizzato da Cremona Solidale presso Casa Barbieri e affidato operativamente alla cooperativa Società Dolce. Tra le attività coordinate dall’educatrice Monica Rebecchi, la musicoterapia è ormai un must. Un’attività sostenuta da Fondazione Città di Cremona (anche proprietaria dell’immobile) che consente alle persone di beneficiare dei tanti effetti positivi dello stare in gruppo, che diverte ma allo stesso tempo impegna la mente e il fisico. Come spiega Cristina Greco, “ne beneficia la memoria: ricordare una melodia non usuale è un grosso sforzo. Cantare in un coro fa sì che si viva in un clima di socialità, ben diverso da altre attività quali il gioco a carte. E’ un attività in cui serve unità d’intenti, occorre rispettare le indicazioni di un unico direttore, quindi non si può fare quello che si vuole e bisogna essere molto concentrati”. Come prevedibile, c’è sempre “qualcuno che sgrida il compagno perchè magari entra prima, quindi è necessario che ciascuno si impegni a rapportarsi con il resto del gruppo con rispetto”. Insomma, “é una forma di aggregazione incredibile. Cantare significa sempre esprimere una parte di anima di solito nascosta. ‘Io non ho più voce’ mi dicono a volte gli anziani, ricordando i tempi in cui avevano 20 anni. Ma poi ce la fanno sempre perchè nel coro c’è qualcosa di magico. E anche chi non era così avvezzo a partecipare si è perfettamente integrato”.

Quello che si sta concludendo è stato un anno particolare per gli utenti del CDI, con diversi avvicendamenti dovuti all’età, nel corso dei mesi, da ottobre a maggio, nei quali ogni venerdì si sono svolti gli incontri. “Quest’anno il programma è stato più impegnativo, abbiamo voluto variare rispetto al repertorio basato soprattutto su canti popolari degli anni scorsi. E’ un programma che esplora la storia della musica, con brani che vanno dal tardo Medioevo fino ai giorni nostri. Abbiamo unito alla parte cantata, una forte componente culturale. Ci sono anche autori conosciuti, come Mozart, accanto a melodie di antica ascendenza di cui oggi si sono dimenticate le origini, come ‘fra Martino Campanaro’, di origine francese, oppure la celebre ‘Oh Susanna’, brano inglese, di cui proponiamo la versione ottocentesca americana. Ci sarà ‘Geordie’, ballata inglese che tutti conoscono, in genere sono tutti brani godibili”.
Il coro Costanzo Porta diretto da Antonio Greco accompagnerà tutti i brani, e solo per alcuni più complessi si esibirà da solo, tre sugli undici brani in scaletta.
“Chi ha frequentato il corso – conclude Cristina Greco – lo ha fatto con molto piacere, anzi la maggiore complessità del repertorio di quest’anno è stato per loro un punto di forza, una carica di energia in più.
Per loro quello di domenica sarà un vero e proprio concerto, vissuto con intensità, timore, a livello professionale. E sono stati molto bravi: non è cosa da tutti cantare brani del ‘400. Quando parlavo di questi autori ho notato in loro una grande curiosità, mi chiedevano chi fossero, li sorprendeva l’idea che fossero vissuti 5 secoli fa. Per me è stata una bellissima esperienza di lavoro”.

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