2 Commenti

Mozart a Cremona: il 20 gennaio
1770 il piccolo genio fa tappa
all'albergo della Colombina

Il 20 gennaio 1770 Wolfgang Amadeus Mozart, che deve ancora compiere 14 anni (li compirà il 27 gennaio) e suo padre Leopold, che ne ha 50 arrivano a Cremona, il primo dei tre viaggi che li porterà in Italia. Resteranno nel Belpaese per 15 mesi abbondanti, fino al 28 marzo 1771, viaggeranno dal Brennero a Napoli, andata e ritorno, toccando le principali città d’arte italiane e abbeverandosi alla culla della cultura, come era consuetudine allora – e per tutta l’epoca romantica – per letterati, pittori e musicisti che volessero esercitare la professione d’artista.

Il primo viaggio fa tappa anche a Cremona. Una tappa significativa, sviluppata nell’arco di due giorni, 20 e 21 gennaio, e d’altra parte già allora la nostra era la città di Stradivari e della grande liuteria, e questo i Mozart lo sapevano. Oggi, con questo racconto, vogliamo celebrare il 250° anniversario del transito da Cremona del massimo genio della storia della musica, un padreterno del pentagramma che a 4 anni si esibiva già al cembalo, a 6 anni componeva le prime opere e che in soli 35 anni di vita ha lasciato una traccia profonda e rivoluzionaria nell’arte dei suoni.

Partiti da Salisburgo il 13 dicembre 1769, il piccolo Amadeus e il padre Leopold intraprendono il primo lungo viaggio in Italia. Fanno tappa a Innsbruck, Bolzano, Rovereto, Verona e Mantova. Nel tragitto tra la città gonzaghesca e Cremona, i due viaggiatori sostano a Bozzolo per il cambio dei cavalli, alloggiano all’Albergo della Posta e il piccolo genio improvvisa nottetempo un breve concerto nella canonica del parroco. Il 20 gennaio 1770 arrivano a Cremona, prendendo alloggio all’Albergo della Colombina, nell’attuale Piazza del Comune. Per una curiosa coincidenza, oggi sotto la loggetta di quell’edificio si trova la bottega di un liutaio, quasi a testimoniare il passaggio di un genio della musica che ben conosceva la tradizione liutaria della città, benché gli anni del transito dei Mozart fossero anni di decadenza dopo i fasti dell’epoca classica degli Amati, Guarneri e Stradivari. La permanenza di due giorni sotto il Torrazzo dimostra quanto i due illustri viaggiatori considerassero significativa Cremona, tanto che la sera del 20 assistono a uno spettacolo presso il Teatro Nazari, ospiti nel palco del proprietario, il marchese Giovanni Battista Nazari. E’ la rappresentazione di un’opera del compositore napoletano Michelangelo Valentini, La Clemenza di Tito, soggetto metastasiano che curiosamente anche Amadeus avrebbe musicato nel 1791, e sarebbe stata l’ultima opera teatrale della sua vita.

Il principale teatro di Cremona inizia la sua storia nel 1747, da un gruppo di nobili che decide di sostituire spazi provvisori con una vera e propria sala teatrale, affidando l’incarico della progettazione a Giovanni Battista Zaist, architetto cremonese che faceva parte della cerchia dei famosi Bibiena. Così Teatro Nazari, dal nome del proprietari, diventa Teatro della Società o della Nobile Associazione nel 1785, quando viene acquistato dai palchettisti. Raso al suolo nel 1806 da un incendio, i condomini decidono l’immediata ricostruzione, affidando il progetto a Luigi Canonica, noto architetto teatrale dell’epoca, che si ispira al suo maestro, il Piermarini, con propri interventi originali. Nel 1907 il teatro è intitolato ad Amilcare Ponchielli, il maggior operista cremonese dell’Ottocento. Successivamente l’allungamento del palcoscenico lo porta a essere uno dei maggiori teatri d’Italia. Di nuovo un incendio lo distrugge parzialmente nel 1824, per venire immediatamente ripristinato da Faustino Rodi e Luigi Voghera.

