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Royal Cremona Orchestra:
la 'voce' della città durante
la I Guerra Mondiale

di Marco Bragazzi
La “voce” di Cremona anche nelle trincee della Prima Guerra Mondiale. L’evento bellico che devastò l’Europa dal 1914 al 1918 riguardò la città di Cremona in vario modo, sia per i tanti caduti cremonesi che per le truppe inglesi che combattevano nelle trincee francesi contro i tedeschi. In quel periodo la propaganda anglosassone aveva bisogno di una ampia chiamata alla leva per affrontare le sanguinose battaglie che si stavano svolgendo sulla linea francese, gli incentivi alle truppe per affrontare gli spaventosi scenari di guerra erano diversi e, tra questi, anche la musica faceva la sua parte. Dal inizio delle ostilità un complesso si mise al servizio, insieme ad altri musicisti, per incidere canzoni destinate ai combattenti e per cercare di rendere la guerra “più vivibile” ai soldati, tra i vari professionisti chiamati a suonare ed ad incidere per le truppe vi era la Royal Cremona Orchestra. L’orchestra era composta da un quartetto di archi ovvero il fattore determinate per la scelta del nome Cremona che, da secoli, in Inghilterra era sinonimo di violini o strumenti ad arco. Il termine Royal fu inserito, verosimilmente, per non confondere il complesso con la Cremona Orchestra, gruppo musicale statunitense attivo tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, ma che non ebbe mai grosse fortune dal punto di vista commerciale. La Royal Cremona Orchestra cominciò subito a mettersi al lavoro grazie ad un contratto con la International Zonophone Records, etichetta che in Inghilterra faceva capo alla British Zonophone Company e dal 1916 cominciò ad incidere i famosi 78 giri che venivano spediti nelle trincee del fronte per interrompere con la loro musica lo stridore dei colpi di fucile e i boati dei bombardamenti. La produzione del quartetto della Royal Cremona fu prolifica, dal 1916 fino al 1918 incisero svariate decine di pezzi, partendo da alcune arie di musica classica fino ai ballabili di inizio XX secolo. Tra questi forse il più famoso fu “Wonderful girl Wonderful boy” del compositore americano Nat D. Ayer, pezzo scritto nel 1916 e divenuto una sorta di “top ten” tra i fanti impegnati nella durissima vita di trincea. Grazie a questa “elasticità” nella scelta delle cantate la Royal Cremona Orchestra acquisì un profilo notevole dal punto di vista della notorietà, gli interpreti si alternavano nel quartetto e, con la fine della Prima Guerra Mondiale, il nome della Royal Cremona Orchestra non fu più legato alla sola propaganda bellica, nel 1919 le incisioni proseguirono senza sosta, trainate dalla ripresa della tranquilla vita quotidiana in Inghilterra. I 78 giri della Zonophone (etichetta in netta concorrenza con la Grammophone) ospitano anche solisti di livello mondiale, è il caso di Marjorie Hayward, eccezionale violinista che prestò il suo talento alla Royal Cremona Orchestra per circa una decina di incisioni, prima di entrare nel famosissimo English String Quartet e nel successivo ancor più dotato Virtuoso Quartet, forse i due quartetti di musica da camera tra i più famosi in Inghilterra. Da notare che Hayward suonava con due strumenti a seconda dei brani che doveva interpretare, uno del liutaio piemontese Rocca e l’altro di liuteria cremonese e costruito dalla famiglia Ruggieri. I brani incisi dalla Royal Cremona Orchestra superano il centinaio, la produzione del quartetto proseguì fino al 1924 ed oggi le raccolte musicali inglesi della Prima Guerra Mondiale hanno quasi sempre un brano inciso dal complesso che portava il nome di Cremona. La filosofia che fu alla base della Royal Cremona Orchestra era quella di affrontare le esigenze belliche per tenere alto il morale delle truppe, ma il nome Cremona arriva probabilmente da un pensiero molto sentito in Inghilterra e racchiuso nelle parole di Henry Coates, produttore nella conosciutissima etichetta “His Master’s Voice” (in Italia era La Voce del Padrone, con l’indimenticabile logo del terrier che ascolta un vecchio grammofono) che sul catalogo della stessa etichetta del 1919 descrive l’impatto del suono del violino come quello del “suono perfetto e poetico tra tutti gli strumenti”. Lo stesso Coates elogiava la incredibile capacità degli artigiani di Cremona che, da un pezzo di legno, erano riusciti a produrre e sviluppare una sonorità così celestiale da rendere perfetta la musica.

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