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Caldo, mucche sotto stress:
-10% latte. Sos afa anche
per galline, api e maiali

Oltre agli uomini, a soffrire il caldo sono anche gli animali nelle case e nelle fattorie dove le mucche con le alte temperature stanno producendo per lo stress fino ad oltre il 10% di latte in meno rispetto ai periodi normali. È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti Lombardia sugli effetti dell’innalzamento della colonnina di mercurio nell’ultima settimana negli allevamenti, dalle stalle ai pollai fino agli alveari.

Per le mucche – sottolinea la Coldiretti Lombardia – il clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi, oltre questo limite mangiano poco, bevono molto e producono meno latte. Per questo – rileva la Coldiretti – sono già scattate le contromisure anti afa nelle stalle dove sono in funzione anche ventilatori e doccette refrigeranti per aiutare le mucche a sopportare meglio la calura mentre gli abbeveratoi lavorano a pieno ritmo perché con le alte temperature ogni animale arriva a bere fino a 140 litri di acqua al giorno contro i 70 dei periodi più freschi. Al calo delle produzioni di latte si aggiunge così anche – precisa la Coldiretti – un aumento dei costi nelle stalle per i maggiori consumi di acqua ed energia che gli allevatori devono sostenere per aiutare gli animali.
Situazione analoga anche negli allevamenti di maiali, che stanno mangiando fino al 15% in meno rispetto al solito.

La situazione negli allevamenti – continua la Coldiretti – è rappresentativa dello stato di disagio provocato dal clima su animali e piante. Nei pollai si registra un netto calo della produzione di uova, fino al 30%.

Anche le api sono stremate dal caldo – prosegue la Coldiretti – e non svolgono più il prezioso lavoro di trasporto di nettare e polline. Il caldo improvviso dopo un mese di maggio caratterizzato dal maltempo – precisa la Coldiretti regionale – ha stressato questi insetti che ora, con queste ondate di calore, sono impegnate soprattutto a garantire la sopravvivenza dell’alveare attraverso un’azione di “ventilazione naturale” per evitare che la cera all’interno dei loro nidi si sciolga. Con le alte temperature – precisa la Coldiretti – in pericolo ci sono anche le nuove covate, con le operaie al lavoro per salvarle dalla disidratazione ed evitare che le temperature interne alle arnie superino i 33-36 gradi.

Intanto nelle campagne – sottolinea la Coldiretti – gli agricoltori stanno ricorrendo all’irrigazione di soccorso per salvare le coltivazioni poiché con le temperature superiori ai 35 gradi anche le piante sono a rischio colpi di calore e stress idrico che ne compromettono la crescita. L’ondata di calore africana – conclude la Coldiretti – è la punta dell’iceberg delle anomalie di questa pazza estate con la prima metà di luglio che a livello nazionale è stata segnata dal maltempo con 10 grandinate al giorno, dopo un giugno classificatosi al secondo posto dei più bollenti dal 1800 con una temperatura superiore di 3,3 gradi rispetto alla media, un maggio freddo e bagnato e i primi mesi dell’anno particolarmente siccitosi.

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