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Gli occhi della Cia su
Cremona, 'città chiave'
nelle elezioni del 1958

di Marco Bragazzi

“Don’t vote for those who vote for him!” ovvero: “Non votate per quelli che votano per lui!” è scritto su un report della CIA del 1956.
Siamo nel 1958, alla vigilia delle elezioni politiche parlamentari italiane e il messaggio, di facile interpretazione, era presente, con tanto di figura raffigurante Iosif Stalin, su uno dei tanti manifesti elettorali della Democrazia Cristiana fin dalle precedenti elezioni del 1953. Quelle del 1958 erano elezioni che avrebbero determinato il rafforzamento della DC nei confronti di un Partito Comunista stabile ma con i partiti di destra in ribasso anche a causa della scelta di correre con liste separate. Con quel report datato maggio 1956 oltreoceano si cercava di capire come le future elezioni potevano rappresentare un punto di svolta nella storia economica italiana. Secondo gli analisti americani, il piano Marshall per la ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale aveva dato fondi e garanzie per uno sviluppo sul territorio, il “boom economico” italiano cominciava a camminare “a passo svelto” e per gli statunitensi diventavano fondamentali le scelte di politica economica che il futuro Governo avrebbe potuto attuare. L’applicazione a livello nazionale del “Piano Vanoni” studiato dall’omonimo ministro nel 1954 per il risanamento dello Stato e per garantire la piena occupazione non era ancora stato sviluppato fino in fondo, fatto che, potenzialmente, portava lo sviluppo territoriale a “macchia di leopardo” con aree molto più recettive agli investimenti e altre meno propense alla crescita economica.

Gli analisti americani stilarono una lista di comuni “chiave” nell’ottica delle elezioni, in questa lista compariva anche la città di Cremona, dotata in realtà di un numero medio basso di elettori rispetto ad altre aree nazionali ma con quella che veniva definita oltreoceano “una diversa collocazione”. Cremona è vista come città tradizionalmente legata alla Democrazia Cristiana fin dal dopoguerra ma, sempre secondo il report, l’estrazione economica ottimale la colloca come potenziale città verso la destra nazionale però, sul fiume Po, il Partito Comunista sembra conquistare consensi. Agli occhi di un cremonese potrebbe sembrare kafkiano come ragionamento ma in realtà, negli Stati Uniti, era perfettamente lineare come “barometro” politico, in quanto rendeva ogni proiezione di voto completamente nulla, in una sorta di conferma di come, alla fine, dalle urne ci si può aspettare qualsiasi cosa. Il piano nazionale di sviluppo agricolo e, di conseguenza, quello di armonizzazione dell’industria e del commercio facevano ipotizzare gli statunitensi che, per mantenere fede alle necessità del paese, i comuni chiave avrebbero comunque “forzato” sulle alleanze per trovare accordi con altri partiti e applicare al meglio le linee guide del decennale “Piano Vanoni”, strumento che non era mai stato varato in legge ma che rappresentava un punto di svolta nella crescita italiana.

Secondo il report la stabilità politica nazionale poteva essere vista come il passaggio fondamentale per garantire a livello locale un certo crescente sviluppo, i comuni chiave avevano peculiarità economiche diverse ma, a prescindere dal risultato delle urne, a Langley pensavano che gli accordi tra vari partiti anche nelle realtà più piccole, fossero parte della soluzione per la crescita della nazione.

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