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'Il tempo per noi commercianti
è finito': il grido di allarme
in una lettera al Comune

“Il tempo per noi commercianti è finito”: questo il grido d’allarme di Elisabetta Ardigò, titolare dell’omonima cartolibreria, che insieme a un’altra ventina di commercianti ha scritto una lettera indirizzata al Comune, in cui con parole dure attacca l’amministrazione e i permessi di apertura di nuovi centri commerciali: “Esprimiamo il nostro malcontento ma urliamo l’impossibilità di gestire le nostre attività a fronte di un progetto di città che non ci considera per niente” si legge nella missiva. Insomma, “è stato bello finché la nostra città l’ha permesso e ci ha supportato”.

“Ora vogliamo lanciare un grido d’allarme che sarebbe sbagliato considerare ome un problema solo nostro, una affare solo dei commercianti. I nostri negozi, magazzini e botteghe rappresentano anche un’identità della nostra Cremona. Senza insegne illuminate, senza le vetrine, la vita della città si spegne. Si perdono luoghi di servizio e di incontro”. Si sta verificando, secondo i firmatari, “un vero e proprio collasso che coinvolge il centro storico ma anche le vie più periferiche”.

In contemporanea, “si verificano intasamenti nel traffico sulle direttrici per il centro commerciale”. Ciò che si chiedono i commercianti è “quale idea di città ha asostenuto e continua a sostenere la creazione di poli periferici? Dove è quel sostegno alla mobilità che porta in centro? Ma quale arredo urbano potrà mai surrogare un centro città deserto? Insomma, quale progetto c’è per la nostra bellissima e poco conosciuta città? Le iniziative culturali non reggono il quotidiano declino, le notti dei giovani rimangono occasioni di socialità a volte perse a volte malate di quell’individualismo che tanto male sta facendo alla nostra società contemporanea. Ma gli interessi individuali hanno fatto tanto male anche alla nostra categoria che ora sparirà come categoria sociale. Chi e come la sostituirà?”.

A sostegno di questo gruppo di commercianti interviene anche Confesercenti della Lombardia Orientale sede di Cremona: “Un gruppo di negozianti, con attività ubicate in centro e in periferia, si è rivolta alla nostra associazione – affinché il loro grido possa essere amplificato e possa finalmente fare breccia mettendo a nudo tutte le criticità che nel corso di questi ultimi anni hanno portato ad un malessere diffuso, colpendo soprattutto piccole attività e i negozi di vicinato. Una situazione di profonda crisi che ha varie origini, ma che si aggrava alla nascita di ogni nuovo agglomerato commerciale” sottolinea l’associazione in una nota. “L’apertura continua di siti commerciali lungo la tangenziale hanno inferto un colpo durissimo al tessuto economico cittadino, perché sta spegnendo il coraggio di chi da anni lavora e sta annullando l’entusiasmo di chi da poco si sta affacciando al mondo del commercio”.

Del resto i numeri snocciolati dall’associazione parlano chiaro: secondo l’Osservatorio Regionale del Commercio, Regione Lombardia tra il 2016 e il 2019 a Cremona ci sono 305 negozi di vicinato in meno, con una variazione percentuale del 3,2%, mentre in Lombardia è del 1,3%. Le medie strutture di vendita invece sono cresciute dell’11%, contro il 2,2% regionale. A Cremona, nello stesso triennio, i metri quadrati di medie strutture di vendita ogni 1000 abitanti sono aumentate del 33,4%. Calcoli effettuati al 30/6/2019 e quindi non ancora comprensivi delle ultime aperture di centri commerciali.

“I temi contenuti nella lettera sono lo specchio del forte disagio che si vive non solo a Cremona ma anche nel resto della regione” afferma il direttore regionale di Confesercenti Lombardia, Alessio Merigo. “La problematica è sempre la stessa: gli amministratori locali non capiscono l’importanza delle piccole e medie attività ubicate sia in centro città sia in periferia, preferendo i grandi poli, che con il tempo si rivelano dei killer. Non si tratta più di una questione meramente commerciale, ma riguarda la società: questa situazione porta allo spegnimento di intere vie, all’oscuramento di vetrine e quindi all’avanzamento continuo del degrado nei nostri quartieri”.

