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Contrasto alle mafie: ecco
la fotografia delle nuove
organizzazioni criminali

Nel corso della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario svoltasi ieri a Brescia, l’avvocato generale Marco Martani, procuratore generale facente funzioni, ha trattato nella sua relazione il tema della criminalità organizzata nel  distretto, che comprende le province di Brescia, Cremona, Mantova e Bergamo. “La presenza della criminalità mafiosa nelle province del distretto di Brescia”, ha detto, “da alcuni anni non è più una semplice ipotesi investigativa o un allarme lanciato dai mezzi di comunicazione e dalle forze politiche e sociali del territorio. Si è ormai passati definitivamente alla prova in giudizio dell’esistenza di associazioni a delinquere e dalle modalità mafiose con cui vengono commessi gravi reati di estorsione e non solo. Si tratta di organizzazioni criminali che, sfruttando metodi e tradizioni delle terre d’origine, hanno dato vita ad associazioni di stampo mafioso autonome ed indipendenti. Anche in quest’ultimo periodo gli elementi che emergono dalle nuove attività di indagine consentono di confermare la stabilizzazione operativa nel distretto di storiche famiglie di origine calabrese, campana e siciliana, da tempo emigrate nella Lombardia orientale e di assistere all’insediamento o al tentativo di prima infiltrazione di nuove strutture criminali, variamente organizzate e sempre di provenienza da aree geografiche a consolidata presenza mafiosa”. “Questi nuovi insediamenti criminali, rispetto alle storiche strutture mafiose”, ha spiegato Martani, “sembrano caratterizzate da un’estrema volatilità operativa, non ancorate necessariamente ad una precisa zona geografica e non strettamente interessate agli storici settori di interesse criminale delle relative case madri. Si assiste ad una inquietante liquidità gestionale ed operativa, come variabili e variegati appaiono gli assetti criminali che ne costituiscono il patrimonio”. Martani ha parlato di “una sorta di evoluzione in senso economico della presenza criminale, dove il fenomeno del commercio degli stupefacenti appare recessivo rispetto alle nuove frontiere costituite dai settori della ristorazione, del turismo, dell’edilizia e dell’ambiente: nuove società in grado di offrire tutta una serie di illeciti servizi a favore dei settori più spregiudicati dell’imprenditoria, che dall’illegalità pensano di poter trarre occasioni di sopravvivenza e profitto”. Un fenomeno che per il procuratore generale si può contrastare, ma bisogna agire in fretta “per evitare il suo radicamento prima che il grado di diffusione e penetrazione nella società abbia raggiunto livelli paragonabili a quelli di alcune delle zone di provenienza delle organizzazioni mafiose, in modo da impedire il degrado difficilmente reversibile del tessuto sociale e delle fondamenta stesse del vivere civile che si accompagna a questi fenomeni”.

Sara Pizzorni

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