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Unità speciali per le visite
domiciliari: tre medici attivi
a Cremona e circondario

Sono partite anche a Cremona le USCA, Unità Speciali di Continuità Assistenziale che affiancano i medici di medicina generale nel monitoraggio domiciliare dei pazienti Covid. Tre i medici che in queste ore stanno effettuando le visite, secondo un modello partito inizialmente dalla provincia di Bergamo e che si sta estendendo in tutta la Lombardia. I medici ingaggiati sono quelli che già afferiscono alla struttura della continuità assistenziale dell’Ats (Guardia medica), ma l’azienda ha lanciato un appello, anche tramite gli Ordini dei Medici, per reperire nuove disponibilità su base volontaria.  “Storicamente – spiega il direttore del dipartimento Cure Primarie dell’Ats Gianmario Brunelli – il territorio dell’Ats Valpadana esteso su due province, è carente di medici rispetto ad altri territori con presenza di università. Ora quindi andrà vagliata, tra coloro che ci hanno risposto, la loro effettiva disponibilità ad operare nelle varie zone di un territorio che va da Crema a Mantova”. Attualmente sono tre i medici impegnati contemporaneamente sul territorio cittadino come Usca, e proprio da oggi il servizio viene esteso anche ai comuni limitrofi. A Crema invece partirà lunedì prossimo. Per ora i numeri delle visite domiciliari sono bassi, poche unità,  e sono strettamente dipendenti dal carico di attività di ciascun medico di base. “Non è che in assenza di Usca le visite domiciliari non venissero fatte – precisa Brunelli -. I nostri medici di medicina generale sono stati in prima linea fin da subito, con 6 – 7 visite da fare al giorno e una serie di monitoraggi di pazienti fragili. Prova ne siano i tanti nostri medici che si sono ammalati. Le Usca vanno ad integrare quello che già si stava facendo come medicina territoriale, per sostituire i medici in malattia e per consentire il riposo a quei medici che stanno lavorando ininterrottamente da un mese”.

Le Usca vedono  principalmente operativi medici giovani, ma anche tra i pensionati, soprattutto coloro che si erano ritirati da poco tempo, c’è stata la disponibilità  a dare una mano. Ricordiamo che queste unità speciali sono attivate solo dai medici di base. Il loro compito è quello di intervenire su pazienti che hanno sintomi da Covid19 e quelli ancora positivi ma dimessi dall’ospedale.  g.biagi

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