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I giorni della guerra e della
fame nei bollettini della Guardia
Nazionale Repubblicana

di Marco Bragazzi

Il 4 dicembre 1943 il Circo Togni era a Cremona per una festa dedicata alle Forze Armate e, in quella occasione, davanti all’ingresso dei tendoni della storica compagnia di artisti circensi, un gruppo di Bersaglieri, ufficiali compresi, si scontrò verbalmente ma non solo con un gruppo di Camicie Nere che si presentavano allo spettacolo, scontro nato per questioni legate al ruolo militare.

E’ una delle “veline” della rassegna stampa della Guardia Nazionale Repubblicana, velina che racconta la storia di Cremona dei circa 18 mesi dall’autunno del 1943 fino a marzo del 1945. La storia di quel periodo raccontata da questo bollettino è, pur filtrata dalla censura e dalla propaganda di allora, quella che potrebbe essere racchiusa nei fatti di quel 4 dicembre quando, per uno spettacolo, militari italiani si scontrarono con camicie nere italiane, scontro che sembrava ricordare la separazione di un paese diviso tra gli Alleati che risalivano la penisola da Sud e le forze dell’Asse al Centro Nord decise a resistere.

I bollettini aprono una nuova visione di quei tragici mesi, scritti e diffusi in maniera ovviamente propagandistica alternano la immancabile vittoria finale alle condizioni quotidiane di vita dei cittadini nella provincia cremonese, condizioni sulle quali si può mentire solo parzialmente, solo per compiacere le alte sfere del Regime. I bollettini trattano ogni realtà di allora, ma si concentrano sulla attività del U.P.I. (Ufficio Politico Investigativo) che interagisce con il Tribunale Speciale su questioni legate al banditismo e ai sovversivi. Se da una parte la propaganda si muove per dimostrare l’efficenza della attività svolte nella cattura dei sovversivi, dei disertori o dei renitenti alla leva, dall’altra lo spaccato della vita quotidiana sembra sempre più scivolare verso il reale peggioramento delle condizioni di vita dei cittadini.

Gli effetti di questi notiziari stampa sono tragicomici, il dramma dei rastrellamenti o le denunce e l’arresto di persone colte mentre leggevano volantini che inneggiavano al sabotaggio si scontra con l’inseguimento in mezzo ai campi, senza cattura, di 3 banditi colpevoli di aver rubato due paia di mutandine femminili e un reggiseno stesi ad asciugare in una cascina. Con il passare del tempo le notizie diventano il riflesso dell’evoluzione della vita quotidiana, se nel 1943 vi erano assalti per procurarsi munizioni e armi, nei mesi successivi i furti riguardavano sempre più generi alimentari di qualsiasi tipo, con i bollettini che stilavano l’impietosa serie di problematiche legate agli approvvigionamenti per la popolazione, agli assegni di mantenimento in cronico ritardo, ai costi crescenti dei beni primari a fronte di stipendi ormai non più in grado di sopperire alle necessità quotidiane. Il dramma della fame diffusa colpisce le aziende con la chiusura, il 19 luglio del 1944, della ditta di dolciumi Sorini, chiusura dovuta alla assenza di zucchero per la lavorazione e alla sparizione di mezzi di trasporto requisiti per esigenze belliche.

La propaganda si evolve tracciando il profilo di una popolazione sempre più attenta alla evoluzione delle battaglie nel Centro Sud, tanto che i bollettini denunciano le continue richieste di trasferimento di dipendenti dei vari Ministeri nelle città in prossimità del fronte bellico, quasi come nella speranza di poter arrivare alla al più presto alla liberazione. Verso la fine del 1944 le veline non riescono più a nascondere la tremenda realtà di come una guerra, anche in una città come Cremona, diventi mera sopravvivenza alla fame più che alle pallottole. Cominciano ad venire diffusi comunicati che raccontano di uomini ed ufficiali delle varie milizie arrestati per sottrazione di beni alimentari, della carenza di volontari tra i nati nelle classi dal 1921 al 1926, carenza che sembra “giustificata” in quanto giovani che preferivano il lavoro nei campi al reclutamento. Il mercato nero degli alimentari esiste ma non va nominato perché potrebbe “minare” la fiducia nella vittoria di quei cittadini i quali, però, vivono giorno per giorno drammi ben più importanti come la fame. Le privazioni quotidiane si fanno sentire anche sui militari, con il trascorrere dei mesi non viene più nascosto l’atteggiamento sempre più lassista dentro le caserme, le diserzioni sono in aumento, la immancabile vittoria finale non sembra così vicina come qualche anno prima e anche per i combattenti la razione quotidiana diventa un problema. Il tempo, la variabile più selettiva di qualsiasi altra, fa il suo corso fino al 29 marzo 1945 quando, a meno di un mese dalla fine della guerra, il bollettino denuncia una situazione drammatica in città, le carenze alimentari ma anche di tessuti o di qualsiasi altra cosa comportano l’aumento di manifestazioni ostili verso il Governo. A pochi giorni dalla fine della guerra il bollettino della Guardia Nazionale Repubblicana racconta la verità di una popolazione che, ormai, cercava solo di sopravvivere ad anni di privazioni.

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