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L’ex vice presidente Storti
attacca cda di Fond. Città
di Cremona sul fotovoltaico

Non si spegne la polemica sulla realizzazione di un parco fotovoltaico accanto a Cremona Solidale, che dopo le associazioni ambientaliste vede in campo in prima persona nientemeno che Gian Carlo Storti, ex vice presidente del cda della stessa Fondazione Città di Cremona (ora scaduto e in attesa di essere rinnovato) che ha ideato progetto. Quello di Storti è un “no” convinto a quanto stabilito lo scorso 20 novembre, ossia ‘l’aggiudicazione della costituzione del diritto di superficie a favore della società Juwi Development 02 srl, per la durata 30 anni, per la realizzazione dell’impianto fotovoltaico”. Un progetto che alla Fondazione frutterebbe 1.150.000 euro.

“Purtroppo per ragioni personali non ero presente. Avrei votato contro” evidenzia Storti, che ricostruisce la vicenda. “Della questione mi parlò per la prima volta la presidente Garoli alcuni minuti prima del Cda del 26 settembre. In quella sede dichiarai che ritenevo la proposta interessate e da valutare, ma visto l’enorme consumo di suolo si sarebbe dovuto procedere con prudenza e che in ogni caso manifestavo il mio accordo con la pubblicazione degli atti relativi per far partire la procedura”.

Una procedura che però si era rivelata, sottolinea Storti, “una gara vera e propria al termine della quale si sarebbe andati ad assegnare al vincitore il ‘diritto di superficie’. Successivamente non ho potuto partecipare alla seduta del 18 novembre dove è stata aperta la proposta di rinvio pervenuta da Linea Green”. Storti a quel punto aveva chiesto, inviando una mail al cda, chiedendo “di sospendere e di ripartire ex novo”. Anche per valutare la proposta di Linea Green. Invece il Cda il 20 novembre, seduta a cui Storti era assente, aveva deliberato “la costituzione del diritto di superficie a favore della Juwi Development, motivando che la richiesta di Linea Green non era accoglibile”.

L’accusa di Storti comprende anche la carenza di comunicazione sulla vicenda: solo successivamente, infatti, come lui stesso racconta, ha appreso “che l’intera vicenda era partita da una proposte della stessa Juwi Development verso metà luglio e che è proseguita con diversi incontri fra i rappresentanti della Fondazione indicati dalla presidente (ma pur essendo vice presidente io non ero fra loro) ed esponenti della giunta del comune di Cremona, e che ha visto come ritorno il consenso di massima – verbalmente espresso – dal sindaco Galimberti”.

Gli incontri sono poi proseguiti, ma Storti, come lui stesso evidenzia, non è mai stato invitato, fino alla definizione “dell’intero pacchetto. Visto come stavano le cose ho recuperato una parte dei documenti ed ho approfondito il dossier consultando privatamente esperti per capirne gli effetti sul suolo, urbanistici, sociali e politici di una operazione che frutterà, se realizzata, 1.150.000 euro, e che vedrà per 30 anni 15 ettari di pannelli solari in bella vista. A questo punto, appreso quanto sopra descritto, il mio manifesto disagio all’operazione si è trasformato in contrarietà alla stessa sia per ragioni di merito che di metodo. So bene che Fondazione ha bisogno di risorse ma non a tutte le condizioni”.

Secondo Storti, “tale impianto non è giustificabile né dal punto di vista sociale né politico per una amministrazione di centrosinistra che dovrebbe avere a cuore i problemi ambientali. Non possiamo sbandierare ai quattro venti che va ridotto il consumo di suolo e poi nella pratica consentiamo tali obrobri. Le varie osservazioni che in questi giorni sono state pubblicate sulla stampa, da parte di associazioni o singoli cittadini, stanno colpendo nel punto debole del progetto e cioè il grande consumo di suolo (15 ettari) e la durata del contratto (30 anni).

“Quindi per queste ragioni ritengo che il Comune di Cremona e Fondazione debbano revocare la decisione ed aprire con altre logiche il possibile investimento con un soggetto terzo che eviti però consumo di suolo utilizzando i molti tetti disponibili di immobili di proprietà della Fondazione stessa sparsi sul territorio oppure ragionando su nuove ed efficaci esperienze denominate ‘Agrivoltaico’. Ma per fare questo non si doveva aspettare una proposta di una ditta che ovviamente pur riconoscendo alla Fondazione lauti ricavi avrà lei stessa, oltre al minimo rischio di mercato, sostanziose utilità. Certo mi si risponderà che il tutto è subordinato all’ottenimento delle varie autorizzazioni.entro i 18 mesi.

Non sono in grado di sapere se per quel terreno serve il cambio di destinazione d’uso (da agricolo a servizi) che spetta al comune definire e se la legge regionale possa prevedere questo mega-impianto. Se fosse così basta non autorizzare il cambio d’uso – con una semplice delibera di Giunta – e si riparte da zero. Per chiudere a partire dai prossimi giorni e mesi mi batterò, da semplice cittadino, perché il comune di Cremona, di centro sinistra, compia una inversione di tendenza e chieda alla Fondazione di azzerare il tutto e ripartire ex novo.

Auspico che organizzazioni ambientaliste organizzino forti iniziative di pressione per far ritirare una delibera sbagliata ed imperfetta e che avrà i suoi effetti negativi – se realizzata – per il prossimi trentanni. Mi chiedo infine perché tanta fretta per una questione così delicata? Ed il Partito Democratico che ho rappresentato per cinque anni nel CdA di Fondazione, cosa dice?”.

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