“Questa protesta civile deve divenire un grido d’aiuto di tutta una società per aprire una discussione pubblica” afferma il presidente Agostino Boschiroli. “Dove ci stanno portando questi continui insediamenti commerciali? Cosa causeranno questi folli consumi di suolo e questo continuo innalzamento della competitività se i dati dopo anni di liberalizzazioni selvagge, non hanno fatto altro che portare a numeri devastanti? Meno negozi significa meno attività, meno piccoli imprenditori, meno posti di lavoro, meno fatturato, meno socialità. Alle inaugurazioni tutti festeggiano, ma tra qualche anno gli stessi che apparivano sorridenti nelle foto non saranno in grado di assumersi le responsabilità delle conseguenze nefaste che già ora si intravedono nei negozi di vicinato. I nostri amministratori devono smettere di autorizzare con estrema superficialità nuovi poli commerciali: non servono, sono troppi per una realtà come quel gioiello che è Cremona”.

Per l’associazione, “è poi inutile poi fare piani strategici per il centro: da una parte si finge di sostenerlo, dall’altra si abbatte la rete dei piccoli commercianti che ha sostenuto l’economia e ha permesso a migliaia di persone di creare posti di lavoro” sottolinea ancora Boschiroli. “Di fronte a questa lettera, non permetteremo che qualcuno salga ancora in cattedra e ci dica come si deve fare il commercio. Ci spieghino piuttosto le ragioni delle loro scelte che penalizzano solo una parte dell’imprenditoria”.

“E’ stato segnato un punto di non ritorno” afferma il direttore di Cremona Giorgio Bonoli. “I commercianti si sono rivolti a noi perché evidentemente hanno capito che Confesercenti è dalla loro parte e da tempo si sta battendo su questi temi che sono vitali per la città. Purtroppo, le notizie per il futuro non sono rassicuranti. Dopo le ultime aperture, si parla di altre aree: l’ex Armaguerra si trasformerà in un nuovo polo commerciale, con il trasferimento di un supermercato che a sua volta lascerà libero un altro scatolone commerciale già pronto ad un nuovo ingresso; poi ci sono le aree “dormienti”, e l’ex Colombera non ancora esaurita; infine, la questione non risolta dell’area produttiva Gaspardo. Tutto questo mentre dall’altro lato della città, zona Cascinetto, sono già in corso i lavori per un altro supermarket. Le preoccupazioni dei commercianti della città sono dunque legittime. Serve fermarsi e capire da che parte si sta andando: chiediamo all’amministrazione di ripensare al Pgt e ripensare ad uno nuovo sviluppo della città. Confesercenti, come sempre, sarà pronta a fare la sua parte, anche a intraprendere nuove azioni, per stare al fianco di chi ogni giorno con fatica e coraggio alza la propria serranda non vedendo, al momento, più alcun futuro”.

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Commenti
  • Abiff

    Finalmente!! Un J’accuse.. come si deve! Sindaco, amministatori, prendete nota. Siete voi ora di guardia, volete finire in pasto alla Storia come quelli che hanno ucciso la nostra città?

    • Jeppetto

      Secondo me passeranno, non gliene frega poi molto 🙁

  • Marengon

    Credo che tanto il Sindaco quanto gli Assessori conoscano bene la loro rotta e la stanno perseguendo a gonfie vele. Diceva Hitchcock: “Prendo in giro la gente, perché alla gente piace essere presa in giro.” Il punto non è il “quanto” ma il “fino a quando?”
    Nonostante le lamentele sono in arrivo altre concessioni per la media distribuzione. Dunque? Dal J’ai accusé al… Je suis résigné!

    • Abiff

      E Nixon disse: “Puoi prendere in giro alcuni sempre, e tutti alcune volte. Ma non puoi prendere in giro tutti sempre.”

  • marcus

    Vorrei solo sottolineare che la città non è solo il centro storico, ci sono migliaia di persone che abitano il circondario, quartieri che per 30 anni sono rimasti privi di servizi. Un lieve miglioramento c è stato( ma solo per alcuni quartieri) con la nascita dei poli commerciali che hanno dato fine al pendolarismo in centro per la spesa. In ogni caso siamo ancora molto distanti dai servizi offerti del centro. Addirittura in alcuni contesti non esiste nemmeno un negozio di approvvigionamento alimentare e la farmacia.