LA LETTERA DA CREMONA – Le considerazioni sullo spettacolo visto a Cremona il giovane Mozart le immortala in una lettera inviata all’adorata sorella Nannerl alcuni giorni dopo da Milano, precisamente il 26 gennaio.  “A Cremona l’orchestra era buona, e il primo violino si chiama Spangnoletto. Prima Dona, non male, già vecchia, credo, come un cane, non canta tanto bene come recita: è la moglie di un violinista che suona nell’opera, lei si chiama Masi. L’opera si intitola: La clemenza di Tito. Seconda Dona, non brutta sulla scena, giovane, ma niente di straordinario. Primo huomo Musico Cichognani. Una bella voce, e un bel Cantabile. Gli altri due castrati, giovani e passabili. Tenore: si chiama: non lo sò. Ha un che di piacevole, sembra Le Roi di Vienna che è venuto da Leman. Ballerino primo: bravo, Ballerina prima, brava, e un grandissimo cane. C’era una danzatrice che ha ballato non male, e, quale Capod’opera, non è brutta né sulla scena né fuori. Gli altri erano come sempre. C’era anche un ballerino grottesco, che a ogni salto mollava una scoreggia”.
Una lettera in cui non mancano espressioni ed epiteti coloriti che lasciano trasparire l’anima giocosa e irriverente di un piccolo genio della musica dal carattere oltremodo ironico ed estroverso. Il 21 gennaio i due viaggiatori lasciano Cremona e partono alla volta di Milano.
Le considerazioni sullo spettacolo visto a Cremona il giovane Mozart le immortala in una lettera inviata all’adorata sorella Nannerl alcuni giorni dopo da Milano, precisamente il 26 gennaio.

LA LETTERA DEDICATA A CREMONA – “A Cremona l’orchestra era buona, e il primo violino si chiama Spangnoletto. Prima Dona, non male, già vecchia, credo, come un cane, non canta tanto bene come recita: è la moglie di un violinista che suona nell’opera, lei si chiama Masi. L’opera si intitola: La clemenza di Tito. Seconda Dona, non brutta sulla scena, giovane, ma niente di straordinario. Primo huomo Musico Cichognani. Una bella voce, e un bel Cantabile. Gli altri due castrati, giovani e passabili. Tenore: si chiama: non lo sò. Ha un che di piacevole, sembra Le Roi di Vienna che è venuto da Leman. Ballerino primo: bravo, Ballerina prima, brava, e un grandissimo cane. C’era una danzatrice che ha ballato non male, e, quale Capod’opera, non è brutta né sulla scena né fuori. Gli altri erano come sempre. C’era anche un ballerino grottesco, che a ogni salto mollava una scoreggia”.
Una lettera in cui non mancano espressioni ed epiteti coloriti che lasciano trasparire l’anima giocosa e irriverente di un piccolo genio della musica dal carattere oltremodo ironico ed estroverso. Il 21 gennaio i due viaggiatori lasciano Cremona e partono alla volta di Milano.

GLI ALBERGHI A CREMONA -Dove poteva soggiornare un personaggio importante che volesse venire a Cremona? Pochi in verità erano gli alberghi di alto livello, perlopiù si trattava di osterie con servizio di locanda come quella dell’Aquila Nera in piazza Roma, collocata dove adesso c’è il palazzo del Credito Commerciale oppure quella del Sole all’angolo tra le attuali corso Mazzini e via Solferino. Osterie con servizio di locanda anche in periferia o nel contado dove erano soliti soggiornare i militari anche perchè offrivano il servizio di stalla.
Tra gli alberghi importanti in centro c’era quello del Cappello, un tempo osteria dei Tre Re, poi diventata albergo del Cappello in via Giudecca (un tempo contrada degli ebrei oggi via Verdi) diventato poi la sede di soggiorno abituale di Giuseppe Verdi durante le sue frequenti visite cremonesi. Prima di lui vi avevano soggiornato altri illustri personaggi come l’imperatore Leopoldo II nel giugno del 1791 e Carlo III Duca di Parma con la consorte nonché la Regina di Sardegna proveniente da Mantova il 23 febbraio 1853.
L’albergo più importante di Cremona, l’albergo di lusso come si direbbe oggi, era certamente l’Albergo Imperiale della Colombina, di fianco al Palazzo dei Militi, di fronte al Battistero. Le colombe che ancora si vedono sotto i balconcini ricordano ai passati che lì soggiornavano i grandi della terra che venivano a Cremona utilizzando come sala da pranzo l’attuale Ristorante del Violino. Eppure quella locanda, come dichiarò la marchesa Margherita Boccapadule Sparapani Gentili nel suo diario, quella locanda era “né bella, né troppo pulita”. Forse era per la posizione o perché la città non offriva di meglio che lì scesero principi e sovrani come l’imperatore Giuseppe II nel marzo 1784, il principe Michele fratello dello zar di Russia Alessandro I nel 1819, la Duchessa Maria Luigia d’Austria nel 1831 di passaggio a Cremona per recarsi a Piacenza con un seguito di quaranta carrozze. Ed ancora soggiornarono alla Colombina la vedova di Francesco I di Napoli il 18 ottobre 1837 proveniente da Milano, il principe ereditario di Russia Nicola il 18 novembre 1838 e tanti altri.

FINE PRIMA PARTE

 

© Riproduzione riservata
Commenti
  • Elisabetta Bertolini

    Un pezzo è ripetuto nel testo – quello della dedica – ottimo resoconto, interessante per gli appassionati e non! Bravi!

    • mpompero

      …incluso “non lo só” con l’accento, due volte caso mai non si notasse…