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Medico capace e appassionato
della vela: il grande vuoto
lasciato da Luciano Abruzzi

Luciano Abruzzi e la moglie Pia Rosani impegnati ad allestire lo stand di Futura onlus in piazza Stradivari

Un vulcano di generosità nella professione medica, in famiglia, nel volontariato. Luciano Abruzzi, scomparso la notte scorsa al Policlinico di Milano per una bronchite subentrata all’infezione da coronavirus che aveva superato, lascia un grande vuoto in chi lo ha conosciuto. “Professionista capace, rispettoso, molto attento alla fragilità dei malati e ai loro familiari”, così lo ricorda la direzione strategica dell’Asst Cremona. “Era un uomo gentile, disponibile, propenso all’altro. Era parte fondante dell’Ospedale e dell’équipe di Neurologia, all’interno della quale lavorava da molti anni. Autorevole, mai autoritario, amava collaborare alla pari, in modo propositivo. Per questo lo ricordiamo fianco a fianco di colleghi e volontari nel mettere al primo posto il benessere dei suoi pazienti. Ed è ciò che ha fatto sino all’ultimo, anche durante l’emergenza sanitaria.

“Luciano Abruzzi era un medico dedito all’ascolto, dote non comune; condivideva con i pazienti scelte e difficoltà. Comprendeva la loro sofferenza, anche umana. Quella che – dopo la diagnosi – accompagna le persone con malattia cronica e progressivamente invalidante per il tempo di una vita. Ecco perché aveva saputo diventare un autentico riferimento per la comunità cremonese. Lo testimoniano le centinaia di messaggi di stima e affetto che stiamo ricevendo in queste ore”.

“Mancherà moltissimo ai colleghi, lasciati nel dolore e nello sconforto, e che lui ha sempre incoraggiato sul lavoro. Mancherà alle persone che si erano affidate alle sue cure. Alla moglie Pia e agli adorati figli, va il pensiero di vicinanza della Direzione strategica dell’ASST di Cremona e di tutti gli operatori”.

In segno di lutto l’ASST di Cremona ha abbassato le bandiere a mezz’asta della sede legale di Viale Concordia. “E’ un gesto che rivolgiamo a tutti i sanitari che sono mancati e a tutte le persone che ci hanno lasciato in questi due mesi di grande fatica e dolore” dichiara Giuseppe Rossi, direttore generale dell’Asst Cremona.

Oltre che nel lavoro, Abruzzi si è sempre speso con generosità al fianco della moglie Pia Rosani, presidente di Futura Onlus, nelle diverse iniziative di volontariato a favore dell’associazione che si occupa di riabilitazione neuromotoria attraverso l’ippoterapia, “un vulcano di generosità” come lo definisce lei. Ma era anche un entusiasta della vita, amante degli sport, in particolare la vela, a cui si era appassionato sul lago di Garda, che frequentava appena poteva. A Cremona era l’attivissimo vicepresidente del Circolo della Vela, al Porto canale. Anche in queste attività di volontariato non si tirava mai indietro e si spendeva in prima persona. Lo ha fatto anche quando in ospedale è scattata l’emergenza generale, con tutto il personale sanitario richiamato ad occuparsi del Covid. Il suo reparto ne è stato investito in pieno e lui è rimasto in prima fila nonostante ci fosse un problema di salute. Ma da facente funzione di primario, gli sarebbe sembrato sbagliato non essere d’esempio.

I colleghi, al pari della famiglia, si informavano ogni giorno della sua evoluzione, dopo che si era reso necessario il trasferimento a Milano. Il Coronavirus era stato superato e aveva potuto iniziare la riabilitazione. Il giorno di Pasqua, dal suo letto, aveva chiesto ed ottenuto dagli infermieri di poter fare una videochiamata alla famiglia: era preoccupato per loro, ma anche sollevato del fatto che stessero tutti bene. Pia, Marco, Dario e Giovanni, lo hanno così  potuto salutare un’ultima volta. Poi il sopraggiungere di una bronchite ha stroncato ogni speranza.

Centinaia i messaggi che stanno arrivando alla famiglia e attraverso i canali social, una vicinanza solo virtuale che in un prossimo futuro, superata la fase dell’emergenza, si spera possa trasformarsi in vero calore umano. g.biagi

 

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