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La Cremona nella Dichiarazione
d'Indipendenza degli Stati
Uniti tra fulmini e violini

di Marco Bragazzi

La Cremona nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti tra fulmini e violini. Uno dei massimi punti del processo democratico nel Nuovo Continente, ovvero il Nord America fu quando, il 4 luglio 1776, 5 delegati del Congresso statunitense dichiararono e misero per iscritto con la Dichiarazione d’Indipendenza che tredici colonie americane diventavano formalmente indipendenti dall’Impero Britannico, fatto che scatenò una sanguinosa guerra, la Guerra d’Indipendenza Americana la quale, in sette anni, coinvolse centinaia di migliaia di soldati e diversi eserciti anche dall’Europa.

Tra quei 5 delegati due delle figure di massimo spessore nella storia statunitense erano Thomas Jefferson, che amava coltivare il lino cremonese nella sua residenza, e il quasi autodidatta Benjamin Franklin, politico, inventore e scienziato considerato tra le più grandi menti della storia. Franklin inventò il parafulmine, propose l’instaurazione dell’ora legale, fece fare passi immensi allo studio dell’energia elettrica e firmò quella Dichiarazione d’Indipendenza che cambiò per sempre la storia.

La città di Cremona si collega allo scienziato attraverso un fulmine, ma per chiarire questo passaggio serve partire in una afosa giornata d’agosto nel 1777 quando in città si abbatte un classico e potente temporale estivo. In quella giornata di pioggia e saette il campanile della chiesa di SS. Siro e Sepolcro, oggi in via Aselli, viene colpito in cima da un fulmine che lo danneggia stranamente solo in maniera minima alla base. L’evento venne studiato di persona da un fisico piemontese, Carlo Barletti, che nel 1780 riusci a pubblicare una teoria antesignana sul passaggio di energia elettrica. La teoria di Barletti incuriosì il chimico olandese Jan Ingenhousz, colui che scoprirà l’importanza della luce all’interno del processo di fotosintesi delle piante, il quale cominciò una corrispondenza molto intensa con il suo mentore in materia di energia elettrica, l’americano Benjamin Franklin.

Dal 1782 alla fine di agosto del 1783 nelle varie missive tra Ingenhousz e Franklin la parola dominante è “energia” e “esperimento Cremona”, tanto che lo stesso Franklin spiega al collega olandese come poteva essere avvenuto il passaggio di elettricità e gli propone di riprodurre un nuovo “esperimento Cremona” seguendo i suoi parametri e i concetti scientifici, considerando soprattutto il metallo che sosteneva il campanile. Forse la presenza in città di Ingenhousz, al quale Franklin aveva chiesto un’analisi ed una descrizione approfondita del campanile, stimolò uno stampatore cremonese, Lorenzo Manini, il quale il 9 ottobre del 1783 scrisse allo scienziato allegando come regalo una copia del libro “Memorie storiche della città di Cremona” raccolte dallo stesso Manini.

Nei successivi 2 anni Manini scrisse altre 2 volte a Franklin, lodandolo per la l’incredibile visione dell’uomo scritta nella Costituzione degli Stati Uniti, ma a quanto sembra non ebbe mai risposta diretta dal fisico statunitense. La liuteria cremonese e la politica sulla indipendenza degli Stati Uniti si collegano grazie a James Lovell, delegato del Congresso, e tra i firmatari degli “Articoli della Confederazione” ovvero il primo documento nato dopo la Dichiarazione di Indipendenza. Lovell era stato un feroce oppositore politico del “padre” degli Stati Uniti, il generale e presidente George Washington. Il delegato aveva una una predilezione per la crittografia, le sue lettere erano scritte in codice tanto che lo stesso Benjamin Franklin aveva difficoltà, una volta intercettate, a decifrarle. Ma nella sua corrispondenza l’ironia non mancava, infatti Lovell nel giugno del 1779 scrive di Richard Henry Lee, politico tra i 55 Padri Fondatori degli Stati Uniti e Presidente del Congresso degli Stati Uniti, definendolo in maniera a dir poco singolare. “Quando lui (Richard H. Lee) parla al Congresso sembra di sentire un violino Cremona che dovrebbe incantare il pubblico, ma alla fine non capisci quale sia la vera qualità di quel violino perché come primo violino ha un suono che alcuni potrebbero definire ridicolo”. In pratica secondo Lovell il Presidente del Congresso Lee era più un trombone che un violino, ma fa sorridere l’accostamento, di certo sagace, tra l’incantevole e riconosciuta qualità dei violini di fattura cremonese e la dialettica politica statunitense. Il volto di Franklin é stampato sui biglietti da 100 dollari, il biglietto di maggior valore tra quelli comunemente circolanti.

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