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Niente tamponi per chi convive
con un Covid-positivo
Piloni: 'Regione cambi sistema'

Niente tamponi e nessun tipo di controllo medico per chi vive con una persona dimessa dall’ospedale per Coronavirus e che deve stare in quarantena. Tutti sotto lo stesso tetto, magari in appartamenti di dimensioni normali, ma insufficienti a garantire un buon distanziamento e con un unico bagno. E’ quello che viene segnalato da tanti lettori che si chiedono come sia possibile in questo modo tenere il conto di quanti siano i casi positivi e fino a quando dovrà durare la loro quarantena.

“L’Ats ci telefona ogni giorno per avere notizie di mio marito, dimesso dall’ospedale e in quarantena. Fra qualche giorno dovrà fare i tamponi di controllo e tutte le volte chiediamo che vengano fatti anche a me e a mia figlia”, segnala una lettrice. “”Ci rispondono di no. Eppure io non sto ancora bene, ho la tosse, non ho avuto sintomi gravi come quelli che hanno portato mio marito in ospedale, ma non sono guarita. Sono in casa dal 21 febbraio, prima in autoisolamento per sintomi lievi, poi per ovvi motivi. Cosa devo fare, aspettare di peggiorare?”.
E’ il problema degli asintomatici o, come in questo caso, di persone con sintomi lievi a cui non viene fatto il tampone, una scelta adottata dal sistema sanitario lombardo, ma criticata da altri e giustificata dal presidente della Lombardia Fontana come dettata dall’istituto superiore di sanità all’indomani dell’esplosione del contagio.

La stima in forte difetto del numero dei contagiati preoccupa anche il consigliere regionale Matteo Piloni: “Prima che sia troppo tardi, la Regione attrezzi e rafforzi la medicina di territorio generale. Estendiamo il tampone alle persone più a rischio, a quelle che per esempio sono in casa con una persona positiva: ricordo che non tutti vivono in spazi tali da consentire la convivenza in stanze diverse, e perciò si attrezzino luoghi dedicati, anche come forma di prevenzione del rischio di crisi respiratorie per persone fragili, in casa, da soli.
Credo sia possibile utilizzare più dei 22 laboratori dichiarati dall’Assessore Gallera, così da ampliare le possibilità di analisi dei tamponi e accorciarne i tempi.

“Dobbiamo fare di tutto per fermare il contagio. L’obiettivo deve essere quello di fare i controlli preventivi, tracciare i casi e prevenirne il peggioramento per evitarne l’ospedalizzazione. Ora è quanto mai necessario mettere a punto modalità di controllo diverse e più veloci da quelle attuali”.

“Gli ospedali da campo di Cremona e Crema sono due iniziative molto importanti – afferma ancora Piloni – sia per i cittadini sia per il personale medico che, lo ricordo, nei nostri territori stanno affrontando l’emergenza da più di un mese. Inoltre, la solidarietà che in molti stanno esprimendo, attraverso versamenti e donazioni, si sta dimostrando fondamentale soprattutto per l’acquisto di materiale indispensabile per gli ospedali.
Ma non possiamo pensare che sia finita qui. Non è così.
Dopo aver finalmente consentito di fare i tamponi al personale medico e ai medici di medicina generale, serve dare una svolta e soprattutto definire una strategia chiara. Dobbiamo assolutamente estendere il rilievo dei tamponi, partendo dai territori più colpiti come il nostro, sia per il personale delle Rsa, sia per tutti i lavoratori che sono obbligati a proseguire nella loro attività o per gli anziani soli.
Esiste una strategia di prevenzione anche durante un’epidemia: non si può pensare che l’ospedale e il ricovero siano le uniche soluzioni. Non lo erano prima non lo sono ora”. g.b.

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Commenti
  • giancarlo pasquale

    La cosa grave è che non solo non gli fanno i tamponi ma non si preoccupano nemmeno di sapere se vanno a lavorare, magari in strutture ospedaliere o RSA, infettando, da asintomatici, i pazienti e i colleghi con cui convivono per almeno 8 ore al giorno.

  • Ciudél

    A me é successa la stessa cosa…dimesso dall’ospedale in isolamento a casa con familiari con sintomi lievi ma senza tampone per loro…mah, da chi fa tamponi a tappeto a chi non li fa per chi é a rischio…credo vada ripensato questo strumento che potrebbe essere usato in modo piú funzionale ai bisogni dei cittadini.

  • Chicca

    All inizio li facevano a tutti ! Io ho un fratello che ha avuto per diversi giorni la febbre, ha 62 anni, vive da solo a castelverde, il suo medico lo ha ( visitato per telefono ) dopo 10 giorni di febbre 38.5 altalenante gli ha prescritto antibiotico! Adesso sembra stia meglio, il medico lo ha messo in quarantena ok ,però un tampone ?!

  • A. G.

    Concordo con tutti voi, ma sinceramente, se in casa mi ritorna una persona con il virus, mi metto in quarantena automatica. Che poi debbano nel caso farmi tampone concordo

  • Antonio Q.

    Chiedete al carissimo Fontana perchè lui pur non avendo sintomi importanti il tampone lo ha fatto al solo sapere che una del suo staff era positiva….forse ci sono lombardi di serie A ed il resto di serie B?

  • YX

    Bisogna cominciare ad ammettere che la situazione sui contagiati è ampiamente fuori controllo, ormai da più parti a livello nazionale e anche internazionale lo hanno già capito e anche la Regione lo ha già capito da tempo… quindi intanto bisogna cambiare la numerazione dei contagiati perché i numeri fanno pensare che in Lombardia siamo al 60/70% dell’intera popolazione…. quindi si devono numerare solo i “ricoverati” e fine. Mentre sui tamponi si faccia almeno come il Veneto a tappeto… ma siamo sempre lì… Fontana non caccia fuori i soldi… aspetta sempre lo Stato..

  • audrey

    Magari potrebbero utilizzare i laboratori a pagamento dove si fanno i tamponi i politici, le squadre di calcio e le celebrità che non hanno neppure due linee di febbre! Che schifo, che schifo, che schifo!