Cronaca
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Verso riapertura: per mercato si studia un ampliamento in altre zone del centro storico

Una delle ultime edizioni del mercato in via Gramsci a fine febbraio, prima del lockdown

Ipotesi di ampliamento dell’area del mercato, in vista di una prossima riapertura nella ‘fase 2’ del Coronavirus. Se ne è parlato ieri nell’incontro (da remoto) tra amministrazione comunale, con sindaco Galimberti e assessore al commercio Manfredini e le categorie  del terziario. Positive sia le reazioni di Confcommercio che di Confesercenti, le due associazioni che congiuntamente avevano chiesto al Comune una serie di misure per alleviare lo stato di crisi dei commercianti, quali esenzione dalle tasse per servizi di cui non hanno potuto usufruire durante il lockdown e nei prossimi mesi (ad esempio plateatici, imposta pubblicità, tassa rifiuti). Questioni su cui l’amministrazione si è detta disponibile a ragionare; i dettagli tecnici verranno affrontati la prossima settimana.

Tra gli argomenti legati alle riaperture è emersa anche la questione del mercato bisettimanale, che quando riaprirà sarà molto diverso da come ce lo ricordavamo. “Abbiamo posto il tema, perchè c’è la necessità di ricominciare: da un punto di vista psicologico come da quello economico”, afferma Giorgio Bonoli, direttore di Confesercenti Cremona. “Una soluzione per evitare assembramenti è quella di ampliare l’area, senza andare a sottrarre spazi ad altri plateatici, ad esempio bar e ristoranti, che pure avranno bisogno di più spazi esterni per evitare contatti stretti tra i clienti. Le ipotesi di ampliamento potrebbero essere piazza Roma, corso Vittorio Emanuele ad esempio”. Ma tante saranno le questioni da affrontare: “Bisognerà prevedere un sistema per far entrare le persone poco per volta, individuando percorsi definiti di entrata ed uscita, come avviene già ora per i mercati coperti, nelle città dove esistono e che hanno potuto continuare l’attività in questi mesi”. Dunque, dovranno essere chiusi tutti gli accessi laterali, che costituiscono una tipicità dei mercati all’aperto, condizione necessaria per la ripresa dell’attività. Attualmente la distanza d’obbligo tra un banco e l’altro è di mezzo metro; domani sarà di più, nella speranza che le imprese del commercio ambulante riescano a superare la gravissima crisi di liquidità che, come tanti loro colleghi in sede fissa, stanno sopportando.

La morsa della crisi sul commercio- è il pensiero di tutti gli operatori – sta già avendo esiti gravi, a tutti i livelli, come ha dichiarato anche Confcommercio locale dopo l’incontro in comune:  “Auspichiamo, innanzitutto, che il nostro territorio sappia fare “lobby”, afferma Paolo Regina, segretario generale di Confcommercio Cremona – Serve uno sforzo congiunto di tutte le rappresentanze, politiche e istituzionali, ma anche economiche e delle forze sociali. Ad ogni livello di governo dobbiamo testimoniare di come il nostro territorio sia stato colpito in modo particolarmente violento. E per questo anche le misure di solidarietà e di indennizzi devono essere adeguati. Spesso, anche sui media nazionali, si parla di Bergamo o di Brescia come aree più colpite dalla pandemia. Ma a Cremona non è andata certo meglio e, ancora oggi, siamo ai vertici nazionali per rapporto tra contagiati e popolazione. Questa consapevolezza deve incidere, ad esempio, sui trasferimenti straordinari al territorio da parte della Regione e del Governo centrale”.

Per Confcommercio da quanto si riuscirà a fare nella “fase 2” dipenderà moltissimo del futuro della nostra città e dei nostri
paesi. “Se fino ad oggi l’emergenza è stata quasi esclusivamente quella sanitaria – rilancia il presidente Vittorio Principe – ora occorre affrontare con decisione quella economica. E’ stato calcolato che una partita Iva su cinque è a rischio. E ad essere messe in pericolo sono in particolare le imprese del terziario. Con il carico di impatto occupazionale e di disagio sociale che ne deriverebbe. Come Confcommercio riteniamo sarà fondamentale non solo il ruolo del Governo centrale ma anche quello delle Amministrazioni locali. Guardiamo con fiducia al tema del taglio della fiscalità. Dal Sindaco e dalla Sua Giunta abbiamo ottenuto una significativa apertura su questo tema, partendo proprio dal principio che non ha senso pagare per servizi che non si sono utilizzati. Ma la stessa attenzione l’abbiamo avuta anche per quanto riguarda il tema dell’ampliamento dei plateatici o lo studio della riorganizzazione del mercato. Il nostro auspicio è che anche dagli altri Comuni della provincia studino l’adozione di provvedimenti analoghi”. g.biagi

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