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Un cittadino cremonese
rivoluzionario nella chimica
e anarchico nella vita

di Marco Bragazzi

Ettore Molinari nasce a Cremona nel il 14 luglio 1867, anno di grandi fermenti di tipo politico in tutto il paese e con una data che, neanche cento anni prima, cambiò la storia del mondo. La sua estrazione familiare è quella di di ricchi proprietari terrieri, in famiglia sono ben tredici i figli ma, oltre ai terreni, hanno a disposizione un mulino in provincia Brescia fatto che, nell’anno in cui il chimico Alfred Nobel inventava la dinamite, li rendeva di certo abbienti. Ettore è un ragazzo sveglio che si interessa fin da bambino al mondo agricolo ma è anche tutt’altro che tranquillo, accetta suo malgrado l’indirizzo tecnico degli studi voluto dalla famiglia, viene bocciato alla scuola tecnica di Cremona e, a 14 anni, si mette a lavorare nel mulino di famiglia.

Gli studi però devono proseguire e così il futuro pilastro della chimica italiana viene spedito l’anno successivo alla scuola di viticoltura ed enologia di Conegliano Veneto. In quella scuola impara la chimica di base ma anche la passione per la politica e, prima del diploma, viene espulso per la sua propaganda rivoluzionaria, espulsione che, nella vita di Molinari, diventerà quasi una costante. Il cremonese vuole studiare e capire in profondità la chimica, vera ispiratrice del suo pensiero non solo politico e così, in maniera quasi incredibile, in poco più di quattro mesi studia ed impara il tedesco talmente bene da superare l’esame d’ammissione al prestigioso Politecnico di Zurigo, dove otterrà il diploma in chimica e la successiva laurea con lode alla altrettanto prestigiosa Università di Basilea.

Siamo alla fine del XIX secolo, Ettore Molinari, talento nello studio della chimica, si dedica di più alla politica riallacciando i legami con la “sua” Cremona e con Arcangelo Ghisleri e Leonida Bissolati ma il suo animo, storicamente irrequieto, lo chiama a frequentare gli ambiti anarchici europei. Nel 1889, a soli 22 anni, è in Francia per aderire ai movimenti anarchici ma la sua esperienza dura poco in quanto viene espulso dal paese transalpino per motivi politici l’anno successivo. Il tempo di attraversare la Manica e Molinari comincia a mettere a frutto i suoi studi in una azienda vinicola in Inghilterra seguito da sua moglie, Elena Delgrossi, originaria di Castagnino Secco, anche se da pochi anni il nome del paese era stato traslato in Castelverde.

La famiglia Molinari comincia ad allargarsi così come il pensiero di Ettore, sempre più rivolto al miglioramento della chimica legata all’igiene pubblica e alla agricoltura o come strumento per la scoperta di prodotti migliori e più facilmente accessibili da parti più ampie della popolazione. Rientrato in Italia nel 1895 diventa chimico in una azienda tessile veneta, la Gaetano Rossi, in questa azienda le capacità di Molinari troveranno uno sbocco enorme, sviluppando e migliorando le lavorazioni sui capi di di lana ma, soprattutto, il cremonese aveva capito l’importanza di formalizzare queste nuove scoperte con brevetti per tutelarne gli studi e la ricerca.

L’agiatezza economica lo riporta in giro per l’Europa sempre a seguito dei movimenti anarchici ma il trasferimento a Milano ad inizio 1900 sarà fondamentale nella sua carriera. Ottiene la cattedra di chimica merceologica alla Università Bocconi ma poco prima viene assunto come direttore alla SIAM (Società di Incoraggiamento Arti e Mestieri) che, ai tempi, era una vera e propria fucina di talenti nelle materie scientifiche. Qui, tra lezioni serali di perfezionamento agli studenti e ore di laboratorio alla ricerca di nuovi materiali, imposterà la sua opera principale il “Trattato di Chimica generale applicato all’industria”, opera riguardante sia chimica organica che inorganica tradotto in varie lingue e distribuito praticamente in tutto il mondo. Il trattato rappresenterà uno dei pilatri della chimica nel XX secolo, chimica non solo come ricerca ma come integrazione allo sviluppo di realtà produttive.

Gli anni alla SIAM sono intensi, Molinari segue l’edilizia, l’agricoltura, il trattamento delle acque e diventa il miglior esperto italiano e consulente del Ministero della Guerra in materia di esplosivi. Nel 1916 entra come docente di chimica al Politecnico di Milano, la mole della sua ricerca scientifica e delle sue pubblicazioni è immensa e spazia in moltissimi ambiti dando un’impulso enorme alla ricerca e allo sviluppo della chimica tanto che il suo corso, prima frequentato letteralmente da “quattro gatti”, supera i cinquanta iscritti ottenendo finanziamenti pubblici e privati che lo aiuteranno a formare nuovi talenti nella ricerca scientifica applicata ai settori industriali. Dopo la guerra Molinari, sempre fedele al movimento anarchico non violento e liberale, si scontra politicamente con i crescenti moti fascisti, scompare nel 1926, rimanendo sempre legato al Politecnico di Milano lasciando le basi, come il suo concittadino Gaspare Cerioli, per una visione diversa e più moderna della chimica e della ricerca applicata. Il suo pensiero legato alla chimica era quello di trasformarla da “strumento di barbarie legato alle esigenze belliche” ad “attività per accrescere il benessere materiale ed intellettuale”, pensiero di molti grandi scienziati.

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