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Covid -19: dall'emergenza
sanitaria a quella sociale

Lettera scritta da Alessandro Portesani, presidente Il Cerchio e Santa Federici

Caro Direttore,
il nostro Paese ed il nostro territorio stanno attraversando con enorme dolore la terrificante emergenza sanitaria dell’epidemia da COVID-19.
Per quasi tutti noi si tratta di una catastrofe senza precedenti, per il numero di vite umane spezzate, per la paura che stiamo vivendo, per la limitazione alla libertà individuale.
Sono esperienze nuove, che richiamano l’eco lontana dei ricordi dei tempi bui vissuti dai nostri nonni.
COVID-19 è lo sconosciuto, sottovalutato, spietato nemico che stiamo cercando di combattere dal fronte degli ospedali, dove i nostri straordinari sanitari sono giunti allo stremo delle forze, ma anche dai rifugi sicuri delle nostre abitazioni, dove ci barrichiamo per non agevolare il nostro avversario.
Mentre ci impegniamo a non essere sopraffatti dall’emergenza sanitaria, però, rischiamo di perdere di vista altre emergenze, più sordide, meno evidenti.
L’isolamento preventivo e forzato che oggi contraddistingue le nostre vite, mette in luce i bisogni delle persone più fragili (anziani e disabili), aumenta i conflitti di coppia privando i coniugi dei relativi spazi di auto-determinazione, stressa i rapporti tra genitori e figli, che già subiscono la reclusione imposta e fa esplodere il disagio di bambini e giovani. Lo affermo con ragion veduta perché per ciascuna delle categorie che ho appena elencato ho in mente nomi, cognomi, volti di persone che incontro ogni giorno nei nostri servizi.
Quello che voglio dire è che i sacrosanti rimedi tesi a fronteggiare la catastrofe sanitaria che stiamo vivendo, rischiano di far esplodere una nuova emergenza assistenziale, sociale, relazionale.
È importante che non ci facciamo trovare impreparati anche a questa ulteriore sfida, di cui oggi l’opinione pubblica ha solo tiepidi sentori, ma che si paleserà drammaticamente con il trascorrere dei giorni.
È necessario che immediatamente vengano coinvolti nella “governance” della gestione dell’emergenza i soggetti del Terzo Settore, che già oggi possono garantire maggiori professionalità per gestire i bisogni (assistenziali, educativi, ma anche sanitari) delle persone a domicilio e programmare quegli interventi che domani saranno necessari per lavorare sulla ricostruzione.
Quando l’emergenza sanitaria lascerà lo spazio a quella sociale (è solo questione di tempo!) il Terzo Settore potrà supportare il sistema pubblico nella ricomposizione delle relazioni, anche di fiducia, nel recupero di quelle autonomie che le persone fragili avranno nel frattempo perduto, nel reinserimento sociale di quelle persone che più fanno fatica e nella gestione di quelle piccole e grandi emergenze sociali nate proprio tra le mura dei nostri rifugi incontaminati.
Mai come in questo momento storico il sistema della Cooperazione Sociale può supportare le nostre comunità nell’affrontare i bisogni vecchi e nuovi delle persone.
Le nostre Cooperative hanno deciso di esserci dall’inizio di quest’emergenza e ci impegneremo al massimo per esserci fino alla fine e anche dopo.
Il sistema delle Cooperative Sociali, tra i più colpiti della crisi economica che consegue a quella sanitaria, ha bisogno di essere valorizzato dalle Istituzioni e dagli Enti Locali. A questi soggetti rivolgo un appello: liberate le risorse economiche già stanziate nei vostri bilanci per sostenere le persone in questo momento di difficoltà e nella fase post emergenza. Non inducete nella tentazione di biechi e risibili risparmi della spesa sociale, approfittando dell’interruzione dei servizi. Rischiate un pericolosissimo effetto boomerang. Quei bisogni che oggi abbiamo chiuso nelle case insieme alle persone, domani si ripresenteranno più forti di prima.
E il sistema pubblico da solo non riuscirà a reggere l’impatto ed il peso delle richieste.

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