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Medici di famiglia: 'Risoluzione
regionale inconsistente e mette
fine alla libertà di scelta'

La FIMMG, la Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale, si scaglia contro la risoluzione adottata solo un paio di gioni fa (martedì 21 aprile, nda) dal Consiglio Regionale lombardo. Il presidente regionale Paola Pedrini, infatti, ha affidato al sito della Federazione una dura nota in cui sottolineava di aver “preso atto, con stupore, del documento sulla ‘fase 2’ di recente approvato dal Consiglio regionale della Lombardia”.

Sotto la lente di ingrandimento dei Medici di famiglia, infatti, c’è l’impegno di Presidente e Giunta a farsi “portavoce presso il Governo ed in ogni sede istituzionale affinché sia concessa una maggiore autonomia nel coordinamento dei MMG e PLS, per ricondurli a tutti gli effetti quali dipendenti del sistema sanitario regionale”. Uno stupore che, rimarca ancora Pedrini, aumenta “leggendo la parte successiva del documento che, smentendo sostanzialmente l’affermazione precedente, per i medici di famiglia, si fa riferimento all’ordinamento attuale, quello cioè di liberi professionisti convenzionati”.

I medici generali, infatti, rilevano “l’assoluta inconsistenza dei contenuti del documento riguardo alle proposte di riorganizzazione del sistema sanitario, che altro non fanno che riproporre l’esistente, lasciando di fatto immutate le criticità risultate evidenti, dolorosamente, nella gestione di questa pandemia”.

Oltre a rammaricarsi dell’assenza “di un’analisi degli errori”, Pedrini lamenta che la “proposta del passaggio alla dipendenza dei medici di medicina generale comporterebbe il venir meno del rapporto di fiducia tra medico e paziente sostanziato dalla fine della libera scelta del cittadino” e che comporterebbe “quantomeno un raddoppio dei costi attuali per gli oneri riflessi” e “quantomeno un raddoppio” dei medici, “cosa impossibile in quanto si fatica già a coprire gli organici attuali” dato che bisgnerebbe “garantire turnazioni che non potrebbero essere utilizzati 12 ore al giorno”.

Il sospetto della FIMMG, però, è anche un altro. Ovvero che “con un’inappropriatezza di linguaggio a cui siamo stati abituati, non si volesse intendere solo la volontà di introdurre norme che rendano il medico di famiglia succube della politica, come già purtroppo è avvenuto per i colleghi che lavorano negli ospedali”. Un’eventualità per cui “non sembra pertanto necessario commentare oltre”.

mt

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