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Troppi decessi nelle Rsa - 21
a Stagno. In arrivo documento
condiviso da sindaci e Arsac

Un documento condiviso tra tutti i sindaci del territorio, insieme al presidente dell’Arsac, Walter Montini, per chiedere alla Regione un interessamento particolare alla situazione delle case di riposo, che in questo periodo stanno registrando un preoccupante numero di decessi. A denunciare la situazione è il sindaco di Stagno Lombardo, Roberto Mariani: “In un mese nella nostra casa di riposo abbiamo visto 21 decessi su 71 pazienti (ma situazioni simili si sono presentate in tutte le case di riposo del territorio, come al Busi di Casalmaggiore o a Cremona Solidale). Quasi un terzo” ha detto. “Non possiamo dire che si tratti di morti per covid-19, perché non vengono fatti tamponi, ma senza dubbio questo dato ci preoccupa”. Anche perché situazioni simili si stanno verificando un po’ in tutte le case di riposo, dove sono ricoverate persone che spesso presentano condizioni di salute già precarie.

“Serve una attenzione particolare in questi luoghi, dove c’è una fragilità all’estremo” continua Mariani. “Si parte dagli operatori, che potrebbero aver contratto il virus e devono essere sottoposti a tampone, ma la stessa procedura è necessaria anche agli ospiti. Perché nell’ultimo mese la mortalità è stata molto più alta rispetto al previsto: una situazione che mette in fibrillazione ospiti e familiari, ma anche noi amministratori. In tutto questo, gli operatori sanitari stanno facendo il proprio lavoro in tutti i modi possibili e li stanno seguendo, ma sono lasciati soli”. 

A chiedere controlli è anche la politica: “Cosa aspetta la Regione ad autorizzare e organizzare il controllo dei tamponi alle Rsa, sia per i pazienti che per il personale? Non è sufficiente fare il tampone al personale che rientra in struttura, bisogna farlo a tutti, personale e pazienti” chiede Matteo Piloni, consigliere regionale del Pd, che interviene in merito ai dati sempre più allarmanti che arrivano dalle case di riposo. “E cosa aspettano Fontana e Gallera a rendere utilizzabili le strutture ospedaliere dismesse presenti nella nostra regione per accogliere i pazienti ex Covid-19 e in via di dimissioni – incalza il consigliere dem – invece che pressare le Rsa la cui situazione è già molto critica, anche a causa della carenza di personale? Invece di sostenerle, come dovrebbe fare, la Regione in questo modo le danneggia ulteriormente”.

La richiesta per chi opera nelle Rsa, ma anche per chi fa assistenza a domicilio, è anche di Dpi (dispositivi per la protezione individuale): a dirlo è il presidente della Provincia Mirko Signoroni, che ha ricevuto richieste “da parte delle Rsa per cui, oltre ad aver mosso la nostra Protezione Civile, ho sollecitato lo stesso Assessore Gallera anche rispetto alla segnalazione fattami relativamente ad alcuni infermieri impiegati in assistenza domiciliare che si trovano a dover lavorare in assenza di Dpi. Necessità che hanno anche i medici di base”.

Laura Bosio

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Commenti
  • Chicca

    Sindaco lo chieda a Fontana ! Per lui il tampone c era! Purtroppo per chi fa veramente il proprio dovere e lavoro no !!!!

    • Jeppetto

      Laura Bosio ha ragione da vendere: ha fotografato perfettamente la situazione, speriamo che la sua opinione arrivi a chi di dovere, con il nostro sostegno! Forza Chicca!… <3

      • Chicca

        Speriamo..

  • Hulk Il Giusto

    I giocatori della Juventus hanno avuto tampone ed esito in giornata chissà perchè?

    • Chicca

      Non solo loro !!! Tutti gli sportivi !!

    • Orto

      Anche io come te sono indignato da questa cosa. Qui e in altre province stiamo perdendo una generazione, che sono nonni e nonne, papà e mamme.

      • Jeppetto

        Verissimo, purtroppo, e nelle RSA vogliono mandare i degenti dall’ospedale: una cosa da non credere!… Che schifo!

    • A. G.

      Concordo con lei su tutto , ma le ricordo che hanno pure un centro medico di loro proprietà.

      • Adeline

        Solo pochi laboratori analizzano il Coronavirus, altrimenti non ce ne sarebbero solo 22 in Lombardia e non si starebbe cercando di aumentarne il numero. Secondo internet in Piemonte ce ne sono solo 4 e solo da meno di una settimana si stanno individuando laboratori privati a cui concedere l’autorizzazione di aiutare i colleghi ad analizzare i tamponi di malati mandati dalla regione.
        Il centro medico della Juventus non è tra i laboratori autorizzati a mettere le mani sul Coronavirus, e ci mancherebbe altro.
        Ma le squadre di calcio hanno convenzioni con grandi e noti ospedali privati, che evidentemente non hanno abbastanza tamponi per la povera gente e per i colleghi che lavorano negli ospedali pubblici ma ne hanno a bizzeffe per le celebrità e i politici che li pagano. E poi magari chiedono pure donazioni e hanno professoroni che danno lezioni in tv.

        • A. G.

          Si si per carità. Basta pagare che hai tutto e subito. Mica come la maggior parte delle persone. Me compreso.

        • Jeppetto

          Detto benissimo! I poitici fanno tamponi a iosa e gli infermieri che lavorano a contatto del virus non ne hanno più! Una volta c’erano le classi sociali, dal Re, alla nobiltà, alla borghesia, alla plebe… E tutti mangiavano in ragione delle possibilità, e morivano anche… Poi, con la Rivoluzione francese, le cose sono cambiate… CAMBIATE? Boh?!

      • Jeppetto

        Verissimo, penso agli USA: chi non ha sussidi medici disponibili da chi si farà curare? Modello “americano”…

    • Jeppetto

      Bella domanda: forse hanno più soldi di noi? E le squadre ci tengono ai guadagni che i loro giocatori garantiscono?…