Commenta

Quei cremonesi
che finirono nei
gulag sovietici

di Marco Bragazzi

“So bene che da voi (in Italia) la vita è molto difficile e non come qui, ove la vita è più libera per i lavoratori onesti come noi. Il momento qui è interessantissimo soprattutto ora che ebbero le elezioni circa un mese fa in base alla costituzione fissata più di anno fa dal partito che sono le più democratiche e le più giuste che la storia sappia fino ai giorni nostri”.

Siamo a Mosca il 17 gennaio 1938, Lotti Severino, nato a San Bernardino vicino a Crema 32 anni prima, scrive alla sorella in Italia raccontando l’enorme differenza socio-economica tra la Russia di Stalin e l’Italia di Mussolini. Severino scrive frasi euforiche perchè, forte dei suoi 4 anni di residenza nei sobborghi della capitale russa, nel 1938 lavora stabilmente come musicista nel teatro “Molot” della capitale dopo aver passato i primi tempi come artigiano e autista. Oggi la Kommunarka è un’area che, nella prima periferia della capitale russa, dispone di una linea della metropolitana e di un crescente piano urbanistico per cui sta per essere inglobata nell’enorme agglomerato urbano moscovita ma, nel 1938, era una zona periferica tra le più crudeli della Russia. Severino, quel 17 gennaio, non era minimamente consapevole dell’esistenza di quella area come del tragico destino che lo attendeva, un destino legato alle agghiaccianti “purghe staliniane” che imperversarono nella Russia stalinista dal 1936 fino al 1953, segnando un ventennio che ha insanguinato con centinaia di migliaia di morti la storia del paese.

Il 12 febbraio di quell’anno Severino viene prelevato a casa dalla spaventosa e violentissima NKDV, la tremenda polizia segreta russa che Stalin aveva investito di un potere enorme in grado di arrestare e accusare chiunque, infatti sotto la sua azione scompariranno negli anni centinaia tra i più importanti uomini russi. Lotti, suo malgrado, era finito nel massacro delle operazioni politiche volute dal regime, una realtà che raramente lasciava scampo. Il cremonese verrà processato il 2 aprile, i processi del Collegio Militare della Corte Suprema dell’Urss erano tutto tranne che un processo; l’imputato veniva riconosciuto, accusato e condannato in pochi istanti. Molti di loro si vedevano estorte dall’NKDV con estrema violenza precedenti dichiarazioni di colpevolezza per reati mai commessi. Per la maggior parte di loro la sentenza era già scritta, o il plotone d’esecuzione o anni in un lager, gulag o campo di lavoro secondo la dicitura di allora, dove raramente si riusciva a tornare indietro. Lotti verrà accusato di spionaggio per l’Italia ai sensi tremendo articolo 58 del codice penale russo, articolo che prevedeva una sola condanna, la fucilazione. Pochi minuti dopo il processo verrà caricato su un camion con altre 60 persone circa e portato nei boschi della Kommunarka dove, ad attenderli, vi era il plotone d’esecuzione e una anonima fossa comune. Lotti verrà fucilato insieme a Juris Aploks, militare pluridecorato considerato eroe della nazione e della Rivoluzione Russa prima che l’NKDV e Stalin decidessero che si era trasformato in un traditore della patria.

Tra le maglie delle purghe staliniane anche un altro cremonese, Viti Alessandro nato a Sesto Cremonese il 30 marzo 1889. Viti entrerà clandestinamente in Russia nel 1925 fuggendo dall’Italia per essere arrestato ad Odessa nel 1929. Le purghe staliniane non sono ancora iniziate e, dato il suo passato e un codice penale “più leggero”, viene condannato pr spionaggio a 10 anni di carcere in un gulag e confinato a Kiev. Nel 1941 viene liberato e tenta il rientro in Italia tramite l’ambasciata ma, nel giugno 1941, l’Italia entra in guerra sul fronte dell’est Europa al seguito della Operazione Barbarossa iniziata dalla Germania, per Viti questo – di certo – ha rappresentato un problema in quanto l’Italia da quel momento si era trasformata in “nemica della Madre Russia”. Di lui non si avranno più notizie.

© Riproduzione riservata
Commenti