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Rsa, il territorio chiede
alla Regione tamponi
per ospiti e dipendenti

Un’attenzione particolare per le strutture sociosanitarie del nostro territorio provinciale: questo quello che chiedono sindaci, responsabili delle Rsa di Cremona, Arsac e sindacati Cgil, Cisl e Uil, che oggi hanno inviato a Regione Lombardia e all’Ats Valpadana, un documento condiviso. Una lettera in cui si evidenzia la difficoltà che sta vivendo “la rete integrata di servizi del territorio (Case di Riposo, Centri semiresidenziali e residenziali, servizi diurni e alla domiciliarità, servizio sociale territoriale, etc)”.

A questo proposito, la preoccupazione del territorio riguarda in particolare due fronti: da un lato la difficoltà di trovare presidi per la protezione individuale, dall’altra le condizioni di salute di tanti anziani. “Sono sempre più frequenti notizie e articoli stampa davvero allarmanti, sui rischi di azzeramento silenzioso di una intera classe sociale-generazionale” scrivono i primi cittadini.

“La popolazione delle Rsa presenta sicuramente un indice di fragilità altissimo al rischio contagio, abbiamo visto che anche in altre realtà regionali vi sono state prime importanti prese di posizione sul tema (da ultimo il Documento Uneba Varese del 20 marzo)”.

Questa situazione ha spinto il territorio ad avanzare alcune proposte: “Riteniamo infatti urgente proporre in modo congiunto (Ats e Ambito Sociale) a Regione Lombardia, l’avvio, negli Ambiti cremonese e calasasco, di un percorso di monitoraggio a tappeto delle situazioni positive al Covid19, coordinato con Regione”. Non un controllo a tappeto, naturalmente, ma “una campionatura del personale e degli operatori, comprensibilmente sempre più preoccupati: Asa e Oss in particolare, i più direttamente a contatto con gli ospiti, oltre a medici e infermieri”.

Non solo: anche gli ospiti dovranno essere oggetto di tampone, essendo soggetti in situazione di grande fragilità:”Riteniamo che queste analisi possano risultare necessarie per una conoscenza reale del fenomeno in corso”, ma anche per mettere in piedi “un ragionamento sui protocolli di intervento in essere e su altri da prevedere a breve, comprensivo di riflessione sui Dpi necessari per continuare il lavoro di auto alle persone.
Questa analisi dovrà poi porre le basi per lavorare anche sulla transizione successiva all’emergenza per un progressivo assestamento organizzativo delle strutture, da costruire con nuove basi di fiducia reciproca e di lavoro comune per il benessere dei più fragili e per lo sviluppo sociale delle nostre comunità locali”.

IL DOCUMENTO

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