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James Brown, padrino
del soul, debuttò
nel Cremona Trio

di Marco Bragazzi
La Seconda guerra Mondiale è finita da poco, a Toccoa in quella Georgia che è all’inizio del profondo Sud degli Stati Uniti, tre ragazzini di circa 12 anni devono cercare di raggranellare qualche dollaro per sopravvivere alla fame e alla miseria da cui provengono. In una piccola città con poche opportunità immersa nella micidiale calura estiva i tre decidono di provare a recuperare qualche moneta cantando davanti alle chiese quelle canzoni che provenivano dai campi di cotone che circondavano le fattorie, non era una idea nuova ma era l’unica cosa che i tre potevano fare. Per cantare servivano anche gli strumenti musicali e i tre bambini dispongono solo di una batteria fatta con dei bidoni, una viola costruita con qualche pezzo di legno e una armonica.

A questi strumenti bisognava aggiungere una voce, una voce carica di talento anche se povera di studi, una voce che doveva raccontare quei canti che si udivano lontani tra i fiocchi bianchi di cotone e i profili delle Blue Ridge Mountains distorti dalla calura. A Toccoa, in quella calda estate del 1946, nacque il Cremona Trio proprio per permettere a tre ragazzini di strada di mettere insieme qualche penny e cercare di sfuggire alla miseria. La band era carica di speranze, speranze legate alla musica e alla volontà dei suoi membri, Leon Austin suonava le percussioni, Robert Graham Jr. suonava la viola mentre la voce e l’armonica erano destinate a quello che è stato uno dei più grandi talenti della musica del XX secolo: James Brown.

Avete letto bene: il Padrino del soul, il Re del funky, colui che dagli anni ’50 ha letteralmente cambiato varie volte la storia della musica aveva cominciato la sua carriera a “Cremona”, ovvero con quel Cremona Trio che lo porterà a diventare uno dei musicisti tra i più famosi e copiati del mondo. Il nome Cremona Trio nacque per quella viola, secondo quanto raccontato da James Brown, dato che, quando i tre si misero insieme per suonare non avevano idea di come “battezzare” il loro complesso, Robert aveva in mano una viola e, forte della commistione tra la liuteria e la città di Cremona propose a James Brown il nome di “Cremona Trio”. Brown apprezzò l’idea anche perché voleva che il suo complesso avesse un nome che doveva ricordare l’ambito musicale e così, per più di 3 anni, divenne il leader del complesso. Quel trio ci sapeva fare nonostante l’età, gli strumenti non professionali e le scarpe bucate e, oggi, a poco più di due ore di distanza da Toccoa, potete camminare sulla James Brown Boulevard di Augusta, ovvero sulla strada dedicata al grande musicista nella cittadina che ospitò i primi successi del Re del funky.

Sulla odierna James Brown Boulevard il Cremona Trio conobbe il primo successo nel 1948, James Brown stava perfezionando la tecnica di ballo e quella sullo stile musicale quando, al teatro – oggi demolito – Lenox di Augusta, il complesso si impose in una competizione studentesca con una versione magistralmente rivista del singolo “Bewildered” destinata poi a diventare uno dei cavalli di battaglia di Brown per il mezzo secolo successivo. Il Cremona Trio si sciolse nel 1949 sempre ad opera di James Brown in quanto venne arrestato per la prima volta, esordio di quella che sarà una serie non breve di incontri con il carcere, per alcuni furti in negozi di abbigliamento. Il carcere divenne un’opportunità per James Brown, nella casa circondariale conobbe Bobby Byrd, ovvero colui che riuscirà ad incanalare il suo talento verso la musica diventando letteralmente il braccio destro del Padrino del soul per decenni.

Da quel 1949 che concluse l’esperienza di James Brown con il Cremona Trio nacque la storia, raccontata da centinaia di canzoni, concerti e collaborazioni che resero a Brown un successo forse difficilmente eguagliabile. James Brown non riuscirà mai ad esibirsi nella “vera” Cremona ma il 17 marzo 1991, all’ombra del Torrazzo, Palazzo Cittanova rese omaggio alla storica band del Re del funky, i JB’s. Con Fred Wesley al trombone, Maceo Parker al sax alto e Pee Wee Ellis al sax tenore, in pratica buona parte degli ottoni che accompagnavano i concerti, gli spettatori cremonesi vennero immersi nel sound creato da James Brown in uno spettacolo trascinante come pochi altri. Era quel sound che, quasi 50 anni prima, il leader del Cremona Trio aveva cominciato a creare sui marciapiedi di Toccoa, in Georgia mentre chiedeva qualche monetina per sfuggire alla miseria.

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