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Jethro Tull in piazza del
Comune, magia che
unisce generazioni

Quando entra in scena, dopo il resto della band (chitarra, batteria, basso e tastiere), Ian Anderson sta già suonando il flauto. Il primo di una lunga serie di assoli. Cosí ha inizio il concerto dei Jethro Tull. E piazza del Comune, bellissima di notte, è ancora una volta la cornice perfetta del secondo evento inserito nel programma del festival Acquedotte. I brani più recenti lasciano via via spazio ai classici: sulla “Bouree” Anderson folleggia con una gamba alzata, l’immagine ormai iconica del frontman e polistrumentista 71enne. E poi “Sweet Dream”, altro pezzo storico, siamo nel ‘69. Proprio 50 anni fa nasceva la band e il tour che fa tappa a Cremona ne celebra l’anniversario. Non spiccica una parola in italiano Anderson, ma alla gente probabilmente interessa di più la carica e l’energia che le sonorità della formazione inglese sanno regalare. Apprezzate da un pubblico, ieri seduto a riempire tutto lo spazio disponile fra le tre meraviglie – Duomo, Torrazzo e palazzo comunale – di tutte le età. Non solo dagli ‘anta’ in su, perché ad applaudire il quintetto c’erano anche tanti trentenni, che all’epoca del progressive rock nemmeno eran nati. Ma che hanno ascoltato i cd di papà, come ci racconta Dario, qui col babbo. Dopo una breve pausa, a spezzare in due la performance, si riparte con un altro grande classico, “Too old to rock ‘n’ roll, too young to die”. Un ritornello che la piazza canta assieme ai Jethro Tull. Non sta fermo un attimo Anderson: saltella, va avanti e indietro, entra ed esce dalla ribalta lasciando la scena agli assoli di chitarra e batteria. Ma tutti attendono “Locomotive breath”, che arriva. E il finale è da brividi.
Simone Bacchetta

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