3 Commenti

Pd or not Pd:
serve una
nuova fase

Siamo entrati nel Pd da un anno pensando che avesse bisogno di un radicale cambiamento, e non possiamo che leggere con piacere l’intervento di Zingaretti a favore di una fase nuova del Pd. Il Pd ha fallito la propria missione di pacificazione sociale, il sogno del Pd veltroniano è crollato anche e soprattutto per i suoi propri limiti e per una naturale confusione sulla propria identità, d’altronde un Partito che più o meno andava dalle Tute Bianche a Adinolfi che identità stabile e che sogno a lungo termine poteva avere?

Né si può sostenere come si legge da alcuni commentatori locali che il Pd abbia perso negli anni la propria spinta riformista semplicemente perché, al di là delle parole, non ha mai perso l’occasione di smarcarsi coi fatti da quella tradizione: basti ricordare che tra l’alleanza col socialista Boselli e quella col giustizialista Di Pietro, il Pd di Veltroni scelse senza alcun indugio la seconda. Negli ultimi anni però, complici le sconfitte elettorali, nel Pd sta crescendo la presa di coscienza di una identità autenticamente riformista, ben lontana, per intendersi, da precedenti forme di identità fondate su una tanto asfissiante quanto presunta superiorità morale.

Il Pd sta cambiando pelle, tante voci critiche si alzano libere al suo interno e dev’essere aiutato ad accelerare la progressiva trasformazione in un partito laico, riformista, socialdemocratico e libertario, nel Paese come a Cremona e per questo ha bisogno di forze nuove che si mettano in gioco. Per intercettare nuovi consensi non serve scendere in piazza con un megafono, serve far politica senza pregiudizi, a fronte alta con spirito più garibaldino, serve avere il coraggio di scegliere, serve avere voglia di dire da che parte si sta, serve insomma dare alla gente quel che la gente chiede dalla politica: prospettive.

Serve essere franchi e dire che i decreti sicurezza, da Minniti in poi, vanno in una direzione di gestione della materia lontana anni luce dalla nostra; serve dire che la riforma della prescrizione ci allontana dall’essereuno Stato di Diritto, se con ciò si intende uno Stato che non può far ciò che vuole dei cittadini; serve parlare di lavoro: porre mano alla ragnatela di tutele dei lavoratori che da vent’anni si va progressivamente ad assottigliare, con la convinzione che l’arretramento delle tutele dei lavoratori non aiuta affatto la piccola media impresa; serve progettare una riforma degli enti locali che garantisca una reale
rappresentanza dei territori negli enti superiori, mica seguire la canea populista del taglio della rappresentanza, se è giusto tagliare tagliamo i privilegi, non il numero dei privilegiati.

Dar prospettive vuol dire anche riconoscere che l’aumento esponenziale della produzione e dei consumi non può essere infinito a fronte di un Ambiente impoverito dove si fatica a vedere un domani e pensare a strumenti di politica sociale conseguenti. Serve una attenta ricognizione degli sprechi laddove miliardi si perdono quotidianamente nei meandri paludosi della burocrazie e delle consulenze.

IL Pd però per cambiar pelle dev’essere aiutato da tutte le coscienze civili e progressiste del Paese, anche perché non si deve far politica a servizio della propria idea, ma anche e soprattutto a servizio della società e pur con tutti i limiti che abbiamo citato, il Partito Democratico è la sola formazione che raccoglie intorno a sé gli spiriti innovatori della società e può influire su di essa mitigandone gli squilibri.

© Riproduzione riservata
Commenti
  • Sbirulino19

    Io direi piuttosto: Chair or not chair…e vista la bramosità di poltrone che li contraddistingue, sicuramente chair!

    • Abiff

      Più Shakesperiano sarebbe ancora “To Chair or not to Chair”, visto che il vocabolo è anche verbo, “presiedere”, ed in questo caso, indica potere ancora maggiore.

      • Sbirulino19

        Grazie, hai interpretato perfettamente in inglese il mio pensiero.
        L”essenza del PD è la poltrona.