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Frode nel settore
vitivinicolo: un cremonese
agli arresti domiciliari

E’ finito agli arresti domiciliari un cremonese, Alberto Carini, 45 anni, residente a Castelverde e presidente della Cantina Sociale di Canneto Pavese. L’azienda è infatti al centro di un’indagine della Procura di Pavia su una frode nel settore vitivinicolo. Oltre a lui altre quattro persone sono state arrestate: Carla Colombi, 65 anni, stretta collaboratrice del presidente,residente a Montescano (Pavia); Aldo Venco, 65 anni, enologo che abita a Casteggio (Pavia), vice presidente di Assoenologi Lombardia-Liguria; Massimo Caprioli, enologo residente a Stradella (Pavia); Claudio Rampini, 63 anni, mediatore vitivinicolo. E’ stato invede disposto l’obbligo di firma per due produttori della zona, che avevano rapporti con la Cantina.

Gli indagati sono accusati di “associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari (Doc e Igp)” si legge in un comunicato congiunto di Carabinieri e Guardia di Finanza. Tra le accuse anche “l’utilizzo e l’emissione di fatture false”: documenti che, secondo gli investigatori, sarebbero serviti a “giustificare quantitativi di vini etichettabili con denominazioni pregiate che però non erano presenti in magazzino”. Vini che venivano infatti “sostituiti dal produttore con altri di qualità inferiore, alterati e destinati alla vendita come vini di tipici dell’Oltrepo Pavese”.

Nel corso dell’indagine sono state anche “eseguite anche 28 perquisizioni domiciliari, locali e personali nei confronti di altrettante persone fisiche, aziende acquirenti del vino, e laboratori di analisi compiacenti”. Le perquisizioni sono state effettuate anche in cantine e aziende vinicole di Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige.

Sulla vicenda interviene Coldiretti Lombardia, secondo cui “Occorre fare chiarezza e punire gli eventuali responsabili di frodi che screditano e mettono a rischio lo sviluppo del settore del vino in Lombardia, cresciuto puntando su un percorso di valorizzazione del territorio e di qualità, che ha portato al record storico di esportazioni per un valore di 271 milioni di euro”.

“Ben vengano tutti i controlli volti ad accertare azioni fraudolente di singoli” commenta Paolo Voltini, presidente di Coldiretti Lombardia “che rischiano di mettere a rischio un comparto strategico per il nostro agroalimentare, che rappresenta un patrimonio di cultura, conoscenza e biodiversità da tutelare”.

In Lombardia – spiega la Coldiretti regionale – ci sono oltre 20mila ettari a vigneto, quasi tutti dedicati a nettari di alta qualità, grazie a 5 DOCG, 21 DOC e 15 IGT. Le province più vocate sono Pavia con più di 12.500 ettari e Brescia con oltre 6.800 ettari. A seguire: Mantova (più di 1.700 ettari), Sondrio (circa 800 ettari), Bergamo (640 ettari), Milano e Lodi (circa 200 ettari), ma zone viticole più ridotte si contano anche fra Como, Lecco, Varese e Cremona.

Quasi due italiani su tre – sottolinea la Coldiretti Lombardia in base a un’indagine Coldiretti/Ixè – hanno paura delle frodi e delle contraffazioni a tavola, perché al danno economico si aggiungono i rischi per la salute. A livello nazionale – continua la Coldiretti – le frodi e la vinopirateria sono la principale minaccia al successo del settore del vino, dove sono state smascherate, dall’Ispettorato centrale repressione frodi, ben 194 notizie di reato nel 2018, con il sequestro di 15 milioni di chili di prodotto per un valore di 16,3 milioni di euro.

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