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Luci in viale Po: i promotori della petizione non erano stati informati dell'avvio dell'iter

La ciclopedonale di viale Po al buio

Mancanza di comunicazione tra l’ente e i cittadini: i promotori della petizione che chiede il potenziamento delle luci sulla pista ciclopedonale di viale Po, non avevano ricevuto informazione formale del fatto che l’iter per esaminare la loro richiesta era stato avviato dal sindaco, che l’aveva demandato al vicesindaco Andrea Virgilio. Questa in sostanza la ragione che ha portato come conseguenza politica all’accesa discussione tra maggioranza e opposizioni nell’ultimo Ufficio di Presidenza. A dare la propria versione, dopo la ricostruzione di Carlo Malvezzi (leggi qui: Bagarre in ufficio di presidenza sulle luci in viale Po: alla fine la spunta l’opposizione) è oggi il presidente del Consiglio Comunale Paolo Carletti.

“Vista la descrizione fatta dal consigliere comunale Carlo Malvezzi in ordine a quanto accaduto nella riunione dell’Ufficio di Presidenza tenutasi martedì 21 gennaio, corre l’obbligo di precisare come in realtà sia stata affrontata la questione riguardante la petizione popolare inerente la posa di nuovi punti luce sui percorsi ciclopedonali di viale Po”, scrive Carletti.

“In data 14 novembre 2019 veniva indirizzata al Sindaco una petizione popolare ai sensi dell’art.22 dello Statuto del Comune di Cremona. Lo Statuto pone una previsione normativa a garanzia del fatto che la petizione non rimanga inerte: infatti dà un termine di 45 giorni entro i quali il Sindaco deve comunicare ai firmatari a quali uffici ha indirizzato la pratica, in caso contrario la petizione ha diritto ad essere iscritta al Consiglio Comunale. E’ ovvio che la ratio della norma non è tanto la difesa del diritto di informazione, quanto la garanzia che il Sindaco avvii un procedimento amministrativo sul tema proposto dalla petizione.

Lo stesso giorno il Sindaco ha inviato la pratica al Vice Sindaco e all’Assessore alla Mobilità Sostenibile, in data 19 novembre ha poi formalmente assegnato la pratica all’Assessore alla Mobilità Sostenibile, dando così avvio al procedimento amministrativo. Pertanto, l’Amministrazione comunale, nel merito, ha rispettato appieno la funzione dello strumento popolare dandone sostanza amministrativa.

Il Sindaco però, pur avendo avviato quell’iter difeso dalla norma statutaria, ha tralasciato di darne comunicazione ai primi firmatari i quali, tecnicamente e solo formalmente, hanno avuto il diritto di richiedere l’iscrizione della petizione al Consiglio Comunale. Non sta alla Presidenza giudicare le intenzioni di chi vuole l’iscrizione al Consiglio di una petizione che pure è stata prontamente trattata dagli uffici, pertanto si è provveduto ad iscriverla.

Non prevedendo nulla il regolamento, la Presidenza del Consiglio Comunale ha chiesto parere tecnico agli uffici che ritenevano di trattare l’argomento come una comunicazione del Presidente con intervento della Giunta senza dibattito. La discussione in Ufficio di Presidenza, organo meramente consultivo del Presidente, mi ha portato all’insindacabile decisione di prevedere oltre all’intervento della Giunta che, per intendersi, non si è mai sottratta al confronto in aula, un dibattito con diritto di intervento dei soli capigruppo e diritto di replica dell’Amministrazione”.

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