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Ex fornace Frazzi: i documenti
andranno all'Archivio di Stato
Il 30 giornata commemorativa

Servizio di Simone Bacchetta

I documenti della Fornace Frazzi entreranno a far parte dell’Archivio di Stato. L’annuncio verrà dato il prossimo 30 novembre, nell’ambito di una giornata celebrativa che si terrà presso la sede del Laboratorio del Cotto, con gli interventi di Anna Maramotti Politi e di Giulio Grimozzi. Nell’occasione verrà presentato il libro dello stesso Grimozzi che racconta l’evoluzione dell’uso dei laterizi nell’architettura cremonese dall’antichità ad oggi.

Il Laboratorio del Cotto ha conservato e custodito una buona parte dei materiali della ditta Frazzi che rischiavano la dispersione quando la Coop realizzò il supermercato di via del Sale. In particolare, sono catalogati i disegni originali autografi su carta da lucido dei brevetti prodotti nel secolo di attività della Frazzi, dal 1860 al 1966;  i cliché di stampa dei cataloghi pubblicati nell’arco dell’attività produttiva; modelli miniaturizzati e in dimensioni reali dei laterizi, documentazioni fotografiche delle opere edili realizzate con i propri laterizi e documenti aziendali. Questo materiale, unitamente a quello custodito nell’archivio storico della Cigl, rappresenta una preziosa fonte documentaria che racconta un pezzo di storia economica e sociale cremonese oggi sparita per sempre.

Una fabbrica pionieristica, quella fondata nel 1860 da Andrea Frazzi, da cui sono usciti i materiali con cui è stata edificata mezza Cremona (tra cui Palazzo dell’arte o quello della Ras di piazza Stradivari) e che esportava in tutto il mondo. I suoi cataloghi – libri di cento pagine – visti oggi nell’epoca del disegno digitale, costituiscono piccoli capolavori tipografici.

Quanto al presente della fornace, quel che ne resta è rappresentato dai due forni transennati ormai da tempo e su cui il Comune intende intervenire, avendo da poco ottenuto il via libera della Soprintendenza, Da anni il gestore del cinema all’aperto, Giorgio Brugnoli, ha messo in allerta l’ente sui pericoli di una carente manutenzione delle strutture.  g.biagi

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