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Prima giornata del Paf: tra
via Palestro e porta Mosa
i libri sono i protagonisti

Foto Sessa

Neri Marcoré con la sua lettura de “Il Budda delle periferie” e Alessandro Robecchi col nuovo romanzo “I tempi nuovi” sono stati i due nomi forti nel primo giorno del Paf, festival che ha fatto della contaminazione tra linguaggi artistici la sua cifra, giunto alla quarta edizione. Il pomeriggio era cominciato in via Palestro, nel cortile di casa Sperlari con la presentazione della rivista The FLR-Fake e del romanzo Sillabario dell’amor crudele di Francesco Permunian (ed Chiarelettere), ed era continuato con l’incontro con gli autori Francesco Barilli e Sakka  al Centro Fumetto; quindi con Massimo Coppola e il “Un piccolo buio”.

Pubblico attento e numeroso nel cortile di palazzo Affaitati, alle 18, per Neri Marcoré, presentato da Andrea Cisi. Quest’anno il camaleontico attore (comico, drammatico, imitatore) è riuscito ad incastrare nella sua agenda Cremona, città a cui è legato da diverse amicizie, e l’occasione è stata  il reading delle prime pagine de “Il Budda delle periferie” acclamato romanzo dell’anglo pakistano Hanif Kureishi che lo ha rivelato nel 2003. Lo stesso autore era in prima fila: domani nella seconda giornata del festival, alle 19, converserà con Paolo di Paolo in cortile Federico II a proposito dell’ultimo romanzo “Volevamo la luna”.

In serata le luci si sono accese sul palcoscenico dei bastioni di Porta Mosa, con la conversazione di Marco Ghizzoni con Alessandro Robecchi, giornalista e scrittore, tornato a cimentarsi nel noir ne “I tempi nuovi” (ed Sellerio) dove si ritrovano i personaggi dei precedenti romanzi e soprattutto una Milano specchio dei tempi, tempi senza scrupoli dove tutto scorre tra fiumi di denaro e tv spazzatura. Incalzato da Marco Ghizzoni, Robecchi ha parlato dei suoi personaggi, svelando qualche segreto di un linguaggio che sta fermamente ancorato alla realtà e che muta col variare delle posizioni sociali. Come i grandi scrittori di gialli del passato, da Dostoevskij a Gadda, anche qui la morte iniziale di un personaggio e poi lo svolgersi dell’intrigo sono un pretesto per parlare dell’umanità più profonda e dei tormenti dell’anima. Parlando di satira (Robecchi è tra gli autori di Maurizio Crozza, è stato caporedattore di ‘Cuore’ e autore radiofonico di varie trasmissioni satiriche come Piovono Pietre su Radio Popolare) l’ha definita “una lente di ingrandimento sul reale, serve per vedere cose di cui magari non ci si accorge nemmeno più”. E a proposito del Paf: “E’ un bellissimo festival, soprattutto di questi tempi, tenetevelo stretto”.

A concludere la serata, la musica dei Chandra  e di Edda e l’osservazione degli astri con i cannocchiali del Gruppo Astrofili cremonesi. g.b.

Fotoservizio Sessa

 

Il pubblico a Porta Mosa

Marco Ghizzoni e Alessandro Robecchi

 

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