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Lettera aperta al procuratore della Repubblica di Cremona Roberto Pellicano

Lettera scritta da Sergio Ravelli e Gino Ruggeri

Abbiamo atteso qualche giorno nella speranza che si levasse una pur flebile voce, non necessariamente critica. Così non è stato. Lo facciamo noi, da militanti del Partito Radicale, abituati da sempre a ricercare il dialogo, anche serrato, con chiunque, soprattutto con chi è più distante dalle nostre idee e dalle nostre lotte.
Ma perché, signor procuratore della Repubblica, con una terribile emergenza ancora in corso, soprattutto in Lombardia e a Cremona, con migliaia di medici, infermieri, dirigenti sanitari sotto stress e centinaia di cadaveri ancora da incenerire, convocare una conferenza stampa per annunciare l’avvio di una “indagine conoscitiva” e la costituzione di un pool di magistrati specialisti in coronavirus (?), in colpe mediche e reati economici-finanziari? Solo perché “farci vedere presenti nel rispondere alla domanda di giustizia è il primissimo dovere della Procura”? Anche se “per ora non ci sono né indagati né fascicoli aperti”?
Da quando compito del pubblico ministero è quello di svolgere “indagini conoscitive” e non quello di svolgere, a seguito di notizie di reato specifiche, indagini necessarie per le determinazioni inerenti l’esercizio dell’azione penale? E perché, se già da ora si ipotizzano tra le righe notizie di reato per fatti perseguibili d’ufficio – epidemia colposa? omicidio colposo da responsabilità medica? corruzione? – non è stato aperto un fascicolo come previsto dal codice di procedura penale, a garanzia dell’eventuale indagato?
Sig. procuratore della Repubblica, lei afferma che è “assolutamente indispensabile capire che cosa è successo a Cremona, capire perchè ci sono stati tutti questi decessi, in ospedale e nelle case di riposo”. Programma assai vasto e ambizioso, che lei stesso ammette “occuperà la giustizia per molto tempo”. Potremmo fornirle qualche traccia utile all’indagine conoscitiva, cominciando dall’alto e non dal basso. Per esempio, si può chiedere alle autorità cinesi il perché del tremendo ritardo con cui hanno segnalato la presenza di un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota; si può chiedere al Governo italiano perché dopo la proclamazione dell’emergenza sanitaria (31 gennaio) si è perso così tanto tempo nell’agire in maniera incisiva; oppure al presidente della Regione Lombardia il perchè di così tante proclamazioni e disposizioni contraddittorie, confuse, spesso in contrasto fra loro. E così via, nei confronti dei responsabili dell’ospedale, dell’Ats, delle Rsa, degli organi tecnici e di controllo.
Ma c’è un ultimo interrogativo che vogliamo rivolgerle. Perché affermare, fin da subito, che “è facilmente ipotizzabile che vi saranno tantissime persone che faranno carte false per entrare in possesso di denaro e che lo utilizzeranno per fini del tutto diversi da quelli di risanare l’impresa e che ci saranno frodi”?
Qualche giorno fa, Angelo Panebianco (Corriere della Sera del 15.4.2020) ha parlato di quattro forze che potrebbero mettersi di traverso e bloccare la rinascita del Paese, passata l’emergenza coronavirus. Tralasciamo le prime tre che costituiscono i mali endemici dell’Italia. Ci riferiamo al quarto problema. Scrive Panebianco: “Infine c’è il virus del panpenalismo, la debordante e soffocante presenza del diritto penale in tutti gli ambiti della vita sociale ed economica, a sua volta riflesso della peculiare posizione di forza assunta dalla magistratura inquirente in Italia…già lì a scaldare i muscoli, pronta a scattare e a bloccare ogni iniziativa anche solo in presenza di qualche vago sospetto di cattivo uso del denaro pubblico”.
Speriamo che ciò non accada anche a Cremona. Cordialmente.

Sergio Ravelli e Gino Ruggeri,
consiglieri generali del Partito Radicale

 

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