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Cremona 1702, storie
di guerra e d'amore
all'ombra del Torrazzo

di Marco Bragazzi

Storie di amore e guerra all’ombra del Torrazzo. Il 1 febbraio 1702 la città di Cremona divenne il punto focale di una guerra che opponeva i grandi schieramenti europei, quello tedesco degli Asburgo e quello della monarchia francese retta da Luigi XIV. La città su Po, storica roccaforte dell’impero spagnolo, era presidiata dalle truppe francesi in collaborazione con i loro alleati, principalmente gli irlandesi, quando il principe Eugenio di Savoia, comandante del potentissimo esercito tedesco-asburgico compì letteralmente una azione da commandos infiltrandosi personalmente in città di notte e cominciando una spaventosa battaglia contro i francesi e gli irlandesi comandati dal Duca di Velleroy. Una battaglia che procurò quasi 3000 morti tutti dentro le mura cittadine. Il conflitto attraversò tutta la città casa per casa, vicolo per vicolo: si combatteva nelle piazze, sui sagrati delle chiese e nei palazzi dei nobili dando origine ad un massacro urbano di dimensioni spaventose che si concluse nella stessa giornata con la cattura del Duca di Velleroy da parte di Eugenio di Savoia, ma grazie all’eroismo delle truppe irlandesi delle brigate Dillon e Burke (soprannominate ‘wild geese’ ovvero le anatre selvagge) i francesi riuscirono a ribaltare una sicura sconfitta bloccando il progetto di conquista di Eugenio di Savoia, costringendo quest’ultimo a lasciare la città con il suo esercito.

Tra le mura di Cremona in quel giorno di febbraio oltre alla storia di una tremenda battaglia si svilupparono storie d’amore, con amanti separati dalla crudezza della distanza e di una guerra che durava da anni. Così come amore e guerra spesso coincidono, anche nel febbraio 1702 la storia di due persone – a volte romanzata, a volte reale – si mischia nella storia della città. E’ il caso della Romanza d’amore spagnola – tradotta dalla prof.sa Simona Brunoni – tra Lisi e Anfrisio che, nel 1770, descrive “la sorpresa di Cremona” ma soprattutto l’amore tra i due giovani dove Anfrisio, allontanato da Lisi in quanto in forza all’esercito spagnolo, dovrà combattere tra le mura di Cremona nella speranza di poter ritrovare, osservando il massacro della battaglia, la sua amata alla fine di quella mattanza che attraversava le vie cittadine. La romanza, quasi un tributo alla forza di un sentimento di fronte al dramma di una guerra, accompagna il lettore nella descrizione dei fatti di quel tragico 1 febbraio 1702 raccontando il coraggio battagliero di Anfrisio e, in altro modo, la coraggiosa speranza di Lisi.

Di spessore completamente diverso, ma sempre rivolto all’amore e alla guerra nella città di Cremona, anche il romanzo storico di un grande autore irlandese, Charles Graham Halpine, nel suo ‘Mountcashel’s Brigade or the Rescue of Cremona’ (La brigata Mountcashel e il salvataggio di Cremona) scritto intorno al 1860. Il libro si concentra sulla storia d’amore tra la contessa D’Ambreticourt e il comandante delle forze irlandesi O’Brian partendo dal loro incontro alla corte di Versaille, incontro che vede da subito, quasi come filo conduttore della storia, la cittadina cremonese rappresentata dalla figura dell’abate Cassoli da Cremona. Il romanzo ha un ottimo profilo storico, Halpine fa riferimento alla storia e alla cultura della città, alla struttura delle sua mura, delle porte di accesso alla città e dei vicoli in centro. La città del Torrazzo è descritta come una città vivace, da vivere tra teatri, osterie e musica in ogni angolo, ma la battaglia rende tutto diverso: la crudezza della descrizione di Halpine allontana la storia d’amore tra i due protagonisti per spiegare come, tra polvere e fumo, tra spari e cannonate, si era sviluppata la carneficina in città, con un tale tenore di morti e feriti da saturare di sangue le strade.

L’autore descrive piazza del Duomo con i pezzi di artiglieria che sparavano verso le strade, i vicoli della città dove, a causa del poco spazio, l’esercito asburgico e quello francese si affrontavano a colpi di baionetta o di spada in un corpo a corpo che mieteva tanti morti e feriti da perderne il conto, la iniziale debacle dei francesi e il recupero degli irlandesi i quali, lasciata porta Po vecchia e bruciato il ponte di barche sul fiume, si gettarono nella mischia nelle piazze cittadine o combattendo dentro le case pur di riconquistare le zone passate sotto il controllo delle forze asburgiche. Dopo aver descritto come Eugenio di Savoia riesce ad entrare in città (varcando le mura cittadine dall’acquedotto sito nella zona vecchio passeggio grazie alla ‘delazione’ di una spia) Halpine offre i passaggi della battaglia, cita Porta Santa Margherita (oggi Porta Romana), la torre dei Ciabattini (oggi Torre del Capitano), i duelli all’arma bianca nella zona oggi compresa tra piazza Roma e corso Mazzini. Il libro nel finale riprende il filo originario della storia d’amore tra i due, sconvolta dalla devastante battaglia che si svolse all’ombra del Torrazzo, rendendo protagonista quasi la città di Cremona più che la contessa D’Ambreticourt e il comandante O’Brian.

Il dublinese Charles Graham Halpine si trasferì a metà 1800 negli Stati Uniti, combatté con i nordisti fino al grado di Brigadiere Generale, ma prima della carriera militare divenne giornalista ed editore di giornali come il Boston Post, the Herald Tribune e il New York Times. Il suo talento nella scrittura lo portò a conoscere, a New York l’8 giugno 1867, addirittura Mark Twain, al quale lo stesso Halpine propose una collaborazione con l’Herald Tribune. Si dedicò anche alla carriera politica e morì per una overdose di barbiturici nel 1868. Il romanzo di Halpine divenne così famoso in Irlanda da venir musicato come marcia militare per le parate, mentre la città di Cremona era talmente nota tra le truppe irlandesi da venir citata anche nel grido di battaglia dei reggimenti: “Back to back, and face to face, Wrest from fate this night’s disgrace Ere the sun rose from its bed or that livid dawn grew red Every German spear had flet From Cremona town” (Schiena contro schiena e faccia a faccia, strappiamo dal destino il disonore di questa notte Prima che il sole si levò dal suo letto o quell’alba livida era diventata rossa Ogni lancia tedesca era fuggita dalla città di Cremona). Un tributo perenne alla città di Cremona, nato tra storie di amore e di battaglie e offerto alla letteratura nei decenni successivi.

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