    • Abiff

      Tra poco anche il centro storico farà la stessa fine. Tutti ai centri commerciali, grazie a Mister Shopping Center & C.

      • Franco Ferrari

        Chi come me ha passato i 60 anni, ricorda via Manini: 2 macellai, 2 ortolani, 3 salumieri, 3 barbieri, 2 parrucchiere, uno spaccio del consorzio agrario, idraulico, 2 ciclisti, tappezzieri, ciabattini e molto altro. Passate oggi: quasi nulla.
        Questa zona è il deserto commerciale. Dove si dovrebbe andare a fare la spesa? In centro? Solo negozi di abbigliamento e di scarpe. Anni fa c’era tutto, ma poi ci si è resi conto che l’abbigliamento rendeva più di ogni altra attività e allora si è snaturato tutto. Il nuovo polo commerciale di via Sesto a chi fa concorrenza? Ai negozi di articoli sportivi, ai fast food,alle pelliccerie e ai ferramenta del centro? Ma quanti sono?
        Per anni si è scritto che la soluzione di tutti i problemi del centro era la costruzione di un parcheggio in piazza Marconi. Fatto. Risultato: centro deserto e la città invasa da strisce blu e debiti.
        Negli ultimi mesi, grazie a tante iniziative (organizzate da molti) tipo Festa del torrone, del salame, maratonina, mercatini ed altro, sono state portate in centro centinaia di migliaia di persone. In centro, sulla porta dei negozi: l’ultimo metro, però, è il commerciante che deve gestirlo…
        Forse è ora di cominciare a pensare a chi vive in periferia, ai sobborghi (Cavatigozzi, Bagnara, Cambonino ecc..).

        • Italiana

          Non conosco le periferie, ma una cosa mi sento di dirla in relazione all’ultimo paragrafo: troppe volte, in occasione di manifestazioni partecipate, ho visto i negozi chiusi. Una intera città non si può far carico di una sola categoria, la quale oltretutto collabora poco

          • Abiff

            Io, che non sono commerciante, Le rispondo. Anche Dio si riposò il Settimo Giorno. E probabilmente anche Lei.

            Se nell’azienda dove lavoro io si prospettasse la domenica lavorativa sarebbe sciopero generale.

        • Jeppetto

          Interessante intervento: mi è piaciuto il riferimento alle righe blu. Concordo per l’analisi del parcheggio in p. Marconi: quasi un fallimento…

    • Ronni

      Il centro storico è la nostra storia , il resto sono solo le stesse finanziarie che finanziano il nostro debito pubblico , gli stessi che ci rendono e ci vogliono schiavi

  • Chicca

    È una vergogna ! Vedere il sindaco all ‘ inaugurazione dei centri commerciali ! Ma il rispetto per i poveri commercianti !!!

    • Abiff

      Concordo pienamamente. Anche perché sono proprio loro a tenere vivo il centro città. Se chiudessero tutti gli esercizi, non solo gli anziani non saprebbero più come fare, ma avanzerebbe la delinquenza. Si chiama Bronxizzazione.

      • Franco Ferrari

        Il Bronx negli ultimi anni è molto cambiato. E’ diventato un quartiere rispettabile e vivibile. Vi hanno persino aperto alcuni centri commerciali….

        • Abiff

          Certo. Ma prima hanno passato 30 anni ad essere il simbolo del degrado. Sarebbe meglio imparare dagli errori altrui, piuttosto che accannirsi a scoprire l’acqua calda?

