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Costole rotte dopo lite, morì
4 giorni dopo. 10 i medici
indagati. Ma non hanno colpe

L’avvocato Munafò

Dieci medici dell’ospedale Oglio Po di Casalmaggiore sono finiti sotto indagine per la morte di un paziente rimasto coinvolto, il 2 novembre del 2014, in una lite nei pressi di un locale di Parma. Silvano era morto quattro giorni dopo all’ospedale Oglio Po per un’infezione polmonare. In questi giorni il gip, che non ha riscontrato profili di responsabilità dovuti a omissioni o a ritardi nella diagnosi,  ha scagionato tutti gli indagati, accogliendo la richiesta di archiviazione del pm.

Dopo la lite, Silvano, in stato di ebbrezza e in forte stato di agitazione, era stato ricoverato in ospedale a Parma nel reparto di Psichiatria. Durante il ricovero, grazie alla terapia farmacologica, aveva perso l’aggressività e recuperato lucidità, per cui il 4 novembre era stato trasferito presso l’ospedale Oglio Po a Vicomoscano. Gli stati di aggressività erano però tornati a farsi sentire, tanto che si era reso necessario riprendere la terapia farmacologica impostata nel precedente ricovero, con misure di vera e propria sedazione farmacologica rese necessarie per il trattamento di una insufficienza respiratoria insorta dalle 5 del mattino del 6 novembre. Silvano morirà quello stesso giorno alle 15,45 presso il reparto di Terapia Intensiva.

Per chiarire le cause del decesso, il corpo era stato sottoposto ad una Tac che aveva evidenziato la presenza di plurime fratture costali. C’era nesso causale tra le fratture e l’insorgenza dell’infezione?. No, secondo Andrea Verzeletti, il consulente tecnico del pm incaricato di svolgere una nuova perizia in seguito alla richiesta di approfondimenrto del gip che aveva rigettato la prima richiesra di archivaizone. “La polmonite bilaterale che ha causato il decesso non è stata favorita dalla presenza di fratture costali scomposte e non poteva essere diagnosticata con maggiore tempestività, posto che risulta essere insorta nelle fasi terminali della degenza”. La stessa polmonite “ha provocato insufficienza respiratoria acuta con successivo arresto cardiorespiratorio non riconducibile al trattamento farmacologico neurolettico ed ansiolitico in atto, peraltro assolutamente indicato, tenuto conto del quadro di grave scompenso in  cui versava il paziente, un soggetto che presentava una situazione cardiaca già fortemente compromessa ed ulteriormente aggravata dal rallentamento del transito intestinale quale complicanza del trattamento farmacologico in atto, assolutamente adeguato”.

Quanto alle fratture costali riscontrate sul corpo, l’unico dato certo è che si tratta di “lesioni compatibili sia con una rovinosa caduta con urto del torace contro ostacoli fissi, sia con le manovre rianimatorie, ed in particolare con il massaggio cardiaco messo in atto dai medici il 6 novembre”. Ipotesi, quest’ultima, considerata la più verosimile. Escluse, invece, azioni traumatiche da parte di terze persone, tenuto conto delle sommarie informazioni testimoniali rese dai soggetti presenti al momento della colluttazione, dalle cui dichiarazioni emerge come Silvano, ad un certo punto, sia rovinosamente ed autonomamente caduto addosso ad una panchina di legno, rompendola, e del fatto che a queste fratture non corrispondevano lesioni esterne.

“Coerenti con il quadro clinico presentato dal paziente”, scrive il giudice nell’ordinanza di archiviazione, “le indagini tecniche disposte dai sanitari all’ingresso in ospedale di Silvano”: i medici avevano richiesto accertamenti radiologici al volto e al torace per dei dolori lamentati dal paziente, “ma la sintomatologia non era intensa e non causava in alcun modo difficoltà respiratoria, sicchè nessun carattere di urgenza era stato correttamente dato a detto accertamento, anche tenuto conto delle condizioni cliniche del paziente dominate da alterazioni prettamente psichiatriche. Con il peggiorare del quadro clinico veniva quindi eseguito un Rx torace-addome per indagare il parenchima polmonare”. Decisione, si legge nell’ordinanza, “inappuntabile, in quanto coerente con il quadro clinico presentato da Silvano che accusava un peggioramento sul versante respiratorio”. Quanto alla tempestività della diagnosi di polmonite, va rilevato come “il processo polmonitico al momento del decesso fosse in una fase iniziale” e che “durante la degenza all’Oglio Po Silvano non aveva mai presentato, sino alle prime ore del 6 novembre, alcuna problematica respiratoria, nè altre alterazioni che potessero fare anche solo sospettare un coinvolgimento polmonare. Non vi era alcuna concreta possibilità di giungere ad una più tempestiva diagnosi della polmonite, essendo la stessa molto probabilmente insorta nella notte tra il 5 e il 6 novembre. Nè una terapia farmacologica più precoce avrebbe modificato l’evoluzione della vicenda clinica”. Per quanto riguarda infine l’idoneità dei quantitativi di farmaci ansolitici somministrati, il consulente ha ritenuto che la terapia farmacologica fosse “indicata, prescritta e somministrata in dosaggi corretti e del tutto ininfluenti nel determinismo del decesso”.

