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Anniversario morte di Craxi
Zaffanella: 'Con lui a Cr 200
mld di lire in opere pubbliche'

Il 19 gennaio di vent’anni fa moriva ad Hammamet Bettino Craxi. Il film di Gianni Amelio, le numerose rievocazioni di queste ore, la scarsa statura dei politici di oggi ripropongono la figura del leader socialista. Dieci anni fa, in occasione dei primi due lustri dalla sua scomparsa, il quotidiano cremonese “La Cronaca” intervistò due ex sindaci socialisti: quello di Crema, Maurizio Noci, scomparso poche settimane fa e quello di Cremona Renzo Zaffanella, da tempo ritiratosi dalla vita pubblica. Rileggendo quelle pagine si ripercorrono parole e annotazioni che soltanto oggi, anche ex avversari di Craxi, riconoscono. Maurizio Noci, amico e craxiano doc, aveva appeso nel proprio studio una litografia di Craxi con la sahariana kaki, la divisa ufficiale dei giorni amari di Hammamet, vicino un’altra foto con l’ex parlamentare e sindaco di Crema che depone garofani rossi sulla tomba di Salvador Allende. La litografia, in tiratura ridotta di sole ottanta copie, la donò a Noci proprio Craxi in una delle visite del cremasco ad Hammamet (nel 1996 e nel 1998).

Noci aveva incontrato per la prima volta Craxi nel ’54 a un incontro di giovani socialisti cremaschi a San Bernardino. Bettino arrivò a Crema in Lambretta da Milano con la chitarra tracolla. Noci fu senatore e sottosegretario all’agricoltura proprio per volontà di Craxi. “Nell’Italia dei voltagabbana – diceva orgoglioso Noci – io non ho mai girato le spalle a Craxi, nel bene come nel male”. Craxi era un innovatore, un europeista, uno statista che ha saputo confrontarsi alla pari con giganti come Mitterand, Kohl, o la Thatcher. Un gigante tra i giganti”. Anche Zaffanella ricordò Craxi: “Ho conosciuto Bettino nel febbraio del 1955 al congresso di Torino, aveva 21 anni, io 25. Mi sostituì come verbalizzante del congresso. Da allora l’amicizia non venne mai meno. Il ricordo più bello? Quella volta, con le nostre stazze dentro la Cinquecento da Milano a Cremona per portarlo al Festival dell’Avanti! a mediare tra le correnti del partito”. Ed ancora i ricordi di Renzo Zaffanella: “Nei miei dieci anni da sindaco di Cremona, Craxi si impegnò tantissimo per la nostra città e fece arrivare 200 miliardi di lire per opere pubbliche”. E Craxi non sbagliò mai? “L’errore politico più grande è stato aver sottovalutato il fenomeno Lega al nord”.

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Commenti
  • michele de crecchio

    Duecento miliardi di lire? Davvero? Mi sembra una cifra un tantino “gonfiata”. Nemmeno Craxi, ai suoi tempi d’oro, aveva la mitica borsa di S. Omobono!

    • Heartbreak

      Probabilmente sono quelli che ha rubato.

  • Chicca

    Lo facciamo santo !!??!

  • Abiff

    Ahh…. che tempi, quando c’era Lui…

  • Dott. Landi Roberto

    Che l’attuale classe politica italiana sia – con poche eccezioni – di mediocre livello è purtroppo un dato di fatto. Personalmente tuttavia non ho mai creduto ad una cesura netta fra un asserito popolo di santi, poeti e navigatori, da un lato, ed una casta di inetti e corrotti dall’altro. Semplicemente tanto negli anni Ottanta, quanto ai giorni nostri, la seconda è sempre stata l’espressione del primo. Nello specifico, ai nostalgici della Prima Repubblica, che vogliono ammantare la figura di Craxi dell’aurea di statista preveggente, ricordo che durante i governi del Pentapartito (buona parte dei quali a guida socialista), in circa 12 anni raddoppiò il debito pubblico. Governare spendendo, con smaccate finalità clientelari, creò infatti fra il 1980 ed il 1992 più debito di quanto se ne fosse formato in Italia dal 1861 al 1979. Non mi sembra un gran motivo di vanto. Craxi sarà stato anche un grande riformista – a parole – nei fatti però non riformò nulla. Non la Pubblica Amministrazione, non il sistema fiscale, non le istituzioni. Affrancò (in buona misura) il Partito Socialista da quella sudditanza politico – ideologica dal Partito Comunista, che aveva ereditato allorquando ne assunse la segreteria nel 1976, ma il suo anticomunismo ed la sua supposta visione di stampo laburista non gli impedìrono, con una dose massima di cinismo politico, di essere al contempo alla guida di esecutivi in forte opposizione con il PCI e di amministrare con il PCI medesimo molte grandi città. Nei fatti capitalizzò al massimo il “peso” politico del suo partito, alleandosi con gli uni o con gli altri per rimanere sempre al potere, a livello locale o nazionale che fosse, facendone così non solo parte integrante, ma financo volano primario di quel sistema politico-affaristico che deflagrò nel 1992. Non la reputo davvero un’eredità morale da trasmettere ai posteri, dato che le conseguenze di quel dissesto finanziario e del dilagare del malcostume politico le stiamo scontando ancor oggi.

    • Heartbreak

      Nella sua disamina è stato fin troppo “gentile”!

  • Sbirulino19

    Di quei 200 milardi mandati a Cremona credo qualcosina gli sia ritornato indietro…