  • Mirko

    Ancora 4 anni e poi in centro solo le macerie, grazie galimberti per quello che stai facendo,i cittadini ti hanno votato(quelli furbi no) e ora iniziano a capire di cosa sei capace….ranto di cappello per come li hai abbindolati

  • Andrea Garini

    Il problema della convivenza di centri commerciali e del centro storico delle città centro é un tema che interessa molte città lombarde. Ma se da Tenca una borsetta di Burberry costa il doppio di Lorenzetti a Madonna di Campiglio (Madonna di Campiglio!!!!!) e una borsa di Borbonese la metà all’outlet di Rodengo Saiano in Franciacorta il problema é di questa Amministrazione oppure occorre guardare altro???????? Arte, cultura, storia, gastronomia, fiume Po, musica… Questi sono i temi importanti per Cremona. Su questo deve puntare Cremona. I miliardi guadagnati negli anni 80 e 90 da certi esercenti NON SI RIPETERANNO PIÙ. E questo é un problema che riguarda TUTTE LE CITTÀ LOMBARDE. Brescia, Piacenza, Como, Mantova, ecc, ecc, ecc, ecc. Questa Amministrazione sta facendo rinascere Cremona. Il resto, mi perdonerete, sono le SOLITE POLEMICHE INUTILI. A Bath, in Inghilterra negli anni 80 esisteva un negozio di biglie… DI BIGLIE!!!!!! Impensabile oggi. Come appare impensabile pensare che i turisti vengano ad acquistare in certi negozi del centro che ripropongono non solo le stesse mercanzie dei centri commerciali ma le fanno pagare a caro prezzo. Inventiva, onestà, creatività, gentilezza, servizio e qualità. Queste sono le parole d’ordine per ogni esercente che si rispetti e voglia davvero mettersi in gioco. Il resto é fuffa

    • Ronni

      Invece adesso i miliardi le guadagnano le finanziarie e i grandi gruppi …. contento ? Almeno non sei più invidioso …in compenso la tua città muore !! Centri commerciali meno cari …??? Da quando chi monopolizza vende a meno …??? Una famiglia mia vicina di casa impazziva per i centri commerciali, i due figli un maschio e una femmina sono stati assunti . Entrambi si sono licenziati , la figlia è in terapia : turni massacranti e sottopagati . Risultato : non parlano più con loro padre … (sinistroide) . Ciao

      • Franco Ferrari

        Facciamo alcune ipotesi:
        1) il sindaco non concede l’apertura di un nuovo centro commerciale. Questo fa ricorso e lo vince.
        2) il sindaco ordina (pura fantascienza) la chiusura di Ipercoop, Rossetto, Lidl, Penny ecc. Denunce e rivolta della popolazione costretta ad andare in altre città per gli acquisti.
        3) il sindaco ordina ai cittadini di andare a fare compere esclusivamente in centro: quantomeno ridicolo.
        Tutti gli altri provvedimenti sono solo palliativi. Se si vuole fare velata propaganda elettorale ogni scusa è buona, altrimenti il mondo va avanti, si evolve (o involve, a seconda dei punti di vista).
        Anche il commercio, che ci piaccia o no, è cambiato. Oggi ci sono i centri commerciali, peraltro sempre affollatissimi come pure gli outlet. Tutti idioti?. Domani internet o chissà cos’altro.
        Mi sembra una polemica molto strumentale. In tutte le città è la stessa cosa.

        • Abiff

          Il commercio a Cremona non è cambiato per volontà divina, ma per volontà dell’amministrazione comunale che ha rilasciato tante, troppe licenze alla media-grande distribuzione.

          • Jeppetto

            Questo andrebbe studiato sui libri di scuola, non Dante e Manzoni…

        • Ronni

          No , Trento per esempio li ha limitati . La Francia lu ha regolamentati , la Germania ha imposto chiusure domenicali obbligatorie etc etc . Questo per evitare che le future generazioni non diventino schiavi , essendo impediti a svolgere ormai qualsiasi attività ( persino le chiese ormai ci fanno ) . Il mondo si evolve ? No , negli Stati Uniti sono ormai cattedrali nel deserto . A cremona invece trent’anni dopo pensiamo di evolverci

          • Franco Ferrari

            Ho 60 anni e fino a 58 ho lavorato in turni sulle 24 ore. Tuttora lavoro sia il sabato che la domenica, Natale e feste comandate. Il mio lavoro richiede questo. Quando l’ho scelto lo sapevo e non me ne lamento. Non mi sento uno schiavo. Lavorando ho preso due lauree ed ho avuto ed ho tuttora, una vita sociale più che soddisfacente.
            I negozi devono restare aperti quando la gente non lavora. Chi può andare fare compere il martedì mattina? una volta le casalinghe. Oggi? Gli sfigati come me che lavorano nei festivi.

