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Anche due cremasche sotto
misura cautelare nell'indagine
lodigiana Fake Onlus

Ci sono anche una 54enne di origine castelleonese e una 46enne residente a Chieve tra le 11 persone sottoposte a misure cautelari di varia entità (una in carcere, altre ai domiciliari, altre con obbligo di dimora)  nell’ambito dell’indagine Fake Onlus, coordinata dalla procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ed eseguite questa mattina dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Lodi. Al centro dell’indagine, una truffa che sfruttava gli introiti derivanti dalle convenzioni con la Prefettura di Lodi per l’accoglienza ai migranti: i soldi venivano girati su conti correnti personali e non utilizzati per le finalità previste nelle convenzioni stesse. Le cooperative erano consorziate nella onlus  ‘Area Solidale’, di cui fanno parte anche gli “Amici di Madre Teresa Giuliani”, i “Volontari senza frontiere” e “Milano solidale”.

Katia Pinto è stata tra gennaio e marzo 2018 rappresentante legale di ‘Milano Solidale’, e in precedenza consigliere di Volontari senza Frontiere. Avrebbe rappresentato, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, “il trait d’union” tra le due onlus con “il compito di interfacciarsi formalmente con organi e funzionari prefettizi, determinare la documentazione fittizia necessaria per assicurarsi il profitto”.

Elena Dilda avrebbe avuto un ruolo in quanto “partecipe, consigliere e vice presidente del Consiglio di amministrazione dal 15 settembre 2014 al 22 febbraio 2016 e rappresentante legale del Consiglio di Amministrazione, dal 22 febbraio 2016 al 12 luglio 2016 del Consorzio Area Solidale nonché vice presidente del consiglio di amministrazione dal 7 febbraio 2018 della “Amici di madre Teresa Giuliani” nonchè prestanome di Giaconi Daniela e percettrice di denaro dai conti delle onlus”. Giaconi appare come la figura centrale dell’inchiesta: non potendo partecipare direttamente alle gare della Prefettura in quanto gravata da precedenti, si era fatta via via sostituire da prestanome.

Nessuna delle case di accoglienza migranti gestite dalle quattro associazioni risulta essere in provincia di Cremona. Le cooperative erano convenzionate con la prefettura di Lodi nei bandi che annualmente vengono emessi per accogliere i migranti smistati in tutta Italia. L’accusa rivolta ai responsabili delle onlus è di aver utilizzato il denaro destinato alle attività previste in convenzione, per scopi diversi e con legami anche con soggetti legati alla ‘ndrangheta. Negli anni monitorati, che vanno dal 2014 sino ad oggi le onlus e le Cooperative sociali indagate hanno beneficiato, complessivamente, di somme pubbliche per oltre 7 milioni di euro ma la gestione economico-finanziaria ha permesso di far luce su un articolato e complesso sistema distrattivo di fondi pubblici.

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