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La storia della fornace Frazzi
fatta rivivere dai giovani del
Fai e dagli ultimi testimoni

Foto Sessa

L’ascesa e la caduta della fabbrica di laterizi Frazzi – una delle più importanti industrie manifatturiere della Cremona novecentesca, è protagonista da questa mattina delle visite guidate che il gruppo Fai Giovani ha organizzato in collaborazione con il gestore dell’Arena Giardino Giorgio Brugnoli e del Laboratorio del Cotto, oltre che dell’archivio storico della Cgil curato da Teréz Marosi. Questa mattina alle 11 la prima delle tre visite previste (le altre saranno alle 16 e alle 18), nelle quali le guide hanno illustrato la nascita della fabbrica con il primo forno (quello ancora visibile a lato della Coop e transennato) datato 1874, a cui hanno fatto seguito gli altri due Hoffmann, uno realizzato nel 1900 (quello che fa da quinta all’arena cinematografica), un terzo nel 1908, di cui non rimane traccia. Le guide Jessica Rossi e Flavio Premi (coordinate dal capo delegazione Alessandro Bonci con la collaborazione di Mattia Vinci, Mauro Premi, Andrea Busi) hanno ripercorso le vicende storiche e famigliari dei Frazzi, con uno sguardo approfondito sulle trasformazioni urbanistiche di viale Po: l’area partiva dall’attuale Piazza Cadorna, dove si affacciava la palazzina degli uffici (attualmente Italinergie), proseguiva con la residenza dei Frazzi (la prima casa a sinistra del viale) e poi i forni  e i grandi appezzamenti di aree scoperte per l’essiccatura dei laterizi, il tutto fino più o meno all’altezza dell’attuale via Oglio. Dai racconti in video di Giuseppe Ghizzoni e Giulio Grimozzi del Laboratorio del Cotto, interessanti descrizioni di prima mano di quella che era la vita nel quartiere dagli anni ’40 al 1966 quando il lavoro della fornace si intrecciava con le giornate dei residenti: un via vai continuo di treni che attraversando via del Sale facevano la spola tra la fabbrica e le sponde di Po, percorrendo grosso modo via Boscone, per reperire il materiale. Tutto finì appunto nel 1966, causa esaurimento delle cave, difficoltà industriali causate dall’installazione di un nuovo forno basato su una diversa tecnologia che non attecchì e l’avvento di nuovi materiali.

Completano la visita il video storico realizzato da Luigi Ghisleri, anche son la testimonianza di Maria Biselli; e le tavole della tesi di Laurea in Interior and Urban Design dell’Accademia Santa Giulia, realizzata da Chiara Salvi nell’anno accademico 2017-2018, nelle quali è stato studiato un possibile riutilizzo dell’area e del parco circostante come centro polifunzionale.

La riapertura dell’arena Giardino come cinema estivo è ad oggi tutt’altro che scontata: la precarietà della struttura, in gran parte transennata, oltre alla mancata manutenzione delle gradinate e dei seggiolini rende incerto l’avvio della programmazione che ha sempre riscosso il plauso dei cremonesi. g.biagi

Fotoservizio Sessa

 

Il progetto di centro poilifunzionale realizzato da Chiara Salvi

Il render mostra come potrebbe essere utilizzato il lungo corridoio del forno Hoffmann come centro espositivo e documentaristico sulla storia della fornace

 

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