          • Ronni

            Lei lo ha scelto , le generazioni future lo subiscono !! Ci arriva vero a questo concetto elementare..???? Anche io ho scelto di no bere alcolici ma non per questo obbligo gli altri a bere acqua e limone tutta la vita !!

          • Franco Ferrari

            L’ho scelto…. perché non avevo scelta. Se avessi potuto veramente scegliere avrei fatto il ricco, il gaudente, il proprietario di yacht o simili. Non sono io che obbligo a bere acqua e limone. E’ la vita. Ci arriva vero a questo concetto elementare?
            Ovvio che chi lavora in turni disagiati dovrebbe essere pagato appropriatamente ed avere i giusti recuperi. Ma questo esula dal problema dei negozi del centro e dei supermercati.

          • Ronni

            Non esula un tubo !!!! Chi ha un potere come loro non paga !!! Elementare

          • Abiff

            Hai ragione da vendere con questo commento. Come sempre, noi arriviamo dopo gli altri – ma almeno imparassimo a non fare gli stessi errori!

          • Jeppetto

            Imparare dagli errori a Cremona? MAI!

        • Jeppetto

          Purtroppo è la stessa cosa, e peggiorerà…

      • Jeppetto

        Terribile verità!

    • Italiana

      Sono d’accordo. E aggiungo: mentre a milioni di dipendenti di ogni settore sono stati svalutati gli stipendi, chi tra i commercianti ha alzato gli scudi? Anche noi non guadagniamo più le stesse cifre di anni fa, eppure non scriviamo a sindaco o prefetto che sia

      • Ronni

        Legga “ chiudere i centri commerciali la domenica “ ( Facebook) . Scrivono i dipendenti ( come me ) poi voglio vedere con che coraggio ci va.. la invito a leggere buona serata

    • Abiff

      “Questa Amministrazione sta facendo rinascere Cremona.”
      Bravo, hai vinto il premio di Baggianata dell’Anno. Se passi da me, ti do i 100 euro che ti spettano.

      • Andrea Garini

        Considerazioni personali. Sono infatti uno dei pochi che mette il proprio nome senza alcun timore

        • Abiff

          Perché non hai niente da perdere. Posta qui il tuo e-mail che ti invio la scansione del biglietto da 100 euro da portare all’incasso.

    • Gemelli

      Piacenza si è spostata in Lombardia?

      • Andrea Garini

        Era per dire. Questione che riguarda città lombarde e non solo

    • Andrea

      Giusto…venerdì sera ho cercato di bere un caffè in un ristorante del centro (molto vicino al torrazzo e ancora semi vuoto perchè era piuttosto presto) e questo mi ha guardato male quando sono entrato e mi ha detto “non faccio servizio al banco”, manco mi ha salutato. Gli esercizi commerciali del centro non sono sempre come vengono descritti, a volte ti fanno proprio passare la voglia di entrarci.

  • A. G.

    Finché c’è gente che va in questi posti a perdere del tempo, perché non sa cosa fare o perché non ha interessi, normale che ne nascano di nuovi anche in un piccolo comune come quello di Cremona. Il problema sta nella testa della gente. Tutti succubi di tv, social network e centri commerciali.

    • Jeppetto

      Grande verità!

  • Abiff

    Secondo me, la questione è molto banale. I centri commerciali li raggiungi facilmente in auto dove trovi sempre parcheggio e gratis. Se vuoi fare shopping in centro storico, i parcheggi sono insufficienti per numero e onerosi per costo. Allora i più preferiscono recarsi ai centri commerciali.

    Giusto o sbagliato che sia questo comportamento, tantissimi ragionano così, specie chi abita fuori ed arriva per forza in auto.

    • Andrea

      Può darsi, secondo me il problema principale restano i prezzi.

  • Olindo

    Penso che qui si é toccato il fondo….vi attaccate a qualsiasi iniziativa a qualsiasi proposta …..Cremona sta crescendo e deve continuare a farlo…o torniamo al medioevo.

