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Nuovo appello di Galimberti: 'Sistema al limite, state a casa Giovani: non è una vacanza'

Restiamo a casa!

⚠️ CORONAVIRUS - IN TUTTA ITALIA DIVIETO DI ASSEMBRAMENTI ALL’APERTO E PIÙ CONTROLLI, L’APPELLO: RESTIAMO A CASA! - AGGIORNAMENTO ORE 9Siamo in attesa di alcuni chiarimenti da Regione su questioni importanti come Centri diurni disabili e negozi di parrucchiere. Ieri la Prefettura ha dato questa ulteriore indicazione: bar e ristoranti dopo le 18 chiusi senza possibilità di vendita a domicilio e da asporto. E il Presidente Conte ha introdotto per tutta Italia il divieto di assembramenti anche all’aperto. Il punto della situazione e l’appello: restiamo a casa!‼️ Segui gli aggiornamenti sulla pagina ‼️

Pubblicato da Gianluca Galimberti su Martedì 10 marzo 2020

Il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti ha voluto commentare il nuovo decreto che ha esteso a tutta Italia le limitazioni già previste per la Lombardia, invitando nuovamente tutti i cittadini a rispettare le norme e soprattutto a rimanere a casa il più possibile. “Invito tutti coloro che possono a lavorare da casa e le aziende ad attivare quando possibile questa modalità di lavoro: occorre limitare il più possibile gli spostamenti e i contatti”. Galimberti ha quindi ricordato che si deve spostare per lavoro deve essere in possesso di un’autocertificazione e ha ricordato che “i controlli saranno intensificati” e che “sono previste sanzioni dure, penali, per chi renderà dichiarazioni mendaci”.

“Occorre – ha sottolineato il sindaco – che ognuno di noi senta la responsabilità di rallenatare: restate a casa il più possibile”. Galimberti si è poi rivolto in modo particolare ai giovani: “Non è un periodo di vacanza, ma eccezionale e drammatico: gli incontri vanno limitati e le distanze rispettate. No movida, no apericena, no assembramenti: il virus contagia tutti, non solo gil anziani. So che saprete assumervi questa responsabilità e già lo state facendo”. “La paura e il panico – ha concluso il primo cittadino si sconfiggono con la responsabilità e la consapevolezza, anche per non obbligare i sanitari a compiere scelte sui pazienti, perché il sistema è al limite”.

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