Ultim'ora
8 Commenti

Pd, assemblea divisa su
governo giallo-rosso tra
richiami all'unità e disillusione

Anche il Pd cremonese si divide sull’appoggio della linea Zingaretti, mentre è unanime nel criticare l’operazione Renzi, seppure con sfumature diverse da iscritto a iscritto. E’ emerso nel corso dell’assemblea provinciale di lunedì sera nella sala Ial Cisl di via Dante, in un’assemblea convocata dalla presidente Mariella Laudadio anche sull’onda della richiesta del regionale di fare il punto sul tesseramento. Prima e dopo l’intervento di Luciano Pizzetti (leggi qui: Pizzetti: ‘Governo della paura,? non della prospettiva’,? così motiva il suo no) numerosi sono stati gli interventi. A cominciare da Franco Verdi, che ha ricordato le ragioni della nascita del Pd e la necessità ancora attuale di tenere insieme gli elementi culturali fondativi di quel progetto, che ne costituiscono la ricchezza oltre alla problematicità. “Il pluralismo è la forza del Pd, l’unità è il bene fondamentale pur nelle differenze”. Appoggio quindi anche al governo giallo – rosso, che pure cammina “su un crinale stretto”, ma va nella giusta direzione.

Molto più problematico l’approccio al tema da parte di Andrea Virgilio, vice segretario provinciale, vicesindaco di un Comune in cui civici, Pd e sinistra di governo sono riusciti a tenere testa ad una Lega strabordante. “Ho manifestato già pubblicamente il mio disagio per la situazione che si è creata (il governo Conte bis, ndr)”, e parte da un tema emblematico, l’immigrazione: “Non abbiamo saputo fare i conti con le conseguenze della globalizzazione, c’erano due alternative, o agganciarla oppure rimanerne vittime. Ci sono esempi, soprattutto nell’industria manifatturiera, in cui l’aggancio è riuscito e i risultati ci sono; non altrettanto è avvenuto in altri campi”. Ha poi parlato della necessità di costruire ‘comunità’ prima ancora di parlare di politica, ha avvertito contro i rischi del gridare al ritorno del fascismo, se poi, per una questione di realismo politico, magari si va a dialogare con la destra e si stringono pure alleanze, anche localmente. C’è stato un eccesso di deroghe ai principi fondamentali che stavano alla base della nascita del Pd, in nome della ‘straordinarietà’ di vari, troppi momenti: Virgilio cita l’appoggio al governo Monti – Fornero o anche le scelte dell’ex ministro degli Esteri Minniti in tema di rapporti con la Libia e immigrazione. “Per allearsi con i 5 stelle al governo ci voleva tempo e riflessione”, era un percorso che andava preparato soprattutto per rispetto a quanti negli ideali fondativi del Pd ci credevano ancora. “Invece siamo stati spettatori dall’esterno, abbiamo subito questa decisione e ciò rappresenta un problema, che al tempo stesso è una sfida che abbiamo di fronte a noi”.

Un pessimismo ulteriormente accentuato dall’intervento di Pizzetti, in un discorso quasi da Caporetto per le sorti del partito; e riequilibrato poi dai successivi interventi di Maura Ruggeri e Luca Burgazzi, che partendo proprio dall’esperienza amministrativa locale, hanno invitato a guardare oltre: “Bene la scelta di entrare nel governo”, ha dichiarato Ruggeri, “è stata una mossa necessaria per evitare una pericolosa deriva al Paese, una risposta ad una situazione di emergenza. Ma attenzione, le ragioni che nella società hanno determinato il successo delle destre ci sono ancora tutte ed è da qui, dalla necessità di dare risposte convincenti che dobbiamo ripartire. Ripartiamo da questo compito, torniamo a parlare con le persone”.

“Oggi c’è più bisogno del Pd di quanto ce ne fosse nel 2007”, ha aggiunto il segretario cittadino Luca Burgazzi. “Recuperiamo un po’ di entusiasmo per la politica, nella società ci sono elementi con cui possiamo dialogare e non pensiamo di avere noi il monopolio del riformismo. Attorno a noi non c’è solo barbarie, ma anche persone che vogliono dialogare con noi”. Dall’assemblea sono giunti anche l’invito a ‘dire qualcosa di sinistra’ (Silvano Gottardi) e a svecchiare le formule di comunicazione del partito (la nuova Pd App, per iscriversi e votare “è ridicola agli occhi di un giovane”, ha detto un’iscritta).

Il presidente dell’assemblea cittadina del Pd, Luigi Lipara, ha fatto un breve preambolo critico sul mancato rispetto delle gerarchie interne, per cui un capo – corrente, ormai chiusa la stagione congressuale, si è ritenuto legittimato a raccogliere firme a sostegno del segretario in carica. “Io il contratto coi 5 stelle lo avrei guardato da subito dopo il 6 marzo”, ha aggiunto. A questo punto, seppure con uno scarto temporale che andava sfruttato diversamente, questo “governo va sostenuto”. Un intervento che si chiude con un appello al rimboccarsi le maniche, seppure velato di amarezza.

A parlare anche Leone Lisé, membro della segreteria provinciale: “Le scissioni mi hanno sempre messo in difficoltà. Prima Bersani, poi Renzi: parlavano della positività nel tenere insieme culture e pensieri diversi, poi però quell’unità è saltata. Non avrei votato questo governo, ma ora è importante che si utilizzi il tempo della legislatura per costruire qualcosa”. g.biagi

© Riproduzione riservata
Commenti