    • Ronni

      Visto che il primo mega centro commerciale l’ho visto in Tailandia poi a Bogotà e nell 88 a Caracas , tutti paesi poverissimi in cui gli americani dettavano legge … sentir dire nel 2020 che il futuro sono i centri commerciali viene voglia di piangere fino a morire disidratati….😭😭😭

      • Abiff

        Il New York Times (non io) dice che la triste fine dei centri città è iniziata nel 1954 con la costruzione del primo centro commerciale periferico, con parcheggi abbondanti e gratis.

        Ma poi è passato mezzo secolo e ora il Crédit Suisse afferma che un centro commerciale USA su tre chiuderà entro il 2023.

        Imparate, cribbio.

        • Jeppetto

          A Cremona non stanno imparando, i centri sono in continua “crescita”, pardon, “apertura” che non necessariamente significa crescita…

      • Jeppetto

        Per forza avevano successo: in Tailandia nei centri commerciali ci sono i centri massaggi!…

    • Abiff

      Cremona sta “crescendo”? Ma davvero? Quarant’anni fa Cremona contava quasi 80 mila abitanti, oggi supera a fatica – e grazie a 11mila stranieri – i 70mila.

      Asino!

      • Olindo

        Visto che offendi ,povero ignorante ,sappi che la crescita urbanistica comporta anche queste cose .ma cosa ti spiego ….tempo perso.

        • Abiff

          Anche il cancro è una forma di crescita.

          • Olindo

            Non capisco le sue risposte ,per certi aspetti incomprensibili.ma….

  • Acciaio Rapido

    L’argomento é molto complesso, ci sono molte variabili, ma una é fondamentale, la mentalità del cliente! Il cremonese medio fondamentalmente ama i centri commerciali e ci va anche quando non deve comprare, anche solo per perdere tempo, prima lo faceva in centro, ora li, voi andreste a perdere tempo sotto l acqua o al freddo d inverno e al caldo d estate? Questa è la seconda importante variabile, il cremonese medio, ama la comodità e in queste strutture ci sono condizioni di comodità. Poi per il resto io questo vantaggio nei prezzi io non lo vedo, essendoci in vendita per lo più merci mediocri di qualità medio/bassa, negozi standardizzati, gestiti da personale frustrato per le condizioni di lavoro da cottimista e spesso con contratti precari. Questo sarebbe progresso? Qui stiamo andando verso l esasperazione, e tutto per accontentare l’inaccontentabile cliente medio cremonese

    • Abiff

      Quindi la giunta comunale darebbe permessi per la costruzione di centri commerciali a gogo solo allo scopo di accontentare “l’inaccontentabile cliente medio cremonese”?

      A me non quadra.

      • Acciaio Rapido

        Non sto parlando di giunte o amministratori, é la gente che decide dove andare e qui a Cremona la gente si lamenta ma poi proprio quelli sono i primi che almeno una volta a settimana sono dentro ai centri commerciali

        • Abiff

          La gente non sceglierebbe di andare nei centri commerciali, se essi non esistessero. Esistono sì, invece, perché gli amministratori ne favoriscono la creazione.

          • Acciaio Rapido

            In poche parole sono cambiate le abitudini di acquisto dei consumatori

          • Jeppetto

            Non solo, ma anche come andare a zonzo sabato e domenica mentre i bambini mangiano pizza e gelato e la moglie va a far la spesa e il marito guarda le commesse… (Più o meno, non generalizziamo…) Poi adesso ci sono anche i cinema e area giochi!

          • Andrea

            La gente non fumerebbe se le sigarette non esistessero, non andrebbe in auto se le auto non esistessero, non spenderebbe soldi se i soldi non esistessero….vado avanti?Il concetto è banale ma comprensibile: esistono? si. La gente ci va? si. Perchè? perchè son comodi e più economici. Qualche tempo fa c’era praticamente solo l’iper in zona, e stava aperto una domenica al mese. Ora se proponi di chiuderlo la domenica la gente protesta. Anche io preferisco la spesa in centro ma spesso NON RIESCO A FARLA, tu vai dal macellaio a prendere la carne tutti i giorni? Io ci vado solo per le feste, l’altro giorno ho comprato una porzione di vitello tonnato in macelleria in centro, 18 EURO. Manco al ristorante la pagavo così. Il commercio sta cambiando, e il commerciante deve saperlo affrontare.