Le precedenti consulenze:

Il primo consulente tecnico nominato dalla procura di Parma Nicola Cuchurachi aveva individuato la causa del decesso in “uno scompenso cardio respiratorio terminale in presenza di un quadro di polmonite bilaterale che non trova rilevanti fattori causali estranei a cause naturali”. Per il consulente, un ruolo non indifferente a questo quadro clinico lo avrebbero avuto le “preesistenti condizioni di salute caratterizzate da una profonda alterazione psichica che avrebbero reso difficile il trattamento della complicanza infettiva polmonare che si era presentata il 6 novembre e dalla cronica assunzione di sostanze psico attive come alcol e droga”. Per il consulente, inoltre, “non si può disconoscere il potenziale ruolo concausale della cardiopatia di base che potrebbe avere indebolito le funzioni vitali del paziente, impedendogli di reagire al quadro infettivo in atto, adeguatamente trattato”. Per quanto riguarda le lesioni costali, per l’esperto potrebbero essere anche “conseguenze di una rovinosa caduta, ma compatibili anche con azioni traumatiche da parte di terze persone, come ad esempio calci ad un soggetto che si trovi disteso al suolo”. Lesioni “oggettivamente rilevanti” e “meritevoli di trattamento medico”, ma che “possono essere escluse dalla serie causale che ha condotto il soggetto al decesso”.

Non così per Paolo Germani, il consulente tecnico nominato dalla famiglia del deceduto, che ha sostenuto invece la “sussistenza di un rapporto causale diretto tra un trauma toracico che ha determinato la frattura di più costole, una contusione polmonare ed un processo infettivo broncopolmonare”, ventilando un’ipotesi di “rapporto di proporzionalità diretta tra il numero di costole fratturate, in questo caso superiore a tre, e la percentuale di complicanze di organi interni, tra cui la contusione polmonare e la successiva evoluzione verso un processo infettivo broncopolmonare. Rilevante e concausalmente efficiente nel determinare il decesso risulterebbe anche il ritardo con cui il paziente sarebbe stato sottoposto ai necessari accertamenti sanitari e diagnostici, eseguiti solo la mattina del 6 novembre per la comparsa di febbre e dispnea, nonostante presentasse dolore toracico persistente e difficoltà respiratoria sin dall’inizio della degenza all’Oglio Po”. Per l’esperto, “gli accertamenti avrebbero evidenziato facilmente non soltanto le fratture costali, ma anche l’eventuale contusione polmonare, consentendo di sottoporre il paziente a monitoraggio delle funzioni respiratorie e ad un più adeguato impiego di farmaci necessari nella cura della patologia psichiatrica”.

C’è anche un’altra consulenza, quella di Luca Morini, il tecnico nominato dalla procura di Cremona a cui gli atti erano stati trasmessi di competenza. Il consulente ha evidenziato la “cardiopatia di lunga data e gli effetti acuti di uno scompenso cardiocircolatorio. Fattori a cui si aggiunge il cronico abuso di sostanze e di alcol che hanno portato a quella sindrome respiratoria acuta irreversibile”. L’impiego di numerosi farmaci utilizzati per la patologia psichiatrica avrebbe creato effetti negativi: “E’ noto”, secondo il consulente, “che all’impiego di numerosi farmaci psicotropi possano associarsi casi di aritmia cardiaca grave e di morte improvvisa”. Esclusa, invece, la sussistenza di un rapporto causale tra le fratture costali multiple e la genesi di un edema polmonare acuto, tenuto conto della “totale assenza di alterazione dei parametri vitali durante i primi giorni di degenza ospedaliera”.

Sara Pizzorni

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