10 Commenti

Non era infortunio sul
lavoro, la Cassazione respinge
il ricorso di Giuseppe Torchio

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’ex parlamentare democristiano Giuseppe Torchio, attuale sindaco di Bozzolo ed ex presidente della Provincia di Cremona, investito da un motorino alle 8 del mattino del 7 febbraio del 2008 mentre
faceva jogging al quartiere Maristella. All’epoca Torchio era presidente della Provincia di Cremona eletto con il centrosinistra per il periodo 2004-2009. L’ente locale aveva stipulato una polizza con Assitalia – ora Generali – per chi rivestiva quella carica a copertura degli infortuni «subiti a causa e nell’esercizio delle funzioni». Ma secondo la Cassazione, il percorso scelto proprio con l’obiettivo di poter correre costituisce una «deviazione del tutto indipendente dal lavoro» e non ha la copertura assicurativa nelle polizze con le quali il datore assicura gli infortuni dei dipendenti avvenuti per motivi di servizio, o nel tragitto da o verso il lavoro.

Da parte sua, l’ex presidente aveva invece sostenuto che «al momento dell’infortunio stava esercitando le proprie funzioni in quanto stava tornando da due colloqui con soggetti privati, preordinati all’adozione di provvedimenti amministrativi (la realizzazione di una pista ciclabile, la sovvenzione di un ambulatorio genetico)». Generali ha invece escluso «che la vittima al momento dell’infortunio stesse esercitando le proprie funzioni amministrative», dato che «in quel momento stava svolgendo attività ginnica, come si desumeva dall’ora (le otto del mattino) e dal fatto che l’infortunato indossasse una tuta».

In primo grado il tribunale di Cremona nel 2014 aveva accolto la domanda di risarcimento avanzata da Torchio, ma su reclamo delle Generali, successivamente, la Corte di Appello di Brescia nel 2017 aveva fatto marcia indietro. Secondo i magistrati di secondo grado, «al momento dell’investimento Torchio stava praticando jogging e se anche quel mattino avesse svolto attività istituzionale, l’itinerario e l’ora di percorrenza erano stati scelti per avere l’opportunità di fare jogging e non per esigenze connesse all’attività lavorativa». Per questo, ad avviso della Corte di Appello bresciana, «non sussiste rischio ’in itinerè quando il tragitto seguito dal lavoratore non sia necessitato, ma costituisca una deviazione del tutto indipendente dal lavoro».

Ora Torchio, dopo il definitivo verdetto della Cassazione, dovrà pagare 6mila euro di spese legali in favore di Generali.

S.P.

© Riproduzione riservata
Commenti
  • Chicca

    Ci ha provato !!!

  • Gemelli

    Che schifo non si vergognano neanche davanti all’evidenza

  • Italiana

    La dignità è merce rara

  • Franco Ferrari

    Bisogna ammettere che lavorava ad orari strani: alle otto di mattina aveva già avuto due colloqui di lavoro in due posti diversi.
    Mai conosciuto un amministratore così zelante.
    Senz’altro ecologista: le scarpe da ginnastica invece dell’auto blu.
    E informale: contatti istituzionali in tuta da ginnastica sudato.

  • J.

    Pazzesco!!!!senza vergogna

  • Sbirulino19

    Centrosinistra…

  • Andrea Ferrari

    Che figura di FURBO

  • Teo

    Se i fatti sono questi, a questo punto dovrebbe essere ipotizzata una tentata truffa nei confronti dell’assicurazione!

  • grossoago figliodi

    E il giudice di primo grado che gli ha dato ragione?

  • Stefano Ghidetti

    meriterebbe una multa salatissima solo per aver fatto perdere tempo inutile per una causa “inventata” dall’avarizia del classico soggetto Italiota.