  • Andrea Garini

    I centri storici dovrebbero essere nati, pensati e realizzati per muoversi a piedi. Eppure nei nostri paesi le proposte di pedonalizzazione incontrano ovunque contrarietà, non solo da parte di chi ci vive o di chi vuole parcheggiare fin sotto al monumento, ma anche da parte dei negozianti, quasi che il cliente sprovvisto di auto non riuscisse a giungere davanti alle vetrine se non invogliato da altri richiami (manifestazioni, kermesse…) che rivitalizzino tutto il centro storico. Parte dall’analisi di queste proteste la nostra chiacchierata con il prof. Luca Tamini, docente di Progettazione urbanistica di strutture commerciali al Politecnico di Milano, che ha collaborato per i distretti del commercio con numerose pubbliche amministrazioni. Per la Regione Veneto ha pubblicato anche uno studio interessante su “Buone pratiche di riuso e di gestione unitaria di unità immobiliari commerciali sfitte e inutilizzate in ambito urbano”.
    “La pedonalizzazione deve rientrare in un progetto più ampio. Pensiamo a Urbecom, il progetto di Treviso che si è aggiudicato il secondo posto (53 domande presentate e 32 cofinanziate, ndr) al bando regionale per la rivitalizzazione dei centri storici. E’ fondamentale ora che questo progetto venga spiegato a tutti coloro che ne saranno partecipanti attivi, in questo parternariato pubblico-privato a cominciare dagli stessi commercianti della città di Treviso”. Il primo momento si è tenuto martedì 26 maggio, quando il manager di distretto Aldo Pellegrino, figura prevista dal bando ed incaricata dalla Regione, con l’obiettivo di coordinare i 18 sotto-progetti, alla presenza del sindaco Manildo e degli assessori Camolei e Grigoletto, ha illustrato in dettaglio Urbecom ai soci Ascom.
    Prof. Tamino, a me, ignorante, sembrerebbe che se uno può circolare a piedi, si gode meglio la città e anche le vetrine. Cosa pensa di queste polemiche trevigiane?
    Sono d’accordo con lei e quasi tutti gli studi e le buone pratiche in Italia e all’estero dimostrano questo. Occorre però che le strategie per la qualità del commercio nei centri storici non siano calate dall’alto, e un po’ sembra che questo percorso di pedonalizzazione fosse già nel cassetto e non provenisse da una riflessione congiunta. Compito dell’Amministrazione pubblica e dell’Ascom è quello di spiegare con esempi concreti il buono di questo progetto. Il commercio tradizionale così com’è è destinato a morire. Il cambiamento, però, non è settoriale e deve abbracciare molti aspetti per un vero marketing di promozione urbana.
    Non è che si continua a fare il confronto con il centro commerciale che ha successo perché la gente lo raggiunge in macchina?
    Ormai non è più così, e i centri commerciali stanno conoscendo una crisi mai vissuta prima. E invece vengono premiate realtà in centro storico che sono state rivitalizzate non con il solo commercio al dettaglio, o con magazzini popolari, ma con forme ibride, dove trovo il commercio, ma anche la cultura, il divertimento, la formazione. Si lavora su dinamiche molto più agili: non ci saranno più contratti di locazione 6 più 6 come si faceva vent’anni fa, ma più negozi temporary che poi possono diventare permamenti.
    Sono forme che possono attrarre anche il turista?
    Esattamente. Il turismo è una delle chiavi di lettura che è stata individuata nei distretti del commercio molto più in Lombardia che in Veneto. Ai commercianti dico che occorre fare un passo culturale in un’ottica di sviluppo condiviso e di gestione unitaria.
    Il progetto Urbecom è stato finanziato con 400.000 euro (su 850.000 complessivi): c’è tempo fino a giugno 2016 per realizzarlo. Animazione, cultura, aggregazioni, accoglienza turistica, eventi, rassegne, aree adeguatamente pedonalizzate e ZTL con flessibilità oraria e concordata. In partenza a breve il corso per l’accoglienza turistica che l’Ascom sta coordinando e che si rivolge a 25 negozi.
    Il primo esempio di spazio restituito ai cittadini abbellito e attraente sarà Piazza S. Maria dei Battuti che influenzerà altre zone con ZTL attualmente ancora in attesa dei necessari lavori di completamento.