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Vicenda Burgazzi,
assurde le giustificazioni
della Lega

Lettera scritta da Vittore Soldo - segretario Partito Democratico Prov. Di Cremona

Egregio Direttore,
intervengo sulle pagine del vostro giornale per prendere posizione in merito allo spiacevole episodio al quale abbiamo assistito nei giorni scorsi e mi riferisco all’infelice post del segretario cittadino della Lega.

Non mi soffermerei più di tanto sulla condanna del gesto: oltre che profondamente volgare è estremamente violento e si inserisce in quell’approccio maschilista che vorrebbe circoscrivere il ruolo del genere femminile a pochi e predeterminati compiti, comunque, sempre e solo subordinati alla soddisfazione del genere maschile. Per non parlare del risvolto razzista del post. Quanto meno un po’ “superato” come approccio ma soprattutto in un contesto in cui la violenza di genere ed il femminicidio hanno assunto dimensioni allarmanti non si può nemmeno provare ad alleggerire la posizione di chi decide di fare una dichiarazione del genere. La condanna, però, è già arrivata da tante parti, anche e giustamente dalla Lega stessa e ci mancherebbe. Bene ha fatto il commissario della Lega provinciale a prendere posizione in merito a questo episodio.

Le scrivo invece per esprimere la mia preoccupazione riguardo alle giustificazioni che sono state portate e rispetto alle quali si muove il mio più profondo dissenso: se è vero come si rileva da più parti che il confronto politico si è inasprito, è altrettanto vero che questo non può giustificare il comportamento di chi si è assunto la responsabilità del ruolo di segretario politico di un partito e cede all’istinto di dire e scrivere qualsiasi cosa gli passi per la testa: questo squalifica e impoverisce il ruolo della Politica sempre che ci si creda ancora.

Fare politica, significa anche dover gestire conflitti sia nell’ambito del proprio partito che con gli avversari. Per fare questo non esistono persone più degne o più istruite di altre, esistono, però, persone più adatte di altre. Più adatte a tenere testa ai conflitti, a saper mantenere una posizione e a sopportare tutto il carico psicologico e umano che questo comporta. Quando ci si sente forti di un consenso elettorale diffuso, perché il potere è inutile e dannoso senza un progetto e la potenza è sprecata senza la capacità di gestirne gli effetti. Bisogna essere in grado di mediare prima con sé stessi che con gli altri.

La Politica, oggi più di prima, ha il compito di dare l’esempio e di scegliere bene da chi farsi rappresentare ma soprattutto dovrebbe far valere il principio di autotutela in funzione del quale giustificare comportamenti sbagliati e dannosi mina la propria autorevolezza e legittima chi si lascia andare agli istinti pruriginosi: spiegare che il post del segretario cittadino della lega si inserisce in un clima di reciproca ostilità e di toni troppo accesi, corrisponde a far passare il messaggio che certe cose si possono continuare a pensare ma non sono da dire o da scrivere pubblicamente. Questo è il profondo dissenso che vorrei esprimere e tocca l’approccio politico che ormai, in troppi, usano: bisogna tornare ad essere netti e ad agire di conseguenza. Se la violenza sulle donne è da condannare, lo è ancora di più se ad esercitarla è un tuo esponente politico. Stessa cosa per prese di posizione sul razzismo o per quanto riguarda la corruzione. Non può esistere responsabilità e rigore a giorni alterni. O ce lo si dice e si agisce di conseguenza oppure si è collaterali a certi comportamenti.

Il segretario cittadino della Lega non è un mostro e non deve essere considerato tale, così come è profondamente sbagliato e da condannare il linciaggio che sta subendo sui social network, tanto più se venisse portato avanti da sedicenti democratici, ciò non toglie che a responsabilità importanti dovrebbero corrispondere gesti altrettanto importanti e rigorosi: inutile far dimettere chi intacca la propria immagine se però, contestualmente, si prova a giustificarne il gesto. Ai segretari politici dei partiti dico che non possiamo fare in modo che si lasci fare ad altri quello che dovrebbe essere a carico esclusivamente nostro, perché questa corrisponderebbe ad una manifesta dichiarazione di debolezza.

 

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