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Truffa sui migranti, silenzio
davanti al gip. L'economo
cremasco lascia la coop

Nella foto, padre Zanotti

Silenzio davanti al giudice per i tre arrestati nell’inchiesta dei carabinieri di Bergamo su una presunta truffa sui soldi per i migranti che coinvolge la Caritas di Bergamo e in particolare la cooperativa Rinnovamento di Antegnate, con sede legale a Romano di Lombardia. I tre finiti ai domiciliari sono il fondatore della cooperativa padre Antonio Zanotti, 73 anni, originario di Spirano, a capo, secondo l’accusa, di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa sulle spese per l’accoglienza dei richiedenti asilo, la presidente della cooperativa Anna Maria Preceruti e l’economo Giovanni Trezzi, 49 anni, di Crema. Quest’ultimo, assistito dall’avvocato Marco Severgnini, ha fatto richiesta, attraverso il suo legale, di revoca dei domiciliari con una pena meno afflittiva. Sia Preceruti che Trezzi hanno rinunciato al loro incarico nella Rinnovamento. Secondo gli inquirenti, i tre avrebbero sistematicamente truccato documenti per incassare più soldi del dovuto dallo Stato, sull’accoglienza.

La cooperativa Rinnovamento gestiva più centri d’accoglienza sul territorio, anche quello di Fontanella, dove a settembre 2017 si era verificato un tentativo di violenza sessuale da parte di un ospite su un’operatrice. L’indagine è poi arrivata fino a Bergamo ed ha coinvolto la Caritas e la cooperativa Ruah. Per i tre arrestati c’è anche il sequestro preventivo ai fini della confisca di 126 mila euro, la somma quantificata finora dei contributi pubblici che avrebbero intascato in maniera illecita. Sono i 35 euro al giorno per immigrato che avrebbero percepito anche quando il profugo di turno lasciava la struttura. Stesso modus operandi sarebbe stato messo in atto anche all’associazione Diakonia, della Caritas di Bergamo, e alla Ruah. Presunto promotore, don Claudio Visconti, 56 anni, ex direttore della Caritas di Bergamo e da settembre del 2018 alla Pastorale italiana di Bruxelles. Secondo l’accusa, avrebbe utilizzato le due realtà per l’acquisizione di erogazioni pubbliche non spettanti, controllato le dinamiche dell’accoglienza migratoria e la successiva gestione, riuscendo a condizionare le istituzioni interessate al fine di ottenere vantaggi illeciti. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, sfruttamento del lavoro, turbativa d’asta, inadempimento di contratti di pubbliche forniture. Tra i coinvolti, solo per abuso d’ufficio, anche tre funzionari pubblici tra Bergamo e Cremona.

Dalle indagini del filone che riguarda la cooperativa Rinnovamento, come scrive il ‘Corriere della Sera’, sono emersi anche i sermoni di padre Zanotti: «Poi Dio mi ha mandato quelli di colore», dice a inizio 2018, mentre, intercettato, ripercorre i momenti meno fortunati della sua opera, quando era stato sul punto di chiudere strutture come quella a Campisico, nel cremasco. Ma poi era successo «il miracolo di Dio».

Per quanto coinvolti nelle presunte truffe ai danni dello Stato e nella rosa degli altri reati ipotizzati (dall’autoriciclaggio allo sfruttamento del lavoro), Preceruti e Trezzi avrebbero ruoli minori rispetto a padre Zanotti, considerato il capo indiscusso di quella che per i carabinieri è un’associazione per delinquere. È lo stesso frate a definirsi imprenditore. In quanto tale sa e vede tutto della sua struttura, spiega a Preceruti quando sembra dettarle le regole, inderogabili se si vuole lavorare con lui. «Devono essere prima cosa obbedienti a me». Secondo: «Non mi devono contestare su niente». E ancora: «Mi devono semplicemente consigliare». Così, parlando del nuovo Consiglio di amministrazione della cooperativa, Trezzi si sfoga a giugno 2018 proprio su Zanotti padre e padrone: «Non sono consiglieri, sono adepti quelli che vuole dentro lui». Nella stessa telefonata pare fare riferimento a una serie irregolarità: «Ne combina peggio di Bertoldo, io non vado in galera per lui». Sostiene che è il religioso a gestire le uscite, ad andare in banca a prelevare, a chiedere continui finanziamenti, a pretendere di sapere tutto quello che si spende, «anche quante mele mangiano i bambini alla comunità di Campisico». Dall’altro lato, riferisce di stipendi anche da 3 mila euro al mese, a suo dire esagerati, ordinati per alcuni dipendenti della cooperativa. Parla inoltre di «spese pazze», come un camper acquistato a 40 mila euro e mai usato, di prelievi da 400 mila euro e, nella stessa conversazione, racconta di un furto a casa di padre Zanotti con un bottino di 17 mila euro in contanti. «Ma lui cosa ci fa con 17 mila euro in casa?», si chiede Trezzi.

 I carabinieri, che ipotizzano il riciclaggio del denaro ottenuto con i migranti, hanno ricostruito che il religioso gestiva attraverso due società con sede in Slovenia quella e altre attività: il negozio di alimentari Il Ghiottone a Barbata, il ristorante Grano e Braci a Soncino, la compravendita di mobili su Internet, una tipografia e l’ospitalità al convento dei frati cappuccini a Sovere.

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