Un commento

Violenza in stazione: l'imputato
vuole patteggiare, Trenord e
il capotreno chiedono i danni

L’avvocato Curatti

Intende patteggiare, Andrea Pistoia, 38 anni, il pizzaiolo cremonese che nel maggio dell’anno scorso aveva aggredito il 55enne Renato Vitaglione, capotreno in servizio sul regionale ‘2661’ da Milano per Cremona e diretto a Mantova. L’accordo con il pm è stato trovato al secondo tentativo: cinque mesi con la sospensione condizionale della pena. Ma Trenord e la vittima, che si sono costituiti parte civile, si sono opposti. Vogliono un risarcimento. A questo punto il giudice si è riservato di decidere ed ha aggiornato l’udienza al prossimo 17 ottobre. “Se non sarà accolto il patteggiamento subordinato alla sospensione condizionale della pena”, ha già fatto sapere il difensore, l’avvocato Luca Curatti, “andremo a dibattimento”.

L’8 maggio dell’anno scorso, appena arrivato in stazione a Cremona, l’imputato si era gettato addosso al capotreno, tirandogli un pugno al volto e calci nella pancia, e continuando a colpirlo fino a quando la vittima era caduta a terra. I due erano stati divisi da alcuni passeggeri che avevano allertato i soccorsi e i carabinieri. Sette i giorni di prognosi per il 55enne. Alla base del pestaggio, una precedente discussione avuta a Milano tra la moglie del pizzaiolo e l’operatore di Trenord riguardante la sistemazione sul treno del figlio disabile di 10 anni. Madre e figlio, appena arrivati da Roma a Milano, avevano cambiato binario per prendere la coincidenza per Cremona, ma il treno era in partenza e le porte erano già chiuse. La donna aveva picchiato i pugni sui vetri e quando era apparso il controllore, lei gli aveva chiesto di aiutarla a caricare sul convoglio il figlio in carrozzina. I due alla fine erano saliti, ma il capotreno aveva fatto presente che la corsa avrebbe dovuto essere stata prenotata in quanto al piccolo sarebbe servito uno speciale sollevatore. Tra i due era nata un’accesa discussione della quale la donna aveva parlato con il marito che aveva preso la macchina per andarli a prendere in stazione a Cremona. Una volta arrivato, era scattato il pestaggio. L’aggressore era stato identificato e denunciato per lesioni ed interruzione di pubblico servizio, in quanto aveva impedito all’operatore di Trenord di risalire sul treno, provocando una sosta di 38 minuti presso la stazione di Cremona.

“Una scelta sofferta”, quella di patteggiare, “ha fatto sapere l’avvocato Curatti, che ha sì riconosciuto il “comportamento inurbano” del proprio cliente, ma ha posto l’attenzione sullo stato emotivo dell’imputato, “nelle cui azioni c’è il dolo d’impeto, ma non la premeditazione”. “Il mio cliente era teso”, ha detto il legale, “anche e soprattutto per le condizioni di suo figlio, e la moglie gli aveva riferito di aver fatto un viaggio terribile. Il fatto è sicuramente censurabile, ma il suo sfogo è motivabile dal punto di vista umano”. “Avremmo voluto affrontare il dibattimento”, ha concluso l’avvocato Curatti, “ma abbiamo preferito non ripercorrere la vicenda e rivangare un fatto così doloroso per il mio assistito”.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • rebelot

    Mah.. che dire…. se dovessi sbroccare tutte le volte che sono sotto stress darei pappine a tutti e tutti i giorni.

    Leggo che il capotreno aveva rammentato alla donna che per il figlio disabile la tratta doveva essere prenotata, quindi, senza colpo ferire, il torto è della signora. Poi i piaceri si fanno per carità, ma se il riconoscimento è essere preso a calci e pugni no eh!

    Personalmente non andrei troppo sul buonismo…