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Flavio Mangoni, spirato a
Sospiro. Il figlio ringrazia
la RSA: 'Siamo stati fortunati'

Ci sono storie che vanno come devono andare. Perché poi il tempo prima o poi ha sempre ragione di vite, soprattutto quando il tempo alle spalle sfiora il secolo. Flavio Mangoni la sua vita l’ha vissuta sino in fondo ed anche la morte, di quella vita non è stata che l’istante. L’istante successivo al vivere. Nessuna responsabilità, nessuna colpa anzi un grazie profondo, sincero e sentito a chi pur in un tempo di altissima emergenza e in una struttura, una RSA ha seguito Flavio sino all’ultimo respiro.

Flavio Mangoni era nato a Martignana di Po il 24 giugno del 1926. Aveva vissuto a Gussola e sempre fatto l’ambulante. Girava i mercati, incontrava gente e la gente era il suo maggior piacere. Una vita come tante, la pensione ed il meritato riposo. “Amava giocare a carte – racconta il nipote Nicolò – con i suoi amici al bar o solo scambiare due parole finché ha potuto frequentarlo”. Poi gli acciacchi per l’età, la riabilitazione, l’ingresso nella RSA di Sospiro, reparto Geriatria A2, il 14 febbraio del 2019. A Sospiro Flavio è spirato, a tre mesi dal compimento dei 94 anni, il 27 marzo 2020, in piena emergenza Covid19.

“Nelle ultime settimane – spiega Doriano Mangoni, figlio di Flavio – le RSA lombarde sono finite in prima pagina per i numerosi decessi avvenuti soprattutto a causa della pandemia che ha cambiato la nostra vita. Si sono sollevate diverse polemiche in merito, con l’immediato scarico di responsabilità tra enti e istituzioni. In tutto questo, però, poche volte si è ricordato il dramma vissuto da quelle persone, i nostri anziani, che in un momento così difficile hanno visto trascorrere gli ultimi attimi della loro vita completamente in solitudine, abbandonati a sé stessi, senza la possibilità di parlare o semplicemente vedere le loro rispettive famiglie. Anche la nostra famiglia, come purtroppo tante altre, ha dovuto fare i conti con questo tragico evento. Giorni interminabili segnati dalla paura di ricevere la fatidica telefonata, puntualmente e tristemente arrivata lo scorso 27 marzo”.

La malattia di Flavio nata qualche mese prima aveva vinto. “Ma in tutto questo – prosegue Doriano – ci consideriamo fortunati e ci teniamo a sottolinearlo. Come si può essere fortunati di fronte ad una notizia del genere? Sapendo che in quel reparto lavorano persone che affrontano ogni giorno con il sorriso nonostante tutte le difficoltà. Sapendo che in quel reparto ci sono persone che non svolgono il loro lavoro solo perché chiamate a farlo, ma perché la loro è una vocazione, portata sul campo da un’infinita passione. Sapendo che in quel reparto ci sono persone che sono state realmente vicine al nostro caro defunto sino all’ultimo momento della sua battaglia, quasi combattendo insieme a lui. Quando si commettono errori o inadempienze è giusto farlo presente e chiedere giustizia. Allo stesso tempo è doveroso levarsi il cappello e ringraziare dal profondo del cuore quando si è di fronte ad una straordinaria sensibilità e ad una toccante vicinanza che hanno trasmesso conforto in un momento di profonda tristezza. Per questi motivi, ci teniamo a ringraziare con tutto il nostro cuore il reparto A2 di Geriatria della Fondazione Sospiro”.

Flavio ora riposa. E riposa in pace: tutto il possibile per lui è stato fatto, anche da chi lo aveva in cura e a cuore. Da chi lo ha seguito e curato sino all’ultimo, con professionalità, passione e competenza. E con tanta umanità. Ci sono storie che vanno come devono andare e istanti in cui – anche e solo un grazie – possono avere un’infinito valore. Che va oltre la vita, e pure la morte.

Nazzareno Condina

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