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Oltre un mese di terapia
intensiva tra la vita e la morte:
il calvario e poi la guarigione

Una delle prime videochiamate con la famiglia

Un calvario di due mesi, settimane sospeso tra la vita e la morte, poi finalmente uno spiraglio di speranza, e la lenta guarigione: una storia a lieto fine quella Giancarlo Lari, cremonese, residente a Castelverde, uscito mercoledì dall’ospedale dopo una lunga malattia dovuta al Coronavirus. Una malattia che lo ha visto provato, che lo ha portato a un passo dal non farcela, ma che alla fine è riuscito a sconfiggere.

“Ho iniziato ad avere la febbre alta a fine febbraio” racconta l’uomo. “Ero al lavoro (in un’azienda di Casalbuttano), quando ho iniziato a non sentirmi bene e sono tornato a casa. Il mio medico di base mi ha detto di prendere la Tachipirina, ma dopo un paio di giorni la febbre si alzava sempre più. Per questo al lunedì successivo, dopo aver chiamato i numeri verdi che erano consigliati nella fase di emergenza, ho contattato il 112”.

Lari è stato inizialmente trasportato presso l’ospedale Cremona, dove è stato intubato. In quella settimana, era però in corso il clou dell’emergenza e trovare posti non era facile, così venne trasportato elicottero presso l’ospedale di Udine, dove venne trasportato subito in terapia intensiva. E vi rimase per circa un mese, sempre in coma farmacologico, come per tutti coloro che vengono intubati.

“Quando mi sono risvegliato non capivo molto: credevo di essere ancora a Cremona e vedevo tutta questa gente con le mascherine” continua Giancarlo. “Inoltre ero ancora intontito dai farmaci che mi avevano somministrato. Solo nei giorni successivi ho iniziato a comprendere quanto era accaduto”. Ha così potuto ricostruire quanto aveva vissuto in quel mese: i disperati tentativi da parte dei medici per salvarlo, tra cui una tracheotomia per consentirgli di respirare meglio. “So di averla rischiata grossa e so anche che a un certo punto hanno creduto che non ce l’avrei fatta” continua. “Il personale dell’Ospedale di Udine è stato eccezionale, si sono prodigati in ogni modo per salvarmi la vita e per portarmi verso la guarigione. Mi sono state molto vicine anche infermiere e fisioterapiste, che dopo essere stato risvegliato si sono prese cura di me”. Dopo il risveglio, infatti, dopo la lunga immobilizzazione, Giancarlo non era più in grado neppure di camminare.

Uno dei momenti più toccanti, la prima chiamata alla famiglia (oltre alla moglie Giancarlo ha due figli, un uomo di 29 anni e una ragazza di 20), con il tablet: “Ci siamo risentiti per la prima volta a inizio aprile, dopo che ero uscito dal coma. Ma so che l’ospedale li ha aggiornati quotidianamente sul mio stato di salute. Per loro è stata molto dura: il primo mese non mi davano molte speranze di vita e hanno temuto più volte che non ce la facessi”.

Ma ora per Giancarlo è ora di guardare avanti e di riprendersi in mano la propria vita, dopo aver vinto la sua personale battaglia contro il virus. “Lunedì prossimo inizierò a fare fisioterapia per rinforzare i muscoli, perché non sono ancora in grado di fare diverse cose. E quando inizio a fare sforzo ho il fiatone. Ma so che ci vuole tempo e che per la ripresa completa ci vorrà tempo”. Intanto, però, c’è la gioia, per aver finalmente potuto riabbracciare i propri cari.

Laura